Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

Il mio sito bilingue:
www.antonioricco.eu

mar

16

Buon compleanno, Italia

Inserito da Antonio U. Riccò il 16 marzo 2011

Quando l’Italia unita compiva 100 anni, ero un bambino. Avevo appena imparato a leggere e frequentavo una scuola elementare in un quartiere popolare di Milano. Una vecchia foto mi ha ricordato che in classe eravamo in 32, solo un terzo era nato in città, ancor meno da genitori milanesi o lombardi. La parola extracomunitari non era ancora stata inventata, ma la maggior parte dei miei compagni di classe erano figli di emigranti: venivano dalla Sicilia, dalla Puglia, dalla Calabria. O dal Veneto, perché allora – all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso – anche i Veneti emigravano. Non più verso le Americhe, come i loro nonni e bisnonni, ma verso il triangolo del boom industriale.

album figurineL’Italia centenaria era in festa. La televisione, allora controllata dalla Democrazia Cristiana, mandava in onda sceneggiati risorgimentali, che si seguivano in famiglia oppure, chi ancora non possedeva un televisore, nei bar e nei caffè insieme ai vicini di casa. Ci si appassionava alle vicende dei protagonisti di “Ottocento” e de “La Pisana”, riduzioni televisive a puntate di opere celebri di Salvator Gotta e di Ippolito Nievo. I bambini collezionavano figurine dedicate al centenario e apprendevano quanto era stato lungo e difficile il percorso per unificare il Paese. Non solo Garibaldi e Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele II ci erano ben noti, nelle loro virtù e nei loro difetti: anche di altri protagonisti minori del Risorgimento conoscevamo il nome e le gesta. Molti ci sembravano un esempio, anche se difficile da imitare. Le figurine, gli sceneggiati raccontavano più di quanto la scuola ufficiale sapeva trasmetterci. Veicolavano anche valori, come il coraggio di manifestare le proprie idee e di rivendicare libertà, giustizia e democrazia per sé e per gli altri.

A 50 anni di distanza l’Italia è radicalmente cambiata. Non in meglio, purtroppo. Certo il benessere economico è aumentato, anche se è ora minacciato dalla crisi. Ma l’Italia è un Paese spaccato, diviso. Un Paese in mano a un governo che si regge sullo scambio di favori tra un Partito Azienda e un Partito dell’Egoismo. La Lega di Bossi ha fatto spesso della xenofobia uno strumento di coesione della propria base elettorale e della separazione del Nord dal resto del Paese una bandiera. Parla di federalismo, ma pensa alla secessione. B. ne è ostaggio. Al tempo stesso usa i deputati della Lega Nord, oltre a quelli alle sue dirette dipendenze, per far passare il suo piano piduista di trasformazione dell’Italia in una “moderna” dittatura. E per salvare se stesso dalla galera.

Le TV pubbliche o private non hanno messo in cantiere soap risorgimentali. Le figurine, che i bambini ancora si scambiano, raccontano di calciatori e di attrici. Forse in futuro anche di escort, di bunga bunga e di ville miliardarie. Certo non di eroi risorgimentali, tanto meno di valori costituzionali.

Contrastare questa deriva in una società post-valoriale è un dovere civico, politico e morale.

Se non ora quando? hanno gridato in piazza le donne qualche settimana fa. Con ragione. E ciò vale anche per il Risorgimento e per i suoi valori più nobili, l’unità del Paese e quei principi di libertà e di democrazia che, dopo il ventennio fascista, hanno trovato espressione nella Costituzione repubblicana. Valori, principi e istituzioni che vanno difesi da tutti i cittadini, come ha ricordato il Presidente della Corte Costituzionale, de Siervo. Una difesa che è anche il modo migliore per augurare buon compleanno all’Italia.

ott

31

Medaglia d’Oro

Inserito da Antonio U. Riccò il 31 ottobre 2010

Se ci fosse una Medaglia d’Oro dell’Ipocrisia non avrei dubbi su chi la meriterebbe. Non li avevo prima di sentire le ultime frasi di B. e tanto meno dopo. Investito dall’ennesimo scandalo a base di minorenni coinvolte in festini  a sfondo erotico, al premier  è stata chiesta ragione dei suoi comportamenti  da parte di giornalisti che lui considera “comunisti” e che a me sembrano invece dei professionisti che non si fanno intimorire dal potere.

Lasciamo perdere, per decenza, gli aspetti erotico-goderecci della storia della diciassettenne marocchina Ruby e delle feste a casa di B. Concentriamoci invece su un altro aspetto, forse ancor più rilevante. Secondo importanti quotidiani (Repubblica, Corriere, La Stampa) il premier sarebbe intervenuto, direttamente o indirettamente, sulla questura di Milano per far rilasciare con urgenza Ruby, fermata per accertamenti a causa di un presunto furto. In quell’occasione la ragazza sarebbe stata definita “nipote del presidente egiziano Mubarak”, forse per giustificare l’interesse pubblico a così alti livelli per un’interferenza altrimenti inaccettabile.

Come si è giustificato B.? Ecco la risposta da lui fornita in varie interviste:

“Ho semplicemente segnalato che c’era una persona che si proponeva per l’affidamento. Ci aveva fatto a tutti molta pena perché ci aveva raccontato una storia drammatica, cui tutti avevamo dato credito… Sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno d’aiuto. ”

Ora dunque sappiamo che un minore straniero non accompagnato, che si trovi in difficoltà in Italia, basta telefoni a Palazzo Chigi e chieda l’aiuto di B., magari appellandolo Papi, come sembra che a lui piaccia essere chiamato. Peccato che la bontà di B. non sia stata nota ai più e in particolare al Ministro degli Interni Maroni. Se avesse saputo  che la direttiva del capo del governo era di aiutare ed accogliere i tanti minorenni senza famiglia che arrivano in Italia rischiando la loro vita, Maroni si sarebbe adeguato. Non avrebbe più detto che bisogna essere “cattivi” con i profughi e avrebbe cambiato politica.

Non ci sarebbero stati più minorenni arrestati, portati illegalmente nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione), come i due marocchini Mahdi e Yosief finiti nel 2009 nel Centro di via Brunelleschi a Torino. Nessun minorenne sarebbe stato rispedito in Libia, nelle mani del dittatore Gheddafi, come hanno denunciato concordemente le agenzie di stampa.

Se le parole del presidente del Consiglio avessero davvero un senso, un significato, non ci sarebbero stati tanti giovani profughi morti tra le onde del Mediterraneo, nessuno sarebbe finito asfissiato in un container o schiacciato dalle ruote di un tir. Come Kahled, il 15enne afgano morto a Bertinoro (FO), cui ho dedicato un racconto e da alcuni giorni uno spettacolo teatrale. O Zaher – il poeta di 13 anni morto a Mestre. O ancora il 14enne Amir, la cui vita è finita sotto le ruote di un camion nel giugno 2009 ad Ancona.

Ma purtroppo le parole del Presidente non hanno alcun valore pratico o morale.

ott

24

Pochi giorni ancora

Inserito da Antonio U. Riccò il 24 ottobre 2010

Mercoledì sera, alle 19.00, nel Theatermuseum di Hannover, Khaled Araba Kail risorgerà.

Khaled era il ragazzo afgano che nel gennaio del 2008 si era infilato sotto un tir spagnolo proveniente da Patrasso. Sotto il tir, sdraiato sull’amaca che lui stesso aveva improvvisato per sfuggire ai controlli doganali, Kahled aveva cercato il futuro e aveva invece incontrato la morte. Ve ne ho parlato più volte, in questo blog, della sua triste fine avvenuta a soli 15 anni, del suo corpo trovato gra zie ad una striscia di sangue lasciata sull’asfalto nella zona industriale di Bertinoro (FO). Khaled, come Zaher morto tredicenne a Venezia con le sue poesie nello zainetto o come Amir, schiacciato dalle ruote di un camion ad Ancona, scappava dalla guerra e cercava fortuna in Occidente.

Ho iniziato a scrivere grazie a lui. Per il bisogno di raccontare ad altri quello che io avevo appreso dai giornali. “La Missione di Tariq”, il racconto che gli ho dedicato, è stato il mio primo testo narrativo, ora pubblicato anche in lingua tedesca da alpha beta con la bella traduzione di Francesca De Iuliis ed il titolo “Tariqs Auftrag”.  I miei due romanzi, “Biscotti al cardamomo” e “C’era in Germania un Girasole” sono stati la logica evoluzione di un interesse nuovo al centro della mia vita. Ma alla storia di Khaled/Tariq sono particolarmente affezionato.

Una storia che ora verrà fatta conoscere qui in Germania grazie alla messa in scena curata da Nina de la Chevallerie e da Luise Rist, che con il loro boat people projekt si sono proposte di raccontare storie di profughi. Ancora due giorni di prove, poi il silenzio avvolgerà la sala del Theatermuseum. E Khaled rivivrà grazie a Sabur – che ha scelto il nome d’arte di Elijah – anche lui giovane profugo proveniente da Kabul.

Ieri sera ero con lui, a ripassare il testo per l’ennesima volta, e pensavo che anche a Khaled sarebbe piaciuto il suo interprete.

ago

28

Che vergogna!

Inserito da Antonio U. Riccò il 28 agosto 2010

Scrive la Repubblica che a Civitanova Marche un giovane immigrato originario del Bangladesh è stato fatto oggetto d’insulti da un gruppetto d’italiani, che avrebbero anche preso a calci la sdraio su cui l’uomo si era seduto. Normale, ormai, in Italia. Ma la notizia non sarebbe finita sui giornali se questo gesto incivile non fosse stato compiuto, come testimonia il cronista presente al fatto, da quelli che lui definisce “bambini che stavano trascorrendo una giornata in spiaggia”.

“L’immigrato, che lavora come ambulante sulle spiagge marchigiane delle vacanze, al termine del consueto giro tra gli ombrelloni si era fermato a riposare su una sdraio dello stabilimento Golden Beach. Cinque bambini lo hanno circondato intimandogli di allontanarsi a suon di insulti e calci contro la sdraio sulla quale era seduto. “Alzati da qua, vattene, questa è proprietà privata!”, hanno detto i ragazzini al giovane immigrato. Poi gli insulti a sfondo razzista: “Amigo vattene, vai a vendere fuori da qua. Questa roba l’hai rubata”. Poiché l’immigrato non rispondeva agli insulti, uno dei cinque gli ha sferrato dei calci dietro la sdraio colpendolo alla schiena.

Il tutto si è svolto sotto gli occhi di un gruppo di adulti, molto probabilmente i genitori, seduti a poca distanza sotto l’ombrellone. Non solo non sono intervenuti per fermare i bulletti, ma si sono messi a ridere del loro comportamento. Altri bagnanti non si sono accorti di quanto stava accadendo, o hanno preferito ignorare. Alla fine, l’ambulante si è alzato dalla sdraio e, in un italiano stentato, ha detto “siete stati molto cattivi”. E si è allontanato, rifiutando di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.”

Ci si può meravigliare? Non credo, perché questa purtroppo è la cultura dominante in Italia, orientata dalle parole d’ordine dettate dalla Lega e veicolata dalla televisione pubblica e privata.

Basta guardare un telegiornale a caso, come ho fatto ieri sera guardando il TG1. Le tre notizie d’apertura: il rogo in un campo nomadi a Roma, lo sfiguramento di una ragazza marocchina da parte di un connazionale e l’uccisione di un italiano da parte di un camionista di provenienza rumena. Un caso? No, è la strategia mediatica con cui Minzolini – il direttore più amato da Berlusconi (dopo Fede, naturalmente!) – prepara la campagna elettorale. In questo contesto diventano persino “normali” gli atti di piccolo razzismo quotidiano, Tanto normali che anche bambini di 10 anni si sentono autorizzati a compierli tra le risate degli adulti.

ago

21

Tariqs Auftrag

Inserito da Antonio U. Riccò il 21 agosto 2010

Da novembre dello scorso anno ci stavo pensando. Era solo un’idea, all’inizio. Un’idea proposta a Nina de la Chevallerie e a Luise Rist, regista teatrale la prima, drammaturga la seconda, che da qualche anno hanno avviato il boat people projekt, con lo scopo di raccontare storie di profughi. Anche a loro l’ipotesi di mettere in scena, in teatro e rivolgendosi ai giovani la storia del povero Tariq – che in realtà si chiamava Kaled Araba Kail, stando ai documenti che aveva con sé quando è stato trovato – era piaciuta. Ma sembrava a tutti noi difficile da realizzare in questi tempi di crisi. Servivano dei finanziamenti, un importo che, man mano che il preventivo si faceva più realistico e dettagliato, tendeva a lievitare. Così in gennaio mi sono trasformato in questuante: mi sono documentato sui meccanismi che regolano la concessione dei contributi ai gruppi teatrali, sulle fondazioni e i loro scopi, sulla rete di uffici pubblici che si occupano di teatro. E ho iniziato una serie infinita di colloqui con persone che, forse, potevano aiutarci.

Devo confessarvi che è all’inizio tutto sembrava facile. Ogni interlocutore era visibilmente interessato al progetto, disponibile, prodigo di consigli. Anche i rappresentanti delle fondazioni o degli uffici pubblici ai quali chiedevamo danaro sembravano disponibili ad aiutarci, pur riservando una decisione al momento opportuno. In febbraio abbiamo presentato ufficialmente le domande di finanziamento insieme alla documentazione sul progetto E abbiamo aspettato le risposte.

Non siamo però rimasti con le mani in mano. Abbiamo trovato una rete di partner che potevano collaborare al progetto: l’associazione teatro regio e.V. ha subito dato la sua disponibilità a fungere da gestore amministrativo del progetto, il “Klecks Theater Hannover“, un’istituzione culturale di prestigio ad Hannover nel campo del teatro per bambini e adolescenti, ci ha concretamente aiutato a realizzarlo. Anche altri ci hanno dato la loro disponibilità a collaborare: il “Flüchtlingsrat Niedersachsen“, una confederazione di associazioni politiche, sociali e religiose unite dall’impegno nei confronti dei profughi; l’Associazione onlus “Janusz Korczak Humanitäre Flüchtlingshilfe e.V.” dedita all’aiuto dei minori non accompagnati e, infine, la Laft, associazione di liberi teatri, e Bildung trifft Entwicklung, che si occupa di formazione.

Abbiamo trovato anche gli attori necessari: innanzitutto, Franziska Aeschlimann, svizzera di origine, da molti anni in Germania. Franziska ha recitato nei teatri di Salisburgo, Gera, Basel, Bern, Hildesheim e infine, dal 1999, a Göttingen. È una professionista esperta, seria e competente. Per la parte di Tariq, il protagonista, puntavamo su un profugo afgano, anche se ci sembrava difficile riuscire a trovarlo con le caratteristiche necessarie. Invece in poche settimane abbiamo rintracciato Elijah (questo è il suo nome d’arte). Elijah ha 23 anni e si trova da nove anni in Germania. È nato e cresciuto a Kabul. Fuggito da quella città insieme alla sua famiglia è arrivato dopo un lungo viaggio fino in Germania, dove vive uno zio. Ricorda bene la paura di vivere in una città in guerra, i disagi e le incertezze dell’esodo. Ed è sia linguisticamente che come presenza in scena l’interprete ideale per il personaggio di Tariq.

Francesca de Iuliis, italiana di Lucera (Foggia) cresciuta in Germania, ha poi tradotto il racconto in un ottimo tedesco. Ho approfittato di questo lavoro per rivedere il testo in qualche parte, soprattutto nei monologhi interiori del giovane profugo. La versione tedesca del testo verrà pubblicata dalle Edizioni alpha beta Verlag di Merano, che ha messo i propri diritti a disposizione e ci sostiene attivamente con la stampa dei materiali. Il racconto sarà abbinato a un articolo scritto da Hans-Georg Hofmeister e da Edda Rommel, che nel Flüchtlingsrat Niedersachsen si occupano dei minori non accompagnati. Il loro contributo documenterà la situazione dei profughi afgani in Germania e in particolare in questo Land.

In aprile e in maggio abbiamo ricevuto alcune buone notizie da parte dei potenziali finanziatori, ma anche alcune “docce fredde”. Finanziamenti che sembravano certi, si sono volatilizzati. Le motivazioni erano varie, mai veniva criticato il progetto in sé. Tuttavia la mancanza di questi contributi avrebbe determinato la fine del progetto. Ma non ci siamo abbattuti: abbiamo cercato nuove fonti, provato e riprovato… e abbiamo avuto successo. Tariqs auftrag verrà messo in scena grazie al contributo congiunto di questi enti, associazioni e istituzioni:

- la Niedersächsische Lotto-Sport-Stiftung, una fondazione che amministra per scopi sociali, culturali e sportivi una parte dei proventi delle lotterie
- la Klosterkammer Hannover, la fondazione che amministra il patrimonio immobiliare della chiesa evangelica locale e che utilizza parte dei guadagni per scopi sociali e culturali
- l’Amministrazione comunale di Hannover, che tramite il Kulturbüro e il Fachbereich Bildung und Qualifizierug ci sostiene in vari modi
- l’Istituto Italiano di Cultura di Wolfsburg, il cui giovane direttore – Stefano Jorio – è stato tra i primi a dichiararci il suo appoggio
- la Dr. Buhmann Stiftung, nata per iniziativa del fondatore di una scuola privata allo scopo di migliorare la comprensione tra il mondo islamico e quello cristiano
- la casa editrice sudtirolese alpha beta, che ha pubblicato il testo originale (La Missione di Tariq) in Biscotti al cardamomo
- la Haus der Kulturen di Göttingen.

Ora stiamo attivamente lavorando alla preparazione dello spettacolo. Il 27 ottobre 2010, in una piccola sala del più prestigioso teatro di Hannover si terrà la prima. Seguiranno le repliche in vari luoghi ad Hannover e a a Göttingen. Poi, si vedrà… Se comunque volete saperne di più, potete seguire l’evoluzione del progetto nel sito www.antonioricco.eu.

ago

07

Gates, Buffet e Berlusconi

Inserito da Antonio U. Riccò il 07 agosto 2010

Caro Presidente Berlusconi,

sono certo che il Sottosegretario Bonaiuti Le avrà certamente riferito dell’ultima americanata, la bizzarra idea di un gruppo di miliardari buontemponi che hanno deciso di restituire alla società, in forma di beneficenza, la metà o oltre delle fortune da loro accumulate. Immagino vi siate fatti due risate, parlando di Bill Gates, Georges Soros, Michael Bloomberg e degli altri 37 plurimiliardari. Se così fosse questa lettera sarebbe destinata a non avere effetti. Ma Le scrivo egualmente, dato che la speranza è l’ultima a morire (mi scusi, so che lei, aspirante alla vita eterna su questa Terra, non ama il verbo morire e si tocca i cosiddetti appena lo sente pronunciare).

L’idea dei Suoi colleghi americani poi tanto strampalata non è, a guardar bene. Innanzi tutto, così facendo in futuro pagheranno meno tasse. Già questo dovrebbe essere un buon argomento per uno come Lei, che ha sempre avuto un ruvido rapporto col fisco. In secondo luogo è bastato l’annuncio per gettare una luce angelica su nababbi che dopo la crisi finanziaria non erano certo amati. E chi se non lei aspira ad essere considerato un angelo, parla spesso d’amore che vince l’odio e si presenta con l’aureola in tv?

Rifletta: immagini quale improvviso successo mediatico potrebbe avere una decisione analoga da parte Sua. Alle prossime elezioni ci sarebbero certamente parecchi elettori disposti a votarla solo per questo. E coi tempi che corrono ogni voto, lo sa, sarebbe utile.

Scusi se torno a evocare ciò che a Lei, Unto dal Signore, mai accadrà. Ma anche Gates e compagni si sono dati tempo. Alcuni verseranno subito larga parte di ciò che possiedono per cause sociali, altri lo faranno post mortem, lasciando gli eredi a mangiarsi il fegato. Scelga la soluzione che più Le aggrada, caro Presidente, ma la scelga!

Certo, il Suo patrimonio stando a Forbes dovrebbe aggirarsi “solo” sui nove miliardi di dollari. Un decimo di quello della famiglia Walton (magazzini Wal Mart), meno di un quinto del finanziere Soros o dell’ex boss di Microsoft. Una miseria, si potrebbe dire. Ma la Sua ricchezza è cinque o sei volte maggiore di quella accumulata da altri generosi americani che hanno seguito l’esempio di Gates. Dunque, Lei ha tutti i titoli per fare un gesto che certo non sarebbe identico a quello di chi moltiplicò pani e pesci, ma che agli occhi di molti la farebbe apparire come un benefattore. In fondo, se rinunciasse, diciamo, a due terzi del Suo patrinonio Le resterebbero comunque tre miliardi di dollari. Potrà continuare a vivacchiare in Sardegna, Le resterà abbastanza per festeggiare con le amiche e per invitare Putin.

Vada da Bruno Vespa e sottoscriva un atto notarile davanti alle telecamere. Regali i Suoi soldini – prima di doverli dividere con Veronica o di sperperali in escort – che so… ai cassintegrati, ai pensionati della fascia più bassa, alle madri sole, ai profughi (non lo dica a Maroni, però) o a chi merita d’essere aiutato.

Non ascolti gli avvocati del Suo entourage, che suppongo potrebbero avere idee balzane in proposito. Ci sarà certo qualcuno pronto a suggerirle d’istituire un fondo di solidarietà con gli ex ministri della difesa incarcerati, o una fondazione benefica a favore degli orfanelli di Licio Gelli, o ancora un lascito destinato alla famiglia del suo ex stalliere. Non dia loro retta, per cortesia. Una sola volta nella Sua vita prenda una decisione a favore degli altri e vedrà che nessuno più parlerà di conflitto d’interessi.

Suo
Antonio Umberto Riccò

lug

20

Un discorso per B.ni

Inserito da Antonio U. Riccò il 20 luglio 2010

Vi segnalo l’articolo che ho pubblicato ieri sul sito domani.arcoiris.tv diretto da Maurizio Chierici. Buon divertimento (si fa per dire…)!

Lo ammetto: l’annuncio del nostro Presidente del Consiglio di voler saltare le vacanze per occuparsi del suo partito mi ha riempito di tristezza. Ma come? Uno come lui, che già lavora 25 ore al giorno e 13 mesi su 12, che non risparmia energie, battute e barzellette per il nostro bene, deve anche rinunciare al meritato riposo per occuparsi di Fini, Bocchino e Granata? Deve essere costretto a crogiolarsi nell’afa romana per colpa di quattro pensionati sfigati e di un branco di magistrati assatanati?

Così, spinto da una solidarietà tardiva quanto sincera, ho riflettuto sul contributo che avrei potuto fornirgli. Bisognava fare qualcosa, cercare d’alleviare almeno le sue pene più gravi. Un’idea adatta al calibro dell’uomo, però, proprio non mi veniva. Solo quando l’oracolo di Cassano Magnano ha parlato, tutto mi è diventato chiaro. Bossi, con la sua consueta saggezza, ci ha illuminati spiegando che «Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra.»

Ho avuto un’apparizione. Ovviamente inaspettata. Davanti a me ho visto un Berlusconi vestito da corazziere calare la celata, alzare la spada al cielo ed entrare alla Camera a rimettere ordine. Come un redivivo Alberto di Giussano, dirà qualcuno. A me, in verità, ricordava Renato Rascel in una delle sue macchiette più divertenti.

Gli servirà un discorso, mi son detto. Ecco il regalo perfetto per il Gran Lavoratore! Per farla breve: ho scritto per lui questo virile discorso e ve lo anticipo volentieri.

«Signori!

Il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi forse non potrà essere, a rigor di termini, classificato come un discorso parlamentare. (…more…)

Da: http://domani.arcoiris.tv/?p=7895

giu

21

Corsi e ricorsi

Inserito da Antonio U. Riccò il 21 giugno 2010

Il telegiornale regionale del Lazio ha realizzato nei giorni scorsi un servizio sugli afgani accampati a Roma, nelle vicinanze della stazione Ostiense. Sembrava identico ad altri, realizzati negli ultimi cinque anni in quella zona: le stesse condizioni di precarietà dei profughi, generalmente giovani, in baracche di cartone e tende improvvisate; gli stessi volti spauriti e preoccupati.

Nulla è cambiato. Nonostante l’avvicendarsi delle amministrazioni comunali. Probabilmente non cambieranno nemmeno le promesse dei politici nazionali e comunali. Ci ripeteranno che si sta cercando una soluzione e che, quanto prima, questa penosa situazione avrà fine. Esattamente come hanno dichiarato ai media uno, tre o cinque anni fa.

Per un approfondimento: V. il sito http://clandestino.carta.org.

mar

26

Alidad su La 7

Inserito da Antonio U. Riccò il 26 marzo 2010

Il link al video si trova a questo indirizzo: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=prossimafermata&video=37573

feb

08

Storie afgane

Inserito da Sandra Venturini il 08 febbraio 2010

“La cosa che mi spaventava di più era la paura di essere ucciso o derubato, quando sono tornato a Milano, quasi quasi volevo andare in chiesa ad accendere due candele, perché sono tornato vivo. Non sono cattolico, ma era per l’emozione, ero contentissimo, non ero contento di essere andato nel mio paese, ero contento di essere tornato in Italia. Ho incontrato persone che sparavano, proprio che sparavano!”

Da “Mi brucia il cuore! Viaggio di un Hazara in Afganistan, e ritorno” di Hussain Nazari.
Nato a Kabul nel 1990, in Italia dal 2006, Hussain nel 2008 è andato in Afganistan a cercare sua madre.

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L’Afghanistan nel 2009 e’ al penultimo posto al mondo nell’indice di sviluppo umano, che vuol dire qualità della vita. Eppoi ci sono la guerra, le bombe, le mine e i talebani. Per questo scappano. Per questo arrivano qui e spesso hanno alle spalle storie di sofferenze troppo grandi per ragazzi tanto giovani.

Soli al mondo

Anche lui si chiama Hussain, ha 19 anni e ha perso suo padre quando ne aveva 12. E’ poi fuggito con sua madre in Iran, lì lavoravano in un allevamento di polli, li ammazzavano di notte. Durante il viaggio per raggiungere l’Italia due anni fa, ha perso il numero telefonico di contatto con sua madre, che in Iran essendo clandestina deve spostarsi sempre, ritrovarla non é stato più possibile ….

Di lui vi avevo raccontato che un carrozziere a Roma lo aveva preso a lavorare, al nero però, un giorno si è fatto un taglio a una mano, allora l’han mandato via. Per fortuna gli han dato i soldi di un mese di lavoro da apprendista. Dopo un bel po’ di delusione, ora ha iniziato un corso di aiuto cuoco. C’è voluta perfino un’apposita divisa, con tanto di cappello e scarpe bianche.

Un po’ di fortuna!

Anche Khaled, 19 anni, ha perso i contatti con qualsiasi familiare … Eppure ora gli é capitata una bella fortuna: ha trovato una bravissima zia italiana che lo aiuta con lavoro e tabelline, sì perché Khaled deve fare gli esami di Terza Media e gli servono ripetizioni ….

E un’altra zia l’ha trovata Alì, una generosa scrittrice italiana che nonostante i propri impegni fa ripetizione di italiano e geografia a lui e a Khaled, sempre in vista della licenza media. E si preoccupa di promuovere Alì nel suo quartiere affinché trovi lavoro ….

Yunis, 23 anni, anche lui solo al mondo ma ora fidanzato in Finlandia, e’ venuto in Italia per ottenere il nulla osta al matrimonio. Se sei rifugiato non puoi avere i certificati dall’anagrafe o dall’ambasciata, servono altri documenti. Gli ho detto che poteva stare da me quando veniva a Roma, l’ho incoraggiato quando doveva andare in qualche ufficio e credeva che a lui non avrebbero dato retta. E’ andato tutto bene, e’ ripartito col nulla osta e tutti i timbri che servivano!

Molti non sanno

Che ci sono ragazzi afghani che a Roma vivono all’addiaccio, che li ho trovati a dormire con delle tendine leggere, senza riparo e in mezzo alle pozzanghere, che in confronto una situazione come a Rosarno era di lusso … Non so cosa si possa fare per loro di questi tempi, ma almeno non considerarlo normale …

gen

25

A scuola (2)

Inserito da Antonio U. Riccò il 25 gennaio 2010

Luca da Vicenza, un ragazzo di terza media, dopo aver ascoltato la lettura del racconto La Missione di Tariq, mi ha scritto:

“Mi ha colpito il fatto che delle persone normali debbano pagare un prezzo molto alto per ricominciare ad avere una vita… Sinceramente è davvero ingiusto perché questi ragazzi possono addirittura morire durante il viaggio verso la libertà. Sentire le sue parole mi ha fatto capire quanto è difficile per alcune persone avere una vita normale e mi ha provocato dentro tristezza e incredulità. Spero tanto che ogni giorno che passa questi ragazzi possano avere una vita come la mia…”

Chiara, invece, scrive:

“Ho imparato che al mondo esistono altri problemi oltre a quelli economici. Mi ha fatto molto riflettere su quei ragazzi che stanno lontani dalle loro famiglie, dalle loro case, dalla loro terra e tutto, magari, solo per riuscire a tornare a casa con solo cinque euro, cha da noi equivalgono a una miseria mentre da loro equivalgono a un pasto sicuro. Ma esistono anche ragazzi che partono e hanno già in mente che non torneranno più. E magari non riescono neanche ad arrivare alla loro meta sani e salvi, o muoiono durante il tragitto o vengono scoperti e rimandati indietro o addirittura quando vengono scoperti vengono picchiati e uccisi.”

Marco, di seconda media, si ritiene fortunato:

“…mi sono reso conto che sono un ragazzo fortunato perché ho la possibilità di andare a scuola e divertirmi, invece ci sono ragazzi che sono costretti ad andare a lavorare tutto il giorno dalla mattina sino a sera tardi. Inoltre ho imparato che non devo mai sprecare un’occasione anche se non è importante…”

gen

23

A scuola (1)

Inserito da Antonio U. Riccò il 23 gennaio 2010

Possono, dei ragazzi di 13-15 anni, capire cose che gli adulti stentano a comprendere? Sì, possono, è la risposta che mi do dopo aver letto le lettere che una classe di alunni vicentini mi ha spedito nei giorni scorsi.

Erano attenti, attentissimi nell’aula magna della loro scuola il giorno in cui ho presentato loro La Missione di Tariq in una versione leggermente adattata, accompagnata dalla proiezione di fotografie e con l’aiuto di alcuni loro coetanei, che si sono prestati a fare da lettori. La loro commozione e partecipazione era percepibile in quel momento. Ora, a distanza di un paio di mesi, ho letto i loro pensieri e vorrei offrirveli, almeno in parte, iniziando da oggi.

Filippo mi scrive:

“…Per alcuni aspetti il viaggio del protagonista è così avventuroso che sembra un racconto inventato e non una storia vera. Sembra quasi impossibile che un uomo possa sopportare tante difficoltà per scappare dal suo paese in guerra e poi morire in maniera così tragica e triste quando ormai era così vicino alla sua libertà….”

Ambra, che sembra essere stata molto impressionata dal racconto, mi invita ad andare avanti:

“…lei ha fatto bene a scrivere un libro su questo argomento, così molta gente si accorgerà della realtà e smetterà di pensare che queste persone sono una zavorra per il nostro paese e si renderanno conto che la vita è una sola ed è meglio viverla bene. Forse riusciranno a pensare che magari il prossimo ragazzo che arriverà in Italia potrà essere il miglior amico di suo figlio o suo genero.”

Anche Stefano sembra colpito:

“…il suo libro mi ha fatto riflettere molto, infatti non pensavo che gli extracomunitari avessero una vita così difficile, pensavo che risparmiando un po’ quasi tutti potessero entrare in Italia legalmente. Il suo libro fa risaltare il contrario e la realtà … anche se serio e drammatico mi è piaciuto, sia perché mi ha formato sia perché mi ha fatto riflettere e perché per una volta mi sono fermato a pensare come vive un extracomunitario…”

Infine, per oggi, i pensieri profondi di Anna:

“Dopo la visita nella nostra scuola mi sono ritrovata spesso a riflettere sulla fortuna che abbiamo ad essere nati qui in Italia dove la qualità della vita è sicuramente migliore di quella che attualmente si ha in altri posti del mondo dove i ragazzi come noi, della nostra stessa età, per raggiungere obiettivi che noi diamo per scontati, sacrificano le poche cose che hanno dando, a volte, anche la vita.
Il lungo viaggio di Tariq è stato sicuramente difficile e faticoso, tanto che noi non riusciamo nemmeno a immaginare, ed era qualcosa in cui lui credeva e per cui si è impegnato con tutte le sue forze. Anche se proviamo a identificarci, non ci riusciamo perché la maggior parte di noi ha ottenuto tutto fin dall’inizio, senza dover lottare per poi riuscire a vincere… Qualche volta anche se ci s’impegna al massimo non si riesce a raggiungere lo scopo, ma questo è il rischio che si corre quando ci si impegna oppure non si perde niente però non si ottiene niente senza provarci.
Il viaggio di Tariq racconta ciò che noi spesso cerchiamo di dimenticare ed è ciò che inevitabilmente succede ogni giorno più e più volte. Se solo potessimo trovarci nella sua situazione, anche per un giorno, potremmo apprezzare molto di più quello chge abbiamo sempre avuto senza nessuno sforzo…”

gen

22

Oggi, due anni fa, moriva Kahled

Inserito da Antonio U. Riccò il 22 gennaio 2010

Più o meno all’ora in cui sto scrivendo, esattamente due anni fa, moriva Kahled.

Non al termine di una lunga vita e nel suo letto, ma sotto un tir spagnolo nel tragitto fra il porto d’Ancona e la zona industriale di Panighina di Bertinoro (FO) e a soli 15 anni. Ricordarlo oggi mi sembra il minimo che si possa fare per lui e per gli altri come lui: per Zaher, il 13enne poeta, schiacciato dalle ruote di un tir a Mestre (VE) meno di un anno dopo, e per Amir, morto in circostanze simili ad Ancona il 23 giugno 2009.

Negli ultimi due anni ho cercato di raccontare la loro storia in vari modi: scrivendo un romanzo (Biscotti al cardamomo) e un racconto (La Missione di Tariq) che parlano di loro, dei giovani afgani in viaggio per mesi, spesso per anni, in cerca di una fortuna che si fa trovare raramente. L’ho fatto leggendo in pubblico i miei testi, cercando di dare voce alla loro disperazione. Da ultimo ho proposto il testo agli alunni di alcune scuole. Le loro reazioni sono state per me molto importanti, perché mi hanno segnalato che anche la morte assurda di Kahled, di Zaher e di Amir può avere un senso, se dalle loro storie nasce una riflessione per le nuove generazioni.

Da domani vi proporrò alcune lettere che mi sono pervenute da ragazze e ragazzi di una scuola di Vicenza a cui, un paio di mesi fa, avevo proposto “La Missione di Tariq“. Sono certo che anche voi avvertirete la grande commozione che emerge dalle parole dei ragazzi. La storia sembra averli toccati profondamente e esattamente questo era il mio obiettivo.

Quella storia sembra ora possa trasformarsi in una rappresentazione teatrale, da proporre, oltre che in teatro, in varie scuole del Land in cui vivo, la Bassa Sassonia. Due esperte registe tatrali – Nina de la Chevallerie e Luise Rist di Göttingen (v. boatpeopleprojekt.de) hanno iniziato a lavorare, insieme a me, per mandare in scena Tariqs Auftrag, questo sarà il probabile titolo del pezzo, verso fine anno. Gli incontri che abbiamo avuto sino ad ora con i rappresentanti di varie istituzioni culturali e sociali ci hanno rafforzato nell’impegnarci a fondo per la riuscita del progetto, cui collaborerà anche la casa editrice alpha beta di Merano, che ha pubblicato il testo da cui è tratta la rappresentazione.

Lo facciamo con lo scopo di aiutare i giovani a riflettere sulla situazione dei profughi e a prendere posizione, nella loro vita futura, contro ogni discriminazione e manifestazione xenofoba nei loro confronti. Ma lo facciamo anche perché Kahled, Zaher, Amir e gli altri non vengano dimenticati, dopo le poche righe di cronaca che sono state dedicate sui giornali alla loro terribile morte.

gen

09

Vergogna giornalistica

Inserito da Antonio U. Riccò il 09 gennaio 2010

Ma chi lo dice che la moderna manipolazione mediatica dell’informazione deve essere sottile, quasi impercettibile, nascosta? Perché scomodare i messaggi subliminari o ad altre raffinatezze quando i metodi grezzi di un tempo hanno comunque successo? Ce lo dimostra tutte le sere il TG1, che in questi giorni sta dando un corposo contributo alla campagna elettorale ormai aperta.

Il TG1, una volta, era il telegiornale principale della RAI. Forse sembrava a volte un po’ noioso. E tuttavia i servizi che presentava erano tesi ad accreditare di l’immagine di un TG ingessato, ma che almeno si sforzava un pochino d’essere equilibrato: oggi, diretto da Augusto Minzolini, è diventato lo strumento principe della propaganda del governo, in gara con il TG4 di Emilio Fede (che essendosi da tempo dichiarato il fan più convinto di Silvio almeno non si può accusare d’ipocrisia). Non serve ascoltare i commenti che il direttore in persona di tanto in tanto ci propina: basta guardare il TG1, anche solo di tanto in tanto, per capire che il ruolo di cavallo di Troia (di Mediaset) nella televisione pubblica viene svolto senza alcuna vergogna e in modo esplicito. Spudorato, direi.

Venerdì sera, alle 20.00, ha offerto una panoramica dei fatti del giorno che sembrava – per scelta dei temi, delle immagini e dei testi – scritta in via Bellerio, cioè nella sede nazionale della Lega Nord. Questa era la scaletta dei primi 20 minuti di trasmissione:

- Titoli d’apertura (in evidenza: gli scontri tra la popolazione di Rosarno (Calabria) e gli immigrati)
- La battaglia di Rosarno, con un’inviata che intervistava i protagonisti dei disordini, e la riproposizione di un servizio d’archivio sulla “Città di cartone”, un fatiscente capannone industriale in cui vivono centinaia di immigrati africani sfruttati nelle aziende locali – quasi 6 minuti di servizio.
- Immigrazione e politica con le citazioni di alcuni esponenti politici (2 minuti), secondo il metodo sandwich (pane, salame, pane): largo spazio al Ministro degli Interni Maroni, che spiega come sia stata l’eccessiva tolleranza verso gli immigrati a provocare i disordini, qualche frasetta concessa in fretta all’opposizione (Bersani riesce almeno a dire che la legge che attualmente regola l’immigrazione prende il nome dai due politici che l’hanno concepita: Bossi e Fini) e per finire una carrellata di esponenti del centrodestra.
- Un minuto e mezzo viene dedicato al tema – proposto dal Ministro Gelmini e certamente importante – della riduzione del numero degli alunni stranieri per classe.
- Intervista al capogruppo della Lega Nord alla Camera e candidato alla presidenza della Regione Piemonte, Roberto Cota, utilizzata per riprendere il tema dell’immigrazione clandestina (2 minuti e 20 secondi)
- Piccola finestra “informativa” sulle elezioni regionali e soprattutto sull’economia italiana, che secondo il TG1 va a gonfie vele, meglio della media europea (2 minuti e 35)
- Condanna in Tribunale di quattro rumeni accusati di stupro e di rapina (1 min. e 35 sec.)
- Arresto di uno stupratore seriale – un africano – a Milano (1 min e 20 sec.)
- Attentato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria da parte della criminalità organizzata (1 min. e 25 sec.)
- Tentativo di attentato di Al Qaida sul volo tra l’Olanda e gli Stati Uniti (1 min. e 35 sec).

Di questo passo, tra un giorno e l’altro, sarà l’inno a Berlusconi ad aprire e chiudere il TG1…

dic

31

Annus horribilis

Inserito da Antonio U. Riccò il 31 dicembre 2009

Dal sito asminet.org, l’infaticabile Marzia Coronati ci offre una nuova trasmissione tutta da ascoltare e un commento che mi sento di sotttoscrivere pienamente:

Annus horribilis in decade malefica. Questo è il titolo dell’editoriale con cui Melting Pot, uno dei più visitati portali internet per i migranti in Italia, conclude il 2009. “Un anno orribile in un decennio altrettanto malefico in cui è stata disegnata la forma di governo dei fenomeni migratori nel nostro paese”. Il 2009 è stato l’anno dell’approvazione del pacchetto sicurezza, del reato di ingresso e soggiorno irregolare, e di una serie di norme disumane nei confronti degli irregolari e altrettanto barbare nei confronti di chi un permesso ce l’ha, ma oggi più di prima è messo nella condizione di perderlo in ogni istante. E’stato l’anno del “White Christmas” (il bianco natale senza migranti del comune di Coccaglio), dei parcheggi gratuiti per i soli italiani, le ordinanze e le delibere discriminatorie messe in campo da comuni e provincie, gli autobus gabbia anti-clandestini, i cori razzisti negli stadi, i pestaggi nelle notti dei quartieri o quelli alla luce del sole dei ritrovi leghisti.

La redazione di Passpartù si augura che, chiuse le porte del 2009, si inizi finalmente a fare i conti con la realtà. Una realtà fatta dalla presenza di quasi cinque milioni di migranti sul territorio italiano e di circa ottocentomila figli di migranti, le cosiddette seconde generazioni: la generazione meticcia e pluridentitaria che nasce, vive e cresce nel nostro paese. Ed è proprio di loro che vogliamo parlare in questa puntata di Passpartù, lo faremo attraverso la presentazione di un film, In Between, che racconta la storia di nove ragazzi provenienti da nove città diversed’Europa. In chiusura, come sempre, Ritmi, l’angolo musicale a cura di Elise Melot.

Ecco il link per ascoltare la puntata!/

Con il nuovo anno, sia pure con frequenza più ridotta, ricomincerò a commentare gli eventi che m’interessano dopo la – salutare! – astinenza di queste ultime settimane.

Buon anno!

dic

19

Premi e tribunali

Inserito da Antonio U. Riccò il 19 dicembre 2009

Vi ricordate Stefan Schmidt? Era il capitano della Cap Anamur, la nave dell’omonima organizzazione umanitaria tedesca. Cinque anni fa aveva ordinato ai suoi uomini di salvare dal Mediterraneo un barcone di 37 profughi alla deriva e per questo aveva subito, ad Agrigento, un processo per aver favorito l’immigrazione clandestina. Fortunatamente poco tempo fa è stato assolto per questo reato, ma ha certamente dovuto affrontare cinque anni particolarmente difficili.

Lo stesso Schmidt ha ricevuto nei giorni scorsi, in Germania, un premio esattamente per lo stesso fatto che lo aveva portato davanti al tribunale siciliano: aver soccorso degli esseri umani. Non per un altro episodio, bensì per lo stesso avvenuto al largo delle nostre coste. La Lega internazionale per i Diritti dell’Uomo gli ha conferito a Berlino la medaglia intotalata a Carl von Ossietzky – giornalista, scrittore, premio Nobel per la Pace nel 1935 – con questa motivazione: “aver mostrato straordinario coraggio civile e aver dato un particolare contributo per la realizzazione del diritti umani”.

Il coraggio civile di Schmidt e dei suoi è un esempio importante per le nuove generazioni, in un tempo buio d’intolleranza e scarsa umanità. Per fortuna che almeno in Germania qualcuno lo ha riconosciuto.

Carl von Ossietzky – limpida figura della storia tedesca contemporanea – è morto nel 1938 in seguito alla TBC che lo aveva colpito nel lager in cui il regime nazista lo aveva rinchiuso per le sue idee pacifiste.

dic

13

Aus Sorge um Italien

Inserito da Antonio U. Riccò il 13 dicembre 2009

Care amiche, cari amici,

da alcuni giorni in questo blog non è comparso alcun articolo e qualcuno si sarà forse meravigliato, dopo mesi di puntuale presenza. Alcuni di voi si sono anche preoccupati, anche per il fatto che in questi giorni non sono certo mancati spunti per qualche commento o notizie dal variegato mondo italiano e dei profughi.

Sono state giornate d’intenso lavoro per allestire un nuovo sito che dal 15 dicembre verrà messo online. Si chiama www.aussorgeumitalien.de, sarà prevalentemente in lingua tedesca e verrà gestito insieme a un gruppo di persone unite da un motivo ideale: la preoccupazione per l’involuzione della situazione politica, sociale e culturale italiana. Si tratta prevalentemente di docenti universitari – tra essi spicca quello del sociologo Oskar Negt – ma anche di persone delle istituzioni (ad esempio l’ex presidente del Parlamento della Bassa Sassonia, Rolf Wernstedt), della Chiesa evangelica-luterana, della scuola e del sindacato.

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Aus Sorge um Italien – letteralmente più o meno Con apprensione per l’Italia – mira ad informare i visitatori di lingua tedesca su cosa sta avvenendo davvero nel nostro Paese, a correggere l’impressione che Berlusconi sia semplicemente un clown della politica, stravagante ma inoffensivo. Non abbiamo molti mezzi, se non la volontà di dar vita a una piccola ma combattiva iniziativa per mettere in guardia dal pericolo di una deriva neoautoritaria del governo e della società italiana che riteniamo pericolosa non solo per il Bel Paese, ma per tutta l’Europa. Cercheremo di farlo coinvolgendo in un dibattito aperto persone di ogni orientamento politico, perché siamo convinti che in Germania anche chi è collocato nello schieramento di centrodestra, vota o è stato eletto per la CDU, CSU o tra i liberali dell’FDP si riconosce comunque in valori – dalla libertà dell’informazione al rispetto delle istituzioni – che in Italia sembrano in pericolo.

L’ennesimo show, questa volta in terra tedesca, del Presidente del Consiglio – che a Bonn ha approfittato della riunione del Partito Popolare Europeo per attaccare quel galantuomo del Presidente Napolitano, sparare a zero sulla Corte Costituzionale e sulla magistratura, nonché raccontare insulse barzellette – ci ha confermato la necessità di fare qualcosa, poco forse ma comunque il possibile, per esprimere il nostro dissenso. Quello di tanti tedeschi che amano l’Italia e che soffrono nel vederla in questo stato, ma anche di molti italiani che vivono in Germania da molti anni e che non si sentono rappresentati da un ceto politico fanfarone e per nulla europeo.

Marcella e Hartwig Heine e io, che abbiamo dato vita al sito, sappiamo che quello che possiamo fare non è molto, ma lo faremo con passione e caparbietà, aggiungendo senza rivalità la nostra voce a quella di tanti altri preoccupati come noi e attivi nella rete.

Antonio Umberto Riccò

dic

08

Farneticazioni ambrosiane

Inserito da Antonio U. Riccò il 08 dicembre 2009

Sembra incredibile la sfilza di sciocchezze che Guru Bossi e i suoi riescono a dire in poche ore, ma loro fanno a gara per offrircele. La reazione della Lega Nord per bocca dei suoi autorevoli (si fa per dire) esponenti alle pacate esortazioni del Cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, ad un atteggiamento più umano e solidale nei confronti dei rom, è stata netta, tranciante, definitiva. Altrettanto netto, tranciante e definitivo non può che essere il giudizio sulle farneticazioni di Bossi & Co.

Vediamo innanzitutto che cosa hanno detto:

«In tutti i Comuni, e anche in tutte le scuole». La tradizione «è in pericolo e va difesa anche con il presepe, che va messo in tutti i luoghi dove si voglia – ha insistito Bossi, visitando insieme al sindaco l’allestimento opera di artigiani rigorosamente lombardi (la ditta è di Varese) -. Non penso serva una legge ma bisogna tutelare le nostre usanze. Se si fa venire nel nostro Paese troppa gente, ognuno porta le proprie tradizioni e rischia che non resti niente delle nostre». La gente «oltre alla cristianità dà peso alla tradizione e si sente sicura quando la tradizione è rispettata».

Così Il Giornale cita Umberto Bossi e poche righe più sotto l’Assessore milanese Massimiliano Orsatti, che parla di

un periodo «di costanti attacchi alle radici cristiane della nostra identità».

Calderoli ha lanciato la sua ennesima provocazione, ripresa tra l’altro da La Stampa:

«Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Il leghista si è poi domandato «Perchè Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perchè parla solo dei rom?».

La Repubblica, invece, cita l’eurodeputato Matteo Salvini:

“Il cardinale è lontano dal sentire collettivo, quando si ostina a rappresentare i rom come le vittime del sistema invece che la causa di molti problemi. A Radio Padania hanno chiamato molti ascoltatori cattolici che dicono: “le guance da porgere sono finite”".

L’ANSA ha raccolto le parole del Sottosegretario agli Esteri, Mantica – non leghista, in verità, ma ben accodato alle posizioni bossiane:

“La polemica con Tettamanzi non ha origine da adesso. Il cardinale di Milano non ha un grande amore per i governanti locali, ha da sempre una sua posizione, legittima, che se non e’ di opposizione e’ sicuramente critica nei confronti dei governi locali Penso che la polemica sia assolutamente inutile perche’ Tettamanzi e’ la rappresentazione di un clero cattolico solidarista, tipicamente milanese, che a una certa fascia di milanesi si rivolge. E storicamente e’ sempre stato cosi”.

Si dice, infine, cha la Lega Nord vorrebbe un nuovo Cardinale, più padano, e si aspetta che il Papa lo nomini presto così da mandare in pensione il cattocomunista Tettamanzi, di cui il quotidiano della Lega Nord si chiede se si tratti davvero di un cardinale oppure di un imam.

La deriva dell’egoismo e del razzismo è favorita, come si vede, dalla perdita della razionalità ma anche dei valori, Paradossalmente proprio quei valori cristiani che la Lega strumentalmente dice di voler difendere. Peccato che siano ancora in pochi ad accorgersene in Italia.

dic

05

Profugo a 9 anni

Inserito da Sandra Venturini il 05 dicembre 2009

Sandra Venturini, da Roma, scrive:

Domenica scorsa, quinta domenica di Novembre, alla Stazione Ostiense nessuno ha portato cibo la sera. La mensa per i rifugiati chiude il sabato e la domenica, per cui neanche a pranzo i ragazzi avevano mangiato niente. La serata era fredda ed erano molto affamati. Lo so, ve l’ho già raccontato tante volte, eppure questo fatto non può sembrarci una cosa normale. Tra di loro c’era un bambino di 9 anni, accompagnato dal fratello di …. 14 anni! Questi giovani spesso arrivano e ripartono nello spazio di pochi giorni, non parlano l’italiano e in genere neanche l’inglese, non hanno soldi, non conoscono la città, hanno quindi ben pochi strumenti per avventurarsi a cercare cibo presso le parrocchie o altri enti, come ci piace pensare che dovrebbero fare …

E’ vero, oltre 100 rifugiati afgani che vivevano in condizioni sub-umane dietro l’Air Terminal, sono stati trasferiti al centro della Croce Rossa a Castelnuovo di Porto. Il problema però non e’ risolto e continuerà a proporsi, come spiega l’articolo di AMISnet “Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva“.

E a proposito dei posti allestiti dal Comune per l’emergenza freddo, il numero verde mi ha già risposto – come già in passato – che gli interessati devono chiamare il loro numero, ogni caso sarà valutato, telefonicamente, in base alla fragilità. “Tu sei giovane” e’ stato detto ad uno di loro che aveva chiamato (traduzione: tu resti fuori!).

Buone Notizie

Una famiglia afgana composta da padre, madre, due bambine di 4 e 11 anni, da circa un mese chiedeva posto nei centri di accoglienza. La mamma e le due bimbe avevano trovato temporaneo riparo in una struttura che offriva alloggio ma non il cibo. Il padre dormiva all’addiaccio. Finalmente sono stati accolti tutti insieme e avranno persino colazione e cena. Spero che la bimba grande possa presto andare a scuola.

Habib, ragazzo serio e di poche parole, cercava da tempo lavoro presso un parrucchiere, dopo aver fatto la terza media, un corso per parrucchiere e … alcune centinaia di tagli di capelli ai ragazzi afgani. Ma non sembrava aver fortuna, forse per il suo look non abbastanza frivolo. Per aiutarlo nell’impresa, gli abbiamo stampato dei biglietti da visita, quando glieli abbiamo dati era commosso, ma ci ha anche confessato che proprio quel giorno aveva trovato lavoro, finalmente.

Yunis, che aveva ottenuto l’asilo politico ed è andato in Finlandia a trovare la signora che in passato l’aveva ospitato a casa sua, ora in quel paese ha trovato una fidanzata e ci ha chiesto come fare per avere i documenti per sposarsi. Per fortuna l’Alto Commissariato per i Rifugiati ci ha spiegato cosa deve fare e … si può fare.

Khaled di cui già vi abbiamo detto che ha 19 anni e sta facendo la terza media, ha trovato lavoro come giardiniere un paio di volte a settimana, era quello che ci voleva per permettergli di andare avanti con gli studi. E per acquistare fiducia nella vita.

A volte un piccolo aiuto può fare la differenza: una divisa da pizzaiolo per Mohamed, altrimenti non avrebbe potuto frequentare il corso di pizzaiolo offertogli dalla Caritas; due biglietti della metro per Hamid che doveva andare ad una intervista per lavoro, andata a buon fine; una pentola per la famiglia afgana che in seguito ha chiesto, timidamente e giustamente, anche un colapasta.

Ho mandato ai ragazzi gli auguri per la festa di Eid Qorban il 27 Novembre, ho ricevuto tanti SMS da loro :

“Tanti grasie mama di cure. Hai scritto tutto bene, ti saluto abraccio, a presto mama”.

“Ciao buonsera come stai grazei per salotare anchi per auguri nostr. festa grazei tant. salota ora”

“ciao buonasera grasi mamma buonatale sono Reza

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04

Spararle grosse

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 dicembre 2009

La Lega Nord e parte del governo di centrodestra non hanno perso un’occasione per gridare “al lupo! al lupo!” ogni volta che la cronaca offriva lo spunto per una caccia allo straniero, preferibilmente entrato illegalmente in Italia. E i risultati si vedono. Siamo il Paese europeo che ha più timore degli immigrati irregolari e siamo quello che sbagli (per eccesso!) le stime sulla presenza degli stranieri in italia. Poche informazioni, ma ben confuse

Il rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino afferma, secondo La Repubblica, che:

L’81% degli intervistati si dice più preoccupato dell’immigrazione illegale, che di quella legale: è la più alta percentuale tra i Paesi monitorati. Gli italiani pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva (invece sono circa il 6%). Non solo. Il 49% considera l’immigrazione più un problema che una risorsa (4 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso) e il 77% addossa agli irregolari la colpa dell’aumento della criminalità. E ancora: solo il 36% chiede di mettere in regola tutti gli immigrati privi di permesso di soggiorno.

La società della finta informazione è fatta così, basta spararle grosse ripetutamente e qualche pollo credulone lo si trova sempre. Questa è la politica della Lega Nord. Ma l’altra politica dov’è?

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