Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

lug

20

Un discorso per B.ni

Inserito da Antonio U. Riccò il 20 luglio 2010

Vi segnalo l’articolo che ho pubblicato ieri sul sito domani.arcoiris.tv diretto da Maurizio Chierici. Buon divertimento (si fa per dire…)!

Lo ammetto: l’annuncio del nostro Presidente del Consiglio di voler saltare le vacanze per occuparsi del suo partito mi ha riempito di tristezza. Ma come? Uno come lui, che già lavora 25 ore al giorno e 13 mesi su 12, che non risparmia energie, battute e barzellette per il nostro bene, deve anche rinunciare al meritato riposo per occuparsi di Fini, Bocchino e Granata? Deve essere costretto a crogiolarsi nell’afa romana per colpa di quattro pensionati sfigati e di un branco di magistrati assatanati?

Così, spinto da una solidarietà tardiva quanto sincera, ho riflettuto sul contributo che avrei potuto fornirgli. Bisognava fare qualcosa, cercare d’alleviare almeno le sue pene più gravi. Un’idea adatta al calibro dell’uomo, però, proprio non mi veniva. Solo quando l’oracolo di Cassano Magnano ha parlato, tutto mi è diventato chiaro. Bossi, con la sua consueta saggezza, ci ha illuminati spiegando che «Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra.»

Ho avuto un’apparizione. Ovviamente inaspettata. Davanti a me ho visto un Berlusconi vestito da corazziere calare la celata, alzare la spada al cielo ed entrare alla Camera a rimettere ordine. Come un redivivo Alberto di Giussano, dirà qualcuno. A me, in verità, ricordava Renato Rascel in una delle sue macchiette più divertenti.

Gli servirà un discorso, mi son detto. Ecco il regalo perfetto per il Gran Lavoratore! Per farla breve: ho scritto per lui questo virile discorso e ve lo anticipo volentieri.

«Signori!

Il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi forse non potrà essere, a rigor di termini, classificato come un discorso parlamentare. (…more…)

Da: http://domani.arcoiris.tv/?p=7895

dic

13

Aus Sorge um Italien

Inserito da Antonio U. Riccò il 13 dicembre 2009

Care amiche, cari amici,

da alcuni giorni in questo blog non è comparso alcun articolo e qualcuno si sarà forse meravigliato, dopo mesi di puntuale presenza. Alcuni di voi si sono anche preoccupati, anche per il fatto che in questi giorni non sono certo mancati spunti per qualche commento o notizie dal variegato mondo italiano e dei profughi.

Sono state giornate d’intenso lavoro per allestire un nuovo sito che dal 15 dicembre verrà messo online. Si chiama www.aussorgeumitalien.de, sarà prevalentemente in lingua tedesca e verrà gestito insieme a un gruppo di persone unite da un motivo ideale: la preoccupazione per l’involuzione della situazione politica, sociale e culturale italiana. Si tratta prevalentemente di docenti universitari – tra essi spicca quello del sociologo Oskar Negt – ma anche di persone delle istituzioni (ad esempio l’ex presidente del Parlamento della Bassa Sassonia, Rolf Wernstedt), della Chiesa evangelica-luterana, della scuola e del sindacato.

banner

Aus Sorge um Italien – letteralmente più o meno Con apprensione per l’Italia – mira ad informare i visitatori di lingua tedesca su cosa sta avvenendo davvero nel nostro Paese, a correggere l’impressione che Berlusconi sia semplicemente un clown della politica, stravagante ma inoffensivo. Non abbiamo molti mezzi, se non la volontà di dar vita a una piccola ma combattiva iniziativa per mettere in guardia dal pericolo di una deriva neoautoritaria del governo e della società italiana che riteniamo pericolosa non solo per il Bel Paese, ma per tutta l’Europa. Cercheremo di farlo coinvolgendo in un dibattito aperto persone di ogni orientamento politico, perché siamo convinti che in Germania anche chi è collocato nello schieramento di centrodestra, vota o è stato eletto per la CDU, CSU o tra i liberali dell’FDP si riconosce comunque in valori – dalla libertà dell’informazione al rispetto delle istituzioni – che in Italia sembrano in pericolo.

L’ennesimo show, questa volta in terra tedesca, del Presidente del Consiglio – che a Bonn ha approfittato della riunione del Partito Popolare Europeo per attaccare quel galantuomo del Presidente Napolitano, sparare a zero sulla Corte Costituzionale e sulla magistratura, nonché raccontare insulse barzellette – ci ha confermato la necessità di fare qualcosa, poco forse ma comunque il possibile, per esprimere il nostro dissenso. Quello di tanti tedeschi che amano l’Italia e che soffrono nel vederla in questo stato, ma anche di molti italiani che vivono in Germania da molti anni e che non si sentono rappresentati da un ceto politico fanfarone e per nulla europeo.

Marcella e Hartwig Heine e io, che abbiamo dato vita al sito, sappiamo che quello che possiamo fare non è molto, ma lo faremo con passione e caparbietà, aggiungendo senza rivalità la nostra voce a quella di tanti altri preoccupati come noi e attivi nella rete.

Antonio Umberto Riccò

nov

07

In Campidoglio

Inserito da Sandra Venturini il 07 novembre 2009

Sandra racconta che la manifestazione in Campidoglio ha avuto successo:

“Questa volta c’erano più persone, in concreto e’ stato ottenuto: posto al coperto per 50 persone; smantellamento della baraccopoli del “buco” rimandato al 1 Dicembre, quando dovrebbe partire “l’emergenza freddo”, quindi i rimanenti afgani sarebbero sistemati nei tendoni allestiti allo scopo; possibilità di riparo anche per gli irregolari; partenza di un censimento autogestito, con l’ausilio delle associazioni e dei centri sociali che hanno promosso la manifestazione …

La manifestazione in Campidoglio

Meglio di niente, mi pare, sempre che le promesse siano mantenute.”

Finalmente qualche buona notizia, dunque! Sandra però ricorda che le esigenze sono tante e non sono finite.

“Oggi e’ arrivata al Centro una famiglia afgana, padre madre e due bambine, hanno trovato posto, escluso il cibo, solo la madre e le bambine fino a lunedì, dopo infinite trattative durate tutto il giorno … il padre e’ all’addiaccio …”

ott

21

La libertà è di tutti

Inserito da Antonio U. Riccò il 21 ottobre 2009

Lo sapevamo, guardando certe sceneggiate televisive (non è un refuso, sceneggiate non sceneggiati che ora comunque si chiamano soap) tipo Porta a Porta. Oppure assistendo al lento scivolare di larga parte dell’informazione della RAI in canoni giornalistici che rieccheggiano la radio nazionale di Peron. O seguendo le polemiche sui tentativi di cacciare le voci di dissenso, che per fortuna ancora (r)esistono. Ma vederlo nero su bianco è un’altra cosa.

L’Italia sta per uscire dall’elenco dei primi 50 paesi del mondo in fatto di libertà di stampa. Ancora quale leggina, qualche editto bulgaro, qualche acquisto di chi è disponibile a vendersi e le possibilità di scivolare nella fascia centrale, lontanissimi dalle democrazie del Nord Europa che guidano la classifica, saranno elevate. Ce lo ha detto con precisione Reporter senza Frontiere, precisando che l’Italia ha ottenuto 12,14 punti (negativi) e che si trova ora al 49° posto.

Per la cronaca va detto che in passato, nel 2003, eravamo scesi al 53° posto, ma il punteggio negativo raggiunto allora era solo di 9,75 punti, mentre oggi siamo stati valutati al 12,14. C’è motivo di preoccuparsi, dunque. Sia chi vota a sinistra sia chi vota a destra dovrebbe avvertire il pericolo per la democrazia di questa rarefazione crescente dell’aria della libertà di stampa.

Perché la libertà di espressione non può che essere di tutti, altrimenti non è.

La posizione italiana nelle classifiche di Reporter senza Frontiere

nel 2009 è al 49° posto con 12,14 punti
nel 2008 era al 44 ° posto con 8,42 punti
nel 2007 era al 35 ° posto con 11,25 punti
nel 2006 era al 40 ° posto con 9,90 punti
nel 2005 era al 42 ° posto con 8,67 punti
nel 2004 era al 39 ° posto con 9,00 punti
nel 2003 era al 53 ° posto con 9,75 punti
nel 2002 era al 40° posto con 11,00 punti

La graduatoria completa dei 175 Paesi valutati, relativa al 2009 è visibile qui.

ott

04

Coraggio civile

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 ottobre 2009

È consolante costatare che – nell’Italia assuefatta e prona che conosciamo – ci sono persone coraggiose che rischiano il proprio benessere per sostenere idee di libertà e di giustizia. In una di queste persone mi sono imbattuto ieri. Si tratta di un universitario. Non è uno studente, ma un docente della “Sapienza”; non è un precario amareggiato per non aver ottenuto un posto ma un professore associato; non insegna Teoria delle Rivoluzioni, ma Fisica (con un debole verso la Filosofia). Insomma è (credo, perché non lo conosco personalmente e non gli ho nemmeno mai parlato – ma ne sarei lieto) una italiano come tanti altri: impegnato sul lavoro, ma con un orizzonte che esce dalle mura dell’Università. È soprattutto uno che riflette su dove sta andando il nostro Paese e che assume responsabilità.

Cos’ha fatto questo signore? Carlo Cosmelli – così si chiama – ha letto un libro (“L’odore dei soldi”) pubblicato nel 2001 da Editori Riuniti e vi ha trovato delle domande cui, come cittadino, vorrebbe avere risposta. Ha poi saputo che a quelle domande, come a tante altre, la persona che certo già immaginate non ha voluto rispondere, almeno fino ad ora. Ha anche accertato che quelle domande avevano portato in Tribunale i due giornalisti che le avevano poste per primi (Elio Veltri e Marco Travaglio), ma non si è fatto spaventare. Anzi, per farle conoscere a chi non ha acquistato il libro, ha creato un piccolo sito web e le ha messe online. In italiano e in altre cinque lingue, tra cui il giapponese.

Ma perché lo ha fatto? Ecco la sua spiegazione:

I cittadini italiani hanno il diritto di essere informati sulle vicende pubbliche e private del Presidente del Consiglio signor Berlusconi, specie se riguardano rapporti con minorenni, prostitute o persone vicine alla criminalità organizzata.

Hanno il diritto di essere informati sulle origini dell’immensa fortuna del signor Berlusconi.

Hanno il diritto di essere informati sui criteri con cui vengono scelte le persone che ci rappresentano nel parlamento italiano, nell’ambito del parlamento europeo, o che vengono nominate Ministri.

Hanno il diritto di sapere i criteri con cui vengono scelti i direttori dei telegiornali della televisione pubblica, quali siano le scelte editoriali, quali siano le scelte economiche.

Hanno il diritto di conoscere i criteri con cui i fondi dello stato, che provengono dalle tasse di noi cittadini, vengono utilizzati dal Governo.

Hanno il diritto di sapere i criteri con cui il signor Berlusconi pensa di rispettare i principi fondamentali della Costituzione italiana sui temi dell’indipendenza della magistratura, della libertà di stampa, della laicità dello Stato. E perché tanto spesso sembra li abbia aggirati.

Per questo i cittadini itlaliani consapevoli proporranno 7 gruppi di 7 domande sui temi di cui sopra, rivolte al signor Berlusconi.

I cittadini italiani hanno il diritto di sapere, ed il Primo Ministro, signor Berlusconi, ha il dovere di risponderci, pubblicamente ed in contraddittorio. Sempre se siamo ancora in un paese democratico. O se decidiamo in ogni caso di esserlo.

Le sette domande, se volete proprio leggerle, le trovate qui in italiano e qui in tedesco

ago

16

Ho sognato Berlusconi

Inserito da Antonio U. Riccò il 16 agosto 2009

A Ferragosto ho sognato Berlusconi, ma non era un incubo – come forse state pensando. Anzi era un bel sogno, piacevolissimo, di quelli che vorresti non finissero mai. Il premierino (appellativo che non si riferisce assolutamente al suo fisico, ma alla qualità dello statista) aveva convocato una conferenza stampa per annunciare l’avvio di un’operazione voluta dal suo governo e concertata tra magistratura e forze dell’ordine. Obiettivo da distruggere: la criminalità organizzata e la mafia.

berlusc_santoNel mio sogno il telepresidente era affiancato da Maroni e da Alfano: il primo si dichiarava pentito di aver buttato via tempo e denaro senza affrontare le vere questioni importanti per la sicurezza del Paese, il secondo giurava di voler proporre al Parlamento una leggina di abrogazione del lodo che porta il suo nome. Ma la scena, come al solito, era occupata da Silvio: “Il mio governo – diceva – varerà con grande decisione e risolutezza un piano straordinario di lotta al crimine per i prossimi 4 anni. Sconfiggeremo la mafia e le forze del male”.

Anche nei sogni non tutto è perfetto, come sappiamo. Infatti, subito dopo ho visto alzarsi la timida manina di una cronista del TG3 che gli ha chiesto se davvero intendesse cambiare politica. Contro ogni aspettativa il premierino l’ha guardata con umana pietà, non l’ha insultata e le ha risposto come farebbe il nonno alla nipotina. “Certo – ha detto – e per dimostrarlo chiuderò i rapporti con Dell’Utri, proporrò leggi esemplari contro il falso in bilancio e contro i paradisi fiscali; aprirò un Centro di Coordinamento Antimafia a Corleone, dove mi recherò di persona due volte a settimana, senza scorta, a coordinare le iniziative del governo”. E, guardando serio serio Robertino Maroni: “E finalmente risponderò in modo ve-ri-tie-ro alle dieci domande che voi della Lega mi avete rivolto sulla Padania il 19 agosto 1998. Sono passati 11 anni, d’accordo, ma la verità prima o poi dev’essere detta”.

Breve momento d’incertezza in sala, applausi scroscianti da parte dei giornalisti presenti. Commozione. “Ma non è finita – aveva proseguito il premierino (e io stavo già riflettendo su un cambio in Premierone) – domani stesso farò…”

Purtroppo a questo punto mi sono svegliato, con il rammarico di non aver potuto ascoltare oltre. Per consolarmi, mi sono detto che si trattava solo di un bel sogno e ho acceso il televisore. Quasi mi veniva un coccolone! Il premierino era lì, in tv, in conferenza stampa e pronunciava quasi esattamente le frasi che mi aveva anticipato in sogno. Parlava davvero di un “progetto contro la mafia e le forze del male”…

Ma, a differenza del Berlusconi del sogno, quello vero non diceva nulla di veramente impegnativo: non citava Dell’Utri, non rispondeva alle dieci domande sulle sue fortune iniziali, non parlava di una sua presenza sul campo per coordinare gli interventi antimafia. Nemmeno mezza parola a propositi di falso in bilancio. Nulla di nulla sui paradisi fiscali. Insomma, era il solito premierino.

Ho dato un’occhiata ai commenti riportati dai giornali e ho visto quello sagace di Di Pietro:

“Ha ragione Berlusconi quando dice che bisogna liberarsi delle forze del male, ma per farlo c’è un solo modo: liberarsi prima di tutto di lui. Il presidente del Consiglio ci sta infatti proponendo una politica di disuguaglianza sociale e economica e di leggi che vanno contro la sicurezza e il bene dei cittadini. E quando dice di voler combattere le mafie non è credibile, visto che ha portato in Parlamento i suoi sodali, condannati e con pendenza penali, come il senatore dell’Utri, condannato in primo grado per mafia a 9 anni. Insomma, sulla sicurezza siamo al solito spot di regime. Basta guardare ai provvedimenti presi dal governo fino ad oggi: il ddl intercettazioni, che toglie potere di indagine ai magistrati, e i consistenti tagli alle forze dell’ordine”.

Di Pietro mi è simpatico, ma come politico mi ha deluso perché sembra più impegnato a guerreggiare contro il Partito Democratico che contro gli avversari politici. Questa volta, però, devo ammettere che il molisano c’ha azzeccato.

giu

24

I ricordi di Giovanni (2/3)

Inserito da Antonio U. Riccò il 24 giugno 2009

Oggi vi propongo un altro brano tratto dal testo di Giovanni Pollice, funzionario sindacale in Germania. Lo faccio perché credo non vada persa la memoria del nostro passato d’emigrazione. Anche molti italiani in passato hanno affrontato – per necessità economica o per motivi politici – viaggi pericolosi, condizioni d’illegalità imposte dalle circostanze, lavori incerti e sottopagati. Fortunatamente spesso non in misura paragonabile a quella vissuta dai nuovi profughi.

I primi cinque capracottesi partirono l’11 aprile del 1960 e si chiamavano: Pasquale Carnevale, Nicola Colangelo, Enrico Di Ianni, Donato Pollice e Giovanni Potena. Arrivati a Verona tutti e cinque superarono le visite mediche. Quattro di essi, caricati su un treno, furono mandati a lavorare in una cava di pietre nei paraggi di Baden Baden, al sud della Germania.

Giovanni Pollice (IG BCE)

Giovanni Pollice (IG BCE)

Mentre il quinto, Enrico Di Ianni, approdò nei pressi di Stoccarda, in una fabbrica di legno compensato. Arrivati a destinazione, i quattro vennero sistemati in una baracca senza né bagno e né acqua. E lì rimasero, qualcuno per soli otto mesi, fino cioè alla scadenza del contratto.

Qualcun altro, dopo il ritorno a Capracotta per le festività natalizie, la primavera successiva tornò di nuovo a lavorare in quel luogo per rimanerci ancora qualche anno. Quelli che non tornarono a lavorare nella cava di pietre, al ritorno in Germania si cercarono un’altro lavoro e vi rimasero a lungo. Uno di essi, Donato Pollice, che come tutti gli altri voleva restare in Germania solo per pochi anni, continua a vivere ancora lì, assieme alla moglie ed ai figli che lo raggiunsero il 1966. Infatti, il sogno di queste persone era quello di tornare in Italia non appena messi da parte i soldi necessari per comprare una casa nuova, magari non a Capracotta da cui tutti scappavano in quegli anni, ma in una città dove i figli potevano fare una vita diversa da quella che loro avevano conosciuto.

mag

30

Guerre di religione

Inserito da Antonio U. Riccò il 30 maggio 2009

Venerdì sera, alle 18, si è svolta ad Atene una manifestazione di migranti di origine islamica. Ho reperito la notizia sul sito del quotidiano greco Eleftherotypia (www.enet.gr). Non ho ancora informazioni in proposito, ma spero si sia svolta senza alcun atto di violenza. Anche nel recente passato le organizzazioni dei migranti erano scese in piazza ad Atene,come si può vedere nel filmato messo in rete dal sito www.tvxs.gr,

Quello che posso dire è che la loro protesta era ed è rivolta contro un poliziotto, nei confronti del quale chiedono venga aperto un procedimento disciplinare. Durante un controllo dei documenti, avvenuto durante l’operazione “Ramazza”, secondo gli organizzatori della protesta, il poliziotto avrebbe distrutto il Corano che un profugo aveva con sé.

La possibilità di scontri non è bassa, purtroppo: alla stessa ora gruppi di destra hanno annunciato una contromanifestazione in piazza Mitropoli, ufficialmente dedicata alla “Resistenza dell’Imperatore bizantino Palaiologos contro gli Osmani”.

mag

26

La risposta esatta

Inserito da Antonio U. Riccò il 26 maggio 2009

Di post in post, tra l’inizio di febbraio e ora, sono arrivato all’articolo numero 200. A parte pochi giorni di assenza, ho cercato di assicurarvi un’informazione articolata su ciò che accade nel mondo dell’immigrazione clandestina afgana, sulle reazioni del mondo politico, dell’opinione pubblica e dei media e infine vi ho dato qualche ragguaglio sul mio romanzo. Spero di aver svolto un servizio utile e vi ringrazio dell’attenzione che avete riservato al mio blog.


E ora la risposta esatta…

Probabilmente avete indovinato! Il testo dell’articolo precedente – scovato grazie a RaiNews24 – parla degli italiani.

È tratto da una relazione, dell’ottobre 1912, dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti.

la_savoie_02In quel mese mio nonno, sulla nave che vedete qui a destra, attraversava l’oceano per arrivare a New York. Anche di lui si parlava, forse considerandolo tra “i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare“, più che tra gli altri, “provenienti dal sud dell’Italia“.

E non era l’unico, come vedrete nel prossimo articolo.

mag

05

Prima e dopo

Inserito da Antonio U. Riccò il 05 maggio 2009

Il distinto signore che vedete nella foto a sinistra si chiama Giorgio Rembado, è un dirigente scolastico e presiede l’ANP, il più rappresentativo sindacato dei presidi italiani. Nella foto a destra, invece, vedete sempre il simpatico Rembado, ma così come il Ministro Maroni vorrebbe diventasse: una spia che denuncia gli alunni clandestini e figli di clandestini.


Non ho dubbi che anche l’ANP, come gli altri sindacati della scuola, saprà opporsi a questa ennesima follia. Anche il Presidente della Camera, Fini, se n’è accorto e ha unito ieri la sua voce contro le conseguenze delle norme tenacemente volute dal Ministro degli Interni a quelle dell’opposizione. Ma vedrete che alla fine la spunterà Robertino: chiederà il voto di fiducia e tutta la maggioranza si ricompatterà dietro le bandiere verdi dell’intolleranza leghista.

mag

02

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Questo è l’inizio del Manifesto per una campagna nazionale contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’Altro. non_aver_pauraLa campagna è promossa da: Acli, Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Csvnet, Emmaus italia, Federazione Chiese evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti, FioPsd, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 – Seconde generazioni, Save the Children, Sei – Ugl, Terra del Fuoco, Uil Tavolo della Pace.

Il Manifesto prosegue così:


Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

apr

04

Storie di profughi (1)

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 aprile 2009

Queste pagine non hanno solo lo scopo di farvi conoscere il mio libro. Soprattutto esse sono rivolte a creare o refforzare una sensibilità verso i problemi dei profughi, afgani in particolare.

Per questo, con l’aiuto e il consenso di Misa che me li ha forniti, pubblicherò qui le storie di alcuni di loro. Non riporterò i loro nomi, ma vi assicuro che si tratta di racconti veritieri, che Misa ha avuto la pazienza di trascrivere allo scopo di farli conoscere.

La mia famiglia

La mia famiglia era composta da 3 fratelli e 5 sorelle. Sia la famiglia di mio padre che quella di mia madre sono famiglie di Mullah. Mio padre era avvocato e lavorava per i russi durante la guerra. Eravamo una famiglia povera, ma felice, molto felice. Anche se era avvocato, mio padre guadagnava poco, e non bastava per tutta la famiglia. Non potevamo studiare perchè c’era la guerra e non si andava a scuola.

C’era una scuola molto lontana da casa nostra, ma i genitori non ci mandavano perchè era molto pericoloso. Quando uscivamo di casa la mamma stava sempre in pena ad aspettarci, sperando di vederci tornare vivi! Venivano i soldati per le strade, sparavano a tutti quanti senza sapere chi fossero, magari era un loro fatto personale.

La morte per noi era una cosa normale.

apr

01

Ai parlamentari

Inserito da Antonio U. Riccò il 01 aprile 2009

Avete letto ieri su Corriere.it l’articolo di Gian Antonio Stella intitolato Alidad, a 12 anni in fuga dai talebani – Ma l’Italia l’ha respinto: «Fuori!»? Se non lo avete ancora fatto, ve lo segnalo per più di un motivo.

Innanzitutto, perché Stella fa una lucidissima e desolante analisi della situazione dei profughi minorenni che giungono in Italia. In secondo luogo perché la storia che lui racconta è molto simile – meno che nel risultato finale – a quella di Alidad Shiri, il giovane afgano arrivato nel 2005 a Bressanone.

Anche il ragazzo (ma forse sarebbe più giusto definirlo bambino) di cui parla l’ottimo editorialista del Corriere della Sera si chiama Alidad. Alidad Rahimi, come l’altro Alidad proviene dall’Afghanistan. È arrivato come il primo a Patrasso dopo un viaggio interminabile e pieno di pericoli. Come lui ha tentato la traversata da clandestino su un traghetto diretto in Italia. È arrivato al porto di Ancona.

Ma la differenza non è da poco: diversamente da Alidad Shiri, Alidad Rahimi, giunto ad Ancona è stato rimesso su una nave e rispedito in Grecia. In barba alle leggi italiane e ignorando le Convenzioni internazionali a tutela dell’infanzia che il nostro paese ha sottoscritto.

Mi unisco alla protesta di Gian Antonio Stella e faccio una piccola, umile proposta ai parlamentari, in particolare a quelli che leggono questo blog:

propongo loro di interpellare urgentemente il Ministro degli Interni e il Ministro degli Affari Esteri per chiedere ragione di queste palesi violazioni di legge e soprattutto per chiedere che il ragazzo venga cercato a Patrasso dove ora si trova, venga aiutato a tornare in Italia ed accolto come qualsiasi paese civile degno di questo attributo dovrebbe fare.

mar

29

Quiz sui camaleonti (1)

Inserito da Antonio U. Riccò il 29 marzo 2009

Leggete attentamente:

Dalla conversazione tra un politico italiano e alcuni membri dell’UMP, organizzazione neofascista francese:

LUI – “Io non ho paura di mettere in copertina sulla nostra rivista la croce celtica perché è il simbolo della nostra tradizione. Qualcuno dice che è un simbolo nazista, fascista…: io me ne frego.”

SEMPRE LUI – “Bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni… dovete insistere molto sull’aspetto regionalista del movimento…”

UNO DEI FRANCESI – “Giocare sul regionalismo è più facile per voi italiani che per noi francesi.”

ANCORA LUI – “Certo, ma ci sono delle buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come nuovo movimento regionale, cattolico, ecc., ma sotto sotto rimanere gli stessi. Penetrate dove potete ma non dite alla gente che siete fascisti.”

Domanda

Secondo voi, quale tra i sei sottoindicati uomini politici (attenzione: tra di loro ve ne sono almeno tre fasulli!) era quello che ha partecipato alla predetta conversazione?

  • A. Ludovico SCALDAPALI, deputato europeo del Libero Popolo delle Alpi
  • B. Roberto CALDEROLI, Ministro per la semplificazione legislativa
  • C. Claudio VANESIO, senatore del Libero Popolo delle Alpi
  • D. Mario BORGHEZIO, deputato europeo della Lega Nord per l’indipendenza della Padania
  • E. Marcantonio PIZZATIELLO, deputato del Libero Popolo delle Alpi
  • F. Erminio BOSO, deputato europeo della Lega Nord per l’indipendenza della Padania e consigliere regionale del Trentino-Alto Adige

La risposta al quesito vi verrà fornita tra qualche ora.

mar

19

Carta straccia

Inserito da Antonio U. Riccò il 19 marzo 2009

Dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la legge 27 maggio 1991 n. 176:

Articolo 7

  1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.
  2. Gli Stati Parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Articolo 8

  1. Gli Stati Parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni famigliari, così come sono riconosciute dalla legge, senza ingerenze illegali.
  2. Se un fanciullo è illegalmente privato degli elementi costitutivi della sua identità o di alcuni di essi, gli Stati Parti devono concedergli adeguata assistenza e protezione affinché la sua identità sia ristabilita il più rapidamente possibile.

Leggo queste righe ed ho la netta sensazione che i sostenitori in Parlamento del disegno di legge n. 2180 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), in discussione in queste settimane alla Camera, considerino carta straccia la Convenzione. Altrimenti è difficile spiegare per quale motivo ai bambini nati in Italia da immigrati irregolari vogliano negare l’iscrizione anagrafica.

Contro questa barbarie si è elevata la voce di molte organizzazioni umanitarie – da Save the Children all’Unicef – che hanno scritto ai parlamentari, invitandoli a modificare almeno in questo punto il testo della futura legge.

La lettera inviata alle Commissioni ai Gruppi Parlamentari è leggibile qui.

mar

15

Verso il capodanno afgano (2)

Inserito da Antonio U. Riccò il 15 marzo 2009

Nel precedente articolo con lo stesso titolo vi ho fornito alcuni ragguagli sul calendario afgano o persiano, che si basa sui movimenti del sole. Ovviamente in Afghanistan, nei ceti istruiti e soprattutto nei centri maggiori, è diffusa anche la conoscenza del calendario gregoriano, anch’esso solare. Inoltre, tutta la popolazione fa riferimento al calendario islamico, con cui si determinano le feste religiose, tra cui quella del Ramadan.

La tabella che segue vi propone i tre calendari mettendo a confronto il nostro mese di marzo con i corrispondenti mesi del calendario afgano (col. B) e di quello islamico (col. C):

Calendari in uso in Afghanistan

Calendari in uso in Afghanistan

mar

12

Verso il Capodanno afgano (1)

Inserito da Antonio U. Riccò il 12 marzo 2009

Tra meno di una decina di giorni ci sarà il Capodanno afgano, il Nowruz o Nauruz o Naw Ruz (= nuovo giorno). Un giorno importante nella cultura afgana e dell’Iran. Ragione per cui ho deciso di fornire alcune informazioni su questa festa, iniziando dal calendario in uso in Afghanistan, che si orienta ai movimenti del sole e non ai cicli lunari come nel caso del calendario arabo. Il sole, infatti, ha sempre avuto una grande rilevanza culturale in quell’area geografica.

Il cosiddetto calendario afgano è stato introdotto nel 1957, dopo che, già negli anni ‘20 del secolo scorso, lo stesso sistema di misurazione del tempo era stato adottato in quella che allora era la Persia. Un anno afgano è costituito da dodici mesi il primo dei quali (Hamal) ha inizio nel giorno che per noi è il 21 marzo (a volte il 20), cioè l’equinozio di primavera.

Sia il calendario in uso in Iran che quello afgano usano per denominare i mesi i segni dello Zodiaco, ma in Afghanistan si utilizzano i nomi arabi e non come nel vicino paese quelli in Farsi o Dari. I primi sei mesi dell’anno contano 31 giorni, i cinque seguenti 30 e l’ultimo (Hut) ne ha di regola 29, ma 30 negli anni bisestili. Queste sono le denominazioni dei mesi in uso in Afghanistan:

  1. Hamal (Ariete)
  2. Saur (Toro)
  3. Djawza (Gemelli)
  4. Saratan (Cancro)
  5. Assad (Leone)
  6. Sonbola (Vergine)
  7. Mizan (Bilancia)
  8. Aqrab (Scorpione)
  9. Qaus (Sagittario)
  10. Djadi (Capricorno)
  11. Dawl (Acquario)
  12. Hut (Pesci)

Il conteggio degli anni ha inizio dall’anno in cui il Profeta Maometto è fuggito dalla Mecca e si è recato a Medina, cioè in quello che nel calendario gregoriano è il 622 d.C.

Perciò se vogliamo sapere in quale anno ci troviamo attualmente, dobbiamo sottrarre 622 all’anno gregoriano se ci riferiamo al periodo tra il 1 gennaio e il Capodanno afgano (di regola il 21, ma negli anni bisestili il 20 marzo) oppure 621, se la data di raffronto è tra il Capodanno afgano e il 31 dicembre.

Gli anni bisestili non sono però identici ai nostri. Calcolarli non è semplicissimo, ma vi spiegherò in un altro articolo come si può farlo abbastanza agevolmente.

Vi basti sapere al momento che oggi, 12 marzo 2009, corrisponde al 22 Hut 1387 e che, secondo Wikipedia:

“mentre il calendario gregoriano presenta un errore di un giorno ogni 3.226 anni, il calendario persiano [o afgano] necessita una correzione ogni 141.000 anni”.

Dunque, si tratta di un calendario estremamente più preciso del nostro!

mar

11

Belluno docet

Inserito da Antonio U. Riccò il 11 marzo 2009

Il sabato, giorno in cui Alidad non deve frequentare le lezioni, Gina e lui sono spesso invitati a presentare il loro libro in scuole della regione, ma anche di altre. Sabato scorso erano a Belluno, ospiti del progetto “Lettura pensata”, un concorso letterario avviato sei anni fa in Veneto. Ad accoglierli c’erano il Dirigente del CSA, Domenico Martino, la referente del progetto, Silvia Peterle, e 350 studenti con i loro insegnanti.

L'intervento di Alidad a Belluno il 7 marzo 2009

L'intervento di Alidad a Belluno il 7 marzo 2009

Alidad era tranquillo, spigliato. Ha risposto con pazienza alle domande, ha firmato le copie del libro scritto con Gina (”Via dalla pazza guerra”, Il Margine editore, Trento) e ha raccontato la sua storia.

Di occasioni come questa ce ne sono state a decine, fra il 2007 ed oggi. Un affare – dal punto di vista economico – non sono certamente per lui e per Gina, dato che non di rado viaggiano a spese proprie, ma sono delle opportunità importanti per far capire agli studenti, ma anche agli adulti, che quando diciamo “immigrati clandestini” parliamo di persone che cercano una vita migliore, non di criminali. E non è poco.

Non tutte le scuole organizzano iniziative simili. ma sono comunque molte, per fortuna, quelle che insegnano l’educazione civica non solo leggendo la Costituzione, e che con iniziative come quella di Belluno cercano di far riflettere gli alunni sui problemi del nostro tempo. La Direzione Regionale del Veneto sembra averlo compreso e, da ex dirigente scolastico, non posso che esserne molto lieto.

mar

10

Chi ha letto il mio ultimo post si sarà forse meravigliato per il linguaggio utilizzato. I più attenti immagino avranno capito che si è trattato di una breve lettera, indirizzata ad Alidad Shiri, scritta (male!) nella sua lingua materna.

Ieri sera Gina mi ha riferito che lui l’ha letta. È stato sorpreso e, sembra, contento. Ovviamente ha anche subito trovato gli errori: “Ma questa parola non si scrive così!“, ha esclamato. Non ho ancora potuto parlargli e non so quali siano esattamente gli errori, ma credo abbiano due probabili fonti: la trascrizione con caratteri latini, avendo l’italiano come lingua di riferimento, e la complessa grammatica del Dari.

Il primo problema avrei potuto risolverlo usando l’alfabeto persiano (simile all’arabo, ma con qualche grafema in più), ma avrei dovuto aggiungere difficoltà a difficoltà. Pensate, ad esempio, che una lettera assume un diverso aspetto grafico in relazione alla sua posizione nella parola. E che le parole si scrivono, come in arabo, da destra a sinistra.

Perciò, se avessi usato l’alfabeto del Farsi e del Dari, avrei evitato una fonte d’errore, ma sarei incappato in altre. Ho quindi trascritto le parole Dari tenendo conto del sistema di grafemi e fonemi tipico della lingua italiana. Peraltro, disponendo di un libro sulla lingua Dari, ma scritto in tedesco, ho dovuto tradurre i grafemi tedeschi con quelli italiani (per esempio, così il tedesco scha diventa scia).

Della grammatica, piuttosto diversa dalla nostra, vi riferirò in altri articoli. Vi fornisco, invece, la traduzione del testo.

La pace sia con te, caro Alidad!

Come stai? Ti fa male la schiena?
So che questa settimana, fra pochi giorni, andrai in Germania, se Dio vuole.
Ti auguro buon viaggio, molto successo e buon divertimento.
Festeggia il capodanno e scusami per gli errori che ho fatto!

Arrivederci!

Tuo zio
Antonio

mar

09

Salam alaykom Alidad scian!

Inserito da Antonio U. Riccò il 09 marzo 2009

Salam alaykom Alidad scian!

Tû tscetûr hasste? Posctat mêkonad?

Mêdânam hafte dêgar, kam rûz ba’d, ba allman mêrawê enscia’allah.
Safar ba chair, mowafk bâsced wa chosc begzarad barâye tû arozo kardan.

Dsciascen ghêre nauruz wa bebachscê, escetebâh kardam!

Ba amâne chodâ
Kâkâat Antonio

Copyright © 2007 Tra un romanzo e l'altro - Theme by Lauryn.it - Sponsored by Italianwebdesign - Icons by Sweetie