ago
28
Inserito da Antonio U. Riccò il 28 agosto 2010
Scrive la Repubblica che a Civitanova Marche un giovane immigrato originario del Bangladesh è stato fatto oggetto d’insulti da un gruppetto d’italiani, che avrebbero anche preso a calci la sdraio su cui l’uomo si era seduto. Normale, ormai, in Italia. Ma la notizia non sarebbe finita sui giornali se questo gesto incivile non fosse stato compiuto, come testimonia il cronista presente al fatto, da quelli che lui definisce “bambini che stavano trascorrendo una giornata in spiaggia”.
“L’immigrato, che lavora come ambulante sulle spiagge marchigiane delle vacanze, al termine del consueto giro tra gli ombrelloni si era fermato a riposare su una sdraio dello stabilimento Golden Beach. Cinque bambini lo hanno circondato intimandogli di allontanarsi a suon di insulti e calci contro la sdraio sulla quale era seduto. “Alzati da qua, vattene, questa è proprietà privata!”, hanno detto i ragazzini al giovane immigrato. Poi gli insulti a sfondo razzista: “Amigo vattene, vai a vendere fuori da qua. Questa roba l’hai rubata”. Poiché l’immigrato non rispondeva agli insulti, uno dei cinque gli ha sferrato dei calci dietro la sdraio colpendolo alla schiena.
Il tutto si è svolto sotto gli occhi di un gruppo di adulti, molto probabilmente i genitori, seduti a poca distanza sotto l’ombrellone. Non solo non sono intervenuti per fermare i bulletti, ma si sono messi a ridere del loro comportamento. Altri bagnanti non si sono accorti di quanto stava accadendo, o hanno preferito ignorare. Alla fine, l’ambulante si è alzato dalla sdraio e, in un italiano stentato, ha detto “siete stati molto cattivi”. E si è allontanato, rifiutando di denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.”
Ci si può meravigliare? Non credo, perché questa purtroppo è la cultura dominante in Italia, orientata dalle parole d’ordine dettate dalla Lega e veicolata dalla televisione pubblica e privata.
Basta guardare un telegiornale a caso, come ho fatto ieri sera guardando il TG1. Le tre notizie d’apertura: il rogo in un campo nomadi a Roma, lo sfiguramento di una ragazza marocchina da parte di un connazionale e l’uccisione di un italiano da parte di un camionista di provenienza rumena. Un caso? No, è la strategia mediatica con cui Minzolini – il direttore più amato da Berlusconi (dopo Fede, naturalmente!) – prepara la campagna elettorale. In questo contesto diventano persino “normali” gli atti di piccolo razzismo quotidiano, Tanto normali che anche bambini di 10 anni si sentono autorizzati a compierli tra le risate degli adulti.
ago
07
Inserito da Antonio U. Riccò il 07 agosto 2010
Caro Presidente Berlusconi,
sono certo che il Sottosegretario Bonaiuti Le avrà certamente riferito dell’ultima americanata, la bizzarra idea di un gruppo di miliardari buontemponi che hanno deciso di restituire alla società, in forma di beneficenza, la metà o oltre delle fortune da loro accumulate. Immagino vi siate fatti due risate, parlando di Bill Gates, Georges Soros, Michael Bloomberg e degli altri 37 plurimiliardari. Se così fosse questa lettera sarebbe destinata a non avere effetti. Ma Le scrivo egualmente, dato che la speranza è l’ultima a morire (mi scusi, so che lei, aspirante alla vita eterna su questa Terra, non ama il verbo morire e si tocca i cosiddetti appena lo sente pronunciare).
L’idea dei Suoi colleghi americani poi tanto strampalata non è, a guardar bene. Innanzi tutto, così facendo in futuro pagheranno meno tasse. Già questo dovrebbe essere un buon argomento per uno come Lei, che ha sempre avuto un ruvido rapporto col fisco. In secondo luogo è bastato l’annuncio per gettare una luce angelica su nababbi che dopo la crisi finanziaria non erano certo amati. E chi se non lei aspira ad essere considerato un angelo, parla spesso d’amore che vince l’odio e si presenta con l’aureola in tv?
Rifletta: immagini quale improvviso successo mediatico potrebbe avere una decisione analoga da parte Sua. Alle prossime elezioni ci sarebbero certamente parecchi elettori disposti a votarla solo per questo. E coi tempi che corrono ogni voto, lo sa, sarebbe utile.
Scusi se torno a evocare ciò che a Lei, Unto dal Signore, mai accadrà. Ma anche Gates e compagni si sono dati tempo. Alcuni verseranno subito larga parte di ciò che possiedono per cause sociali, altri lo faranno post mortem, lasciando gli eredi a mangiarsi il fegato. Scelga la soluzione che più Le aggrada, caro Presidente, ma la scelga!
Certo, il Suo patrimonio stando a Forbes dovrebbe aggirarsi “solo” sui nove miliardi di dollari. Un decimo di quello della famiglia Walton (magazzini Wal Mart), meno di un quinto del finanziere Soros o dell’ex boss di Microsoft. Una miseria, si potrebbe dire. Ma la Sua ricchezza è cinque o sei volte maggiore di quella accumulata da altri generosi americani che hanno seguito l’esempio di Gates. Dunque, Lei ha tutti i titoli per fare un gesto che certo non sarebbe identico a quello di chi moltiplicò pani e pesci, ma che agli occhi di molti la farebbe apparire come un benefattore. In fondo, se rinunciasse, diciamo, a due terzi del Suo patrinonio Le resterebbero comunque tre miliardi di dollari. Potrà continuare a vivacchiare in Sardegna, Le resterà abbastanza per festeggiare con le amiche e per invitare Putin.
Vada da Bruno Vespa e sottoscriva un atto notarile davanti alle telecamere. Regali i Suoi soldini – prima di doverli dividere con Veronica o di sperperali in escort – che so… ai cassintegrati, ai pensionati della fascia più bassa, alle madri sole, ai profughi (non lo dica a Maroni, però) o a chi merita d’essere aiutato.
Non ascolti gli avvocati del Suo entourage, che suppongo potrebbero avere idee balzane in proposito. Ci sarà certo qualcuno pronto a suggerirle d’istituire un fondo di solidarietà con gli ex ministri della difesa incarcerati, o una fondazione benefica a favore degli orfanelli di Licio Gelli, o ancora un lascito destinato alla famiglia del suo ex stalliere. Non dia loro retta, per cortesia. Una sola volta nella Sua vita prenda una decisione a favore degli altri e vedrà che nessuno più parlerà di conflitto d’interessi.
Suo
Antonio Umberto Riccò
lug
20
Inserito da Antonio U. Riccò il 20 luglio 2010
Vi segnalo l’articolo che ho pubblicato ieri sul sito domani.arcoiris.tv diretto da Maurizio Chierici. Buon divertimento (si fa per dire…)!
Lo ammetto: l’annuncio del nostro Presidente del Consiglio di voler saltare le vacanze per occuparsi del suo partito mi ha riempito di tristezza. Ma come? Uno come lui, che già lavora 25 ore al giorno e 13 mesi su 12, che non risparmia energie, battute e barzellette per il nostro bene, deve anche rinunciare al meritato riposo per occuparsi di Fini, Bocchino e Granata? Deve essere costretto a crogiolarsi nell’afa romana per colpa di quattro pensionati sfigati e di un branco di magistrati assatanati?
Così, spinto da una solidarietà tardiva quanto sincera, ho riflettuto sul contributo che avrei potuto fornirgli. Bisognava fare qualcosa, cercare d’alleviare almeno le sue pene più gravi. Un’idea adatta al calibro dell’uomo, però, proprio non mi veniva. Solo quando l’oracolo di Cassano Magnano ha parlato, tutto mi è diventato chiaro. Bossi, con la sua consueta saggezza, ci ha illuminati spiegando che «Berlusconi se la caverà e si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada ancora affilata e la utilizzerà per fare la guerra.»
Ho avuto un’apparizione. Ovviamente inaspettata. Davanti a me ho visto un Berlusconi vestito da corazziere calare la celata, alzare la spada al cielo ed entrare alla Camera a rimettere ordine. Come un redivivo Alberto di Giussano, dirà qualcuno. A me, in verità, ricordava Renato Rascel in una delle sue macchiette più divertenti.
Gli servirà un discorso, mi son detto. Ecco il regalo perfetto per il Gran Lavoratore! Per farla breve: ho scritto per lui questo virile discorso e ve lo anticipo volentieri.
«Signori!
Il discorso che sto per pronunziare dinanzi a voi forse non potrà essere, a rigor di termini, classificato come un discorso parlamentare. (…more…)
giu
21
Inserito da Antonio U. Riccò il 21 giugno 2010
Il telegiornale regionale del Lazio ha realizzato nei giorni scorsi un servizio sugli afgani accampati a Roma, nelle vicinanze della stazione Ostiense. Sembrava identico ad altri, realizzati negli ultimi cinque anni in quella zona: le stesse condizioni di precarietà dei profughi, generalmente giovani, in baracche di cartone e tende improvvisate; gli stessi volti spauriti e preoccupati.
Nulla è cambiato. Nonostante l’avvicendarsi delle amministrazioni comunali. Probabilmente non cambieranno nemmeno le promesse dei politici nazionali e comunali. Ci ripeteranno che si sta cercando una soluzione e che, quanto prima, questa penosa situazione avrà fine. Esattamente come hanno dichiarato ai media uno, tre o cinque anni fa.
Per un approfondimento: V. il sito http://clandestino.carta.org.
mar
26
Inserito da Antonio U. Riccò il 26 marzo 2010
Il link al video si trova a questo indirizzo: http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=prossimafermata&video=37573
feb
08
Inserito da Sandra Venturini il 08 febbraio 2010
“La cosa che mi spaventava di più era la paura di essere ucciso o derubato, quando sono tornato a Milano, quasi quasi volevo andare in chiesa ad accendere due candele, perché sono tornato vivo. Non sono cattolico, ma era per l’emozione, ero contentissimo, non ero contento di essere andato nel mio paese, ero contento di essere tornato in Italia. Ho incontrato persone che sparavano, proprio che sparavano!”
Da “Mi brucia il cuore! Viaggio di un Hazara in Afganistan, e ritorno” di Hussain Nazari.
Nato a Kabul nel 1990, in Italia dal 2006, Hussain nel 2008 è andato in Afganistan a cercare sua madre.
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L’Afghanistan nel 2009 e’ al penultimo posto al mondo nell’indice di sviluppo umano, che vuol dire qualità della vita. Eppoi ci sono la guerra, le bombe, le mine e i talebani. Per questo scappano. Per questo arrivano qui e spesso hanno alle spalle storie di sofferenze troppo grandi per ragazzi tanto giovani.
Soli al mondo
Anche lui si chiama Hussain, ha 19 anni e ha perso suo padre quando ne aveva 12. E’ poi fuggito con sua madre in Iran, lì lavoravano in un allevamento di polli, li ammazzavano di notte. Durante il viaggio per raggiungere l’Italia due anni fa, ha perso il numero telefonico di contatto con sua madre, che in Iran essendo clandestina deve spostarsi sempre, ritrovarla non é stato più possibile ….
Di lui vi avevo raccontato che un carrozziere a Roma lo aveva preso a lavorare, al nero però, un giorno si è fatto un taglio a una mano, allora l’han mandato via. Per fortuna gli han dato i soldi di un mese di lavoro da apprendista. Dopo un bel po’ di delusione, ora ha iniziato un corso di aiuto cuoco. C’è voluta perfino un’apposita divisa, con tanto di cappello e scarpe bianche.
Un po’ di fortuna!
Anche Khaled, 19 anni, ha perso i contatti con qualsiasi familiare … Eppure ora gli é capitata una bella fortuna: ha trovato una bravissima zia italiana che lo aiuta con lavoro e tabelline, sì perché Khaled deve fare gli esami di Terza Media e gli servono ripetizioni ….
E un’altra zia l’ha trovata Alì, una generosa scrittrice italiana che nonostante i propri impegni fa ripetizione di italiano e geografia a lui e a Khaled, sempre in vista della licenza media. E si preoccupa di promuovere Alì nel suo quartiere affinché trovi lavoro ….
Yunis, 23 anni, anche lui solo al mondo ma ora fidanzato in Finlandia, e’ venuto in Italia per ottenere il nulla osta al matrimonio. Se sei rifugiato non puoi avere i certificati dall’anagrafe o dall’ambasciata, servono altri documenti. Gli ho detto che poteva stare da me quando veniva a Roma, l’ho incoraggiato quando doveva andare in qualche ufficio e credeva che a lui non avrebbero dato retta. E’ andato tutto bene, e’ ripartito col nulla osta e tutti i timbri che servivano!
Molti non sanno
Che ci sono ragazzi afghani che a Roma vivono all’addiaccio, che li ho trovati a dormire con delle tendine leggere, senza riparo e in mezzo alle pozzanghere, che in confronto una situazione come a Rosarno era di lusso … Non so cosa si possa fare per loro di questi tempi, ma almeno non considerarlo normale …
gen
25
Inserito da Antonio U. Riccò il 25 gennaio 2010
Luca da Vicenza, un ragazzo di terza media, dopo aver ascoltato la lettura del racconto La Missione di Tariq, mi ha scritto:
“Mi ha colpito il fatto che delle persone normali debbano pagare un prezzo molto alto per ricominciare ad avere una vita… Sinceramente è davvero ingiusto perché questi ragazzi possono addirittura morire durante il viaggio verso la libertà. Sentire le sue parole mi ha fatto capire quanto è difficile per alcune persone avere una vita normale e mi ha provocato dentro tristezza e incredulità. Spero tanto che ogni giorno che passa questi ragazzi possano avere una vita come la mia…”
Chiara, invece, scrive:
“Ho imparato che al mondo esistono altri problemi oltre a quelli economici. Mi ha fatto molto riflettere su quei ragazzi che stanno lontani dalle loro famiglie, dalle loro case, dalla loro terra e tutto, magari, solo per riuscire a tornare a casa con solo cinque euro, cha da noi equivalgono a una miseria mentre da loro equivalgono a un pasto sicuro. Ma esistono anche ragazzi che partono e hanno già in mente che non torneranno più. E magari non riescono neanche ad arrivare alla loro meta sani e salvi, o muoiono durante il tragitto o vengono scoperti e rimandati indietro o addirittura quando vengono scoperti vengono picchiati e uccisi.”
Marco, di seconda media, si ritiene fortunato:
“…mi sono reso conto che sono un ragazzo fortunato perché ho la possibilità di andare a scuola e divertirmi, invece ci sono ragazzi che sono costretti ad andare a lavorare tutto il giorno dalla mattina sino a sera tardi. Inoltre ho imparato che non devo mai sprecare un’occasione anche se non è importante…”
gen
09
Inserito da Antonio U. Riccò il 09 gennaio 2010
Ma chi lo dice che la moderna manipolazione mediatica dell’informazione deve essere sottile, quasi impercettibile, nascosta? Perché scomodare i messaggi subliminari o ad altre raffinatezze quando i metodi grezzi di un tempo hanno comunque successo? Ce lo dimostra tutte le sere il TG1, che in questi giorni sta dando un corposo contributo alla campagna elettorale ormai aperta.
Il TG1, una volta, era il telegiornale principale della RAI. Forse sembrava a volte un po’ noioso. E tuttavia i servizi che presentava erano tesi ad accreditare di l’immagine di un TG ingessato, ma che almeno si sforzava un pochino d’essere equilibrato: oggi, diretto da Augusto Minzolini, è diventato lo strumento principe della propaganda del governo, in gara con il TG4 di Emilio Fede (che essendosi da tempo dichiarato il fan più convinto di Silvio almeno non si può accusare d’ipocrisia). Non serve ascoltare i commenti che il direttore in persona di tanto in tanto ci propina: basta guardare il TG1, anche solo di tanto in tanto, per capire che il ruolo di cavallo di Troia (di Mediaset) nella televisione pubblica viene svolto senza alcuna vergogna e in modo esplicito. Spudorato, direi.
Venerdì sera, alle 20.00, ha offerto una panoramica dei fatti del giorno che sembrava – per scelta dei temi, delle immagini e dei testi – scritta in via Bellerio, cioè nella sede nazionale della Lega Nord. Questa era la scaletta dei primi 20 minuti di trasmissione:
- Titoli d’apertura (in evidenza: gli scontri tra la popolazione di Rosarno (Calabria) e gli immigrati)
- La battaglia di Rosarno, con un’inviata che intervistava i protagonisti dei disordini, e la riproposizione di un servizio d’archivio sulla “Città di cartone”, un fatiscente capannone industriale in cui vivono centinaia di immigrati africani sfruttati nelle aziende locali – quasi 6 minuti di servizio.
- Immigrazione e politica con le citazioni di alcuni esponenti politici (2 minuti), secondo il metodo sandwich (pane, salame, pane): largo spazio al Ministro degli Interni Maroni, che spiega come sia stata l’eccessiva tolleranza verso gli immigrati a provocare i disordini, qualche frasetta concessa in fretta all’opposizione (Bersani riesce almeno a dire che la legge che attualmente regola l’immigrazione prende il nome dai due politici che l’hanno concepita: Bossi e Fini) e per finire una carrellata di esponenti del centrodestra.
- Un minuto e mezzo viene dedicato al tema – proposto dal Ministro Gelmini e certamente importante – della riduzione del numero degli alunni stranieri per classe.
- Intervista al capogruppo della Lega Nord alla Camera e candidato alla presidenza della Regione Piemonte, Roberto Cota, utilizzata per riprendere il tema dell’immigrazione clandestina (2 minuti e 20 secondi)
- Piccola finestra “informativa” sulle elezioni regionali e soprattutto sull’economia italiana, che secondo il TG1 va a gonfie vele, meglio della media europea (2 minuti e 35)
- Condanna in Tribunale di quattro rumeni accusati di stupro e di rapina (1 min. e 35 sec.)
- Arresto di uno stupratore seriale – un africano – a Milano (1 min e 20 sec.)
- Attentato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria da parte della criminalità organizzata (1 min. e 25 sec.)
- Tentativo di attentato di Al Qaida sul volo tra l’Olanda e gli Stati Uniti (1 min. e 35 sec).
Di questo passo, tra un giorno e l’altro, sarà l’inno a Berlusconi ad aprire e chiudere il TG1…
dic
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Inserito da Antonio U. Riccò il 31 dicembre 2009
Dal sito asminet.org, l’infaticabile Marzia Coronati ci offre una nuova trasmissione tutta da ascoltare e un commento che mi sento di sotttoscrivere pienamente:
Annus horribilis in decade malefica. Questo è il titolo dell’editoriale con cui Melting Pot, uno dei più visitati portali internet per i migranti in Italia, conclude il 2009. “Un anno orribile in un decennio altrettanto malefico in cui è stata disegnata la forma di governo dei fenomeni migratori nel nostro paese”. Il 2009 è stato l’anno dell’approvazione del pacchetto sicurezza, del reato di ingresso e soggiorno irregolare, e di una serie di norme disumane nei confronti degli irregolari e altrettanto barbare nei confronti di chi un permesso ce l’ha, ma oggi più di prima è messo nella condizione di perderlo in ogni istante. E’stato l’anno del “White Christmas” (il bianco natale senza migranti del comune di Coccaglio), dei parcheggi gratuiti per i soli italiani, le ordinanze e le delibere discriminatorie messe in campo da comuni e provincie, gli autobus gabbia anti-clandestini, i cori razzisti negli stadi, i pestaggi nelle notti dei quartieri o quelli alla luce del sole dei ritrovi leghisti.
La redazione di Passpartù si augura che, chiuse le porte del 2009, si inizi finalmente a fare i conti con la realtà. Una realtà fatta dalla presenza di quasi cinque milioni di migranti sul territorio italiano e di circa ottocentomila figli di migranti, le cosiddette seconde generazioni: la generazione meticcia e pluridentitaria che nasce, vive e cresce nel nostro paese. Ed è proprio di loro che vogliamo parlare in questa puntata di Passpartù, lo faremo attraverso la presentazione di un film, In Between, che racconta la storia di nove ragazzi provenienti da nove città diversed’Europa. In chiusura, come sempre, Ritmi, l’angolo musicale a cura di Elise Melot.
Con il nuovo anno, sia pure con frequenza più ridotta, ricomincerò a commentare gli eventi che m’interessano dopo la – salutare! – astinenza di queste ultime settimane.
dic
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Inserito da Antonio U. Riccò il 19 dicembre 2009
Vi ricordate Stefan Schmidt? Era il capitano della Cap Anamur, la nave dell’omonima organizzazione umanitaria tedesca. Cinque anni fa aveva ordinato ai suoi uomini di salvare dal Mediterraneo un barcone di 37 profughi alla deriva e per questo aveva subito, ad Agrigento, un processo per aver favorito l’immigrazione clandestina. Fortunatamente poco tempo fa è stato assolto per questo reato, ma ha certamente dovuto affrontare cinque anni particolarmente difficili.
Lo stesso Schmidt ha ricevuto nei giorni scorsi, in Germania, un premio esattamente per lo stesso fatto che lo aveva portato davanti al tribunale siciliano: aver soccorso degli esseri umani. Non per un altro episodio, bensì per lo stesso avvenuto al largo delle nostre coste. La Lega internazionale per i Diritti dell’Uomo gli ha conferito a Berlino la medaglia intotalata a Carl von Ossietzky – giornalista, scrittore, premio Nobel per la Pace nel 1935 – con questa motivazione: “aver mostrato straordinario coraggio civile e aver dato un particolare contributo per la realizzazione del diritti umani”.
Il coraggio civile di Schmidt e dei suoi è un esempio importante per le nuove generazioni, in un tempo buio d’intolleranza e scarsa umanità. Per fortuna che almeno in Germania qualcuno lo ha riconosciuto.
Carl von Ossietzky – limpida figura della storia tedesca contemporanea – è morto nel 1938 in seguito alla TBC che lo aveva colpito nel lager in cui il regime nazista lo aveva rinchiuso per le sue idee pacifiste.
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Inserito da Antonio U. Riccò il 13 dicembre 2009
Care amiche, cari amici,
da alcuni giorni in questo blog non è comparso alcun articolo e qualcuno si sarà forse meravigliato, dopo mesi di puntuale presenza. Alcuni di voi si sono anche preoccupati, anche per il fatto che in questi giorni non sono certo mancati spunti per qualche commento o notizie dal variegato mondo italiano e dei profughi.
Sono state giornate d’intenso lavoro per allestire un nuovo sito che dal 15 dicembre verrà messo online. Si chiama www.aussorgeumitalien.de, sarà prevalentemente in lingua tedesca e verrà gestito insieme a un gruppo di persone unite da un motivo ideale: la preoccupazione per l’involuzione della situazione politica, sociale e culturale italiana. Si tratta prevalentemente di docenti universitari – tra essi spicca quello del sociologo Oskar Negt – ma anche di persone delle istituzioni (ad esempio l’ex presidente del Parlamento della Bassa Sassonia, Rolf Wernstedt), della Chiesa evangelica-luterana, della scuola e del sindacato.
Aus Sorge um Italien – letteralmente più o meno Con apprensione per l’Italia – mira ad informare i visitatori di lingua tedesca su cosa sta avvenendo davvero nel nostro Paese, a correggere l’impressione che Berlusconi sia semplicemente un clown della politica, stravagante ma inoffensivo. Non abbiamo molti mezzi, se non la volontà di dar vita a una piccola ma combattiva iniziativa per mettere in guardia dal pericolo di una deriva neoautoritaria del governo e della società italiana che riteniamo pericolosa non solo per il Bel Paese, ma per tutta l’Europa. Cercheremo di farlo coinvolgendo in un dibattito aperto persone di ogni orientamento politico, perché siamo convinti che in Germania anche chi è collocato nello schieramento di centrodestra, vota o è stato eletto per la CDU, CSU o tra i liberali dell’FDP si riconosce comunque in valori – dalla libertà dell’informazione al rispetto delle istituzioni – che in Italia sembrano in pericolo.
L’ennesimo show, questa volta in terra tedesca, del Presidente del Consiglio – che a Bonn ha approfittato della riunione del Partito Popolare Europeo per attaccare quel galantuomo del Presidente Napolitano, sparare a zero sulla Corte Costituzionale e sulla magistratura, nonché raccontare insulse barzellette – ci ha confermato la necessità di fare qualcosa, poco forse ma comunque il possibile, per esprimere il nostro dissenso. Quello di tanti tedeschi che amano l’Italia e che soffrono nel vederla in questo stato, ma anche di molti italiani che vivono in Germania da molti anni e che non si sentono rappresentati da un ceto politico fanfarone e per nulla europeo.
Marcella e Hartwig Heine e io, che abbiamo dato vita al sito, sappiamo che quello che possiamo fare non è molto, ma lo faremo con passione e caparbietà, aggiungendo senza rivalità la nostra voce a quella di tanti altri preoccupati come noi e attivi nella rete.
Antonio Umberto Riccò
dic
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Inserito da Antonio U. Riccò il 08 dicembre 2009
Sembra incredibile la sfilza di sciocchezze che Guru Bossi e i suoi riescono a dire in poche ore, ma loro fanno a gara per offrircele. La reazione della Lega Nord per bocca dei suoi autorevoli (si fa per dire) esponenti alle pacate esortazioni del Cardinale Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, ad un atteggiamento più umano e solidale nei confronti dei rom, è stata netta, tranciante, definitiva. Altrettanto netto, tranciante e definitivo non può che essere il giudizio sulle farneticazioni di Bossi & Co.
Vediamo innanzitutto che cosa hanno detto:
«In tutti i Comuni, e anche in tutte le scuole». La tradizione «è in pericolo e va difesa anche con il presepe, che va messo in tutti i luoghi dove si voglia – ha insistito Bossi, visitando insieme al sindaco l’allestimento opera di artigiani rigorosamente lombardi (la ditta è di Varese) -. Non penso serva una legge ma bisogna tutelare le nostre usanze. Se si fa venire nel nostro Paese troppa gente, ognuno porta le proprie tradizioni e rischia che non resti niente delle nostre». La gente «oltre alla cristianità dà peso alla tradizione e si sente sicura quando la tradizione è rispettata».
Così Il Giornale cita Umberto Bossi e poche righe più sotto l’Assessore milanese Massimiliano Orsatti, che parla di
un periodo «di costanti attacchi alle radici cristiane della nostra identità».
Calderoli ha lanciato la sua ennesima provocazione, ripresa tra l’altro da La Stampa:
«Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Il leghista si è poi domandato «Perchè Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perchè parla solo dei rom?».
La Repubblica, invece, cita l’eurodeputato Matteo Salvini:
“Il cardinale è lontano dal sentire collettivo, quando si ostina a rappresentare i rom come le vittime del sistema invece che la causa di molti problemi. A Radio Padania hanno chiamato molti ascoltatori cattolici che dicono: “le guance da porgere sono finite”".
L’ANSA ha raccolto le parole del Sottosegretario agli Esteri, Mantica – non leghista, in verità, ma ben accodato alle posizioni bossiane:
“La polemica con Tettamanzi non ha origine da adesso. Il cardinale di Milano non ha un grande amore per i governanti locali, ha da sempre una sua posizione, legittima, che se non e’ di opposizione e’ sicuramente critica nei confronti dei governi locali Penso che la polemica sia assolutamente inutile perche’ Tettamanzi e’ la rappresentazione di un clero cattolico solidarista, tipicamente milanese, che a una certa fascia di milanesi si rivolge. E storicamente e’ sempre stato cosi”.
Si dice, infine, cha la Lega Nord vorrebbe un nuovo Cardinale, più padano, e si aspetta che il Papa lo nomini presto così da mandare in pensione il cattocomunista Tettamanzi, di cui il quotidiano della Lega Nord si chiede se si tratti davvero di un cardinale oppure di un imam.
La deriva dell’egoismo e del razzismo è favorita, come si vede, dalla perdita della razionalità ma anche dei valori, Paradossalmente proprio quei valori cristiani che la Lega strumentalmente dice di voler difendere. Peccato che siano ancora in pochi ad accorgersene in Italia.
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Inserito da Sandra Venturini il 05 dicembre 2009
Sandra Venturini, da Roma, scrive:
Domenica scorsa, quinta domenica di Novembre, alla Stazione Ostiense nessuno ha portato cibo la sera. La mensa per i rifugiati chiude il sabato e la domenica, per cui neanche a pranzo i ragazzi avevano mangiato niente. La serata era fredda ed erano molto affamati. Lo so, ve l’ho già raccontato tante volte, eppure questo fatto non può sembrarci una cosa normale. Tra di loro c’era un bambino di 9 anni, accompagnato dal fratello di …. 14 anni! Questi giovani spesso arrivano e ripartono nello spazio di pochi giorni, non parlano l’italiano e in genere neanche l’inglese, non hanno soldi, non conoscono la città, hanno quindi ben pochi strumenti per avventurarsi a cercare cibo presso le parrocchie o altri enti, come ci piace pensare che dovrebbero fare …
E’ vero, oltre 100 rifugiati afgani che vivevano in condizioni sub-umane dietro l’Air Terminal, sono stati trasferiti al centro della Croce Rossa a Castelnuovo di Porto. Il problema però non e’ risolto e continuerà a proporsi, come spiega l’articolo di AMISnet “Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva“.
E a proposito dei posti allestiti dal Comune per l’emergenza freddo, il numero verde mi ha già risposto – come già in passato – che gli interessati devono chiamare il loro numero, ogni caso sarà valutato, telefonicamente, in base alla fragilità. “Tu sei giovane” e’ stato detto ad uno di loro che aveva chiamato (traduzione: tu resti fuori!).
Una famiglia afgana composta da padre, madre, due bambine di 4 e 11 anni, da circa un mese chiedeva posto nei centri di accoglienza. La mamma e le due bimbe avevano trovato temporaneo riparo in una struttura che offriva alloggio ma non il cibo. Il padre dormiva all’addiaccio. Finalmente sono stati accolti tutti insieme e avranno persino colazione e cena. Spero che la bimba grande possa presto andare a scuola.
Habib, ragazzo serio e di poche parole, cercava da tempo lavoro presso un parrucchiere, dopo aver fatto la terza media, un corso per parrucchiere e … alcune centinaia di tagli di capelli ai ragazzi afgani. Ma non sembrava aver fortuna, forse per il suo look non abbastanza frivolo. Per aiutarlo nell’impresa, gli abbiamo stampato dei biglietti da visita, quando glieli abbiamo dati era commosso, ma ci ha anche confessato che proprio quel giorno aveva trovato lavoro, finalmente.
Yunis, che aveva ottenuto l’asilo politico ed è andato in Finlandia a trovare la signora che in passato l’aveva ospitato a casa sua, ora in quel paese ha trovato una fidanzata e ci ha chiesto come fare per avere i documenti per sposarsi. Per fortuna l’Alto Commissariato per i Rifugiati ci ha spiegato cosa deve fare e … si può fare.
Khaled di cui già vi abbiamo detto che ha 19 anni e sta facendo la terza media, ha trovato lavoro come giardiniere un paio di volte a settimana, era quello che ci voleva per permettergli di andare avanti con gli studi. E per acquistare fiducia nella vita.
A volte un piccolo aiuto può fare la differenza: una divisa da pizzaiolo per Mohamed, altrimenti non avrebbe potuto frequentare il corso di pizzaiolo offertogli dalla Caritas; due biglietti della metro per Hamid che doveva andare ad una intervista per lavoro, andata a buon fine; una pentola per la famiglia afgana che in seguito ha chiesto, timidamente e giustamente, anche un colapasta.
Ho mandato ai ragazzi gli auguri per la festa di Eid Qorban il 27 Novembre, ho ricevuto tanti SMS da loro :
“Tanti grasie mama di cure. Hai scritto tutto bene, ti saluto abraccio, a presto mama”.
“Ciao buonsera come stai grazei per salotare anchi per auguri nostr. festa grazei tant. salota ora”
“ciao buonasera grasi mamma buonatale sono Reza“
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Inserito da Antonio U. Riccò il 04 dicembre 2009
La Lega Nord e parte del governo di centrodestra non hanno perso un’occasione per gridare “al lupo! al lupo!” ogni volta che la cronaca offriva lo spunto per una caccia allo straniero, preferibilmente entrato illegalmente in Italia. E i risultati si vedono. Siamo il Paese europeo che ha più timore degli immigrati irregolari e siamo quello che sbagli (per eccesso!) le stime sulla presenza degli stranieri in italia. Poche informazioni, ma ben confuse
Il rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino afferma, secondo La Repubblica, che:
L’81% degli intervistati si dice più preoccupato dell’immigrazione illegale, che di quella legale: è la più alta percentuale tra i Paesi monitorati. Gli italiani pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva (invece sono circa il 6%). Non solo. Il 49% considera l’immigrazione più un problema che una risorsa (4 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso) e il 77% addossa agli irregolari la colpa dell’aumento della criminalità. E ancora: solo il 36% chiede di mettere in regola tutti gli immigrati privi di permesso di soggiorno.
La società della finta informazione è fatta così, basta spararle grosse ripetutamente e qualche pollo credulone lo si trova sempre. Questa è la politica della Lega Nord. Ma l’altra politica dov’è?
dic
02
Inserito da Antonio U. Riccò il 02 dicembre 2009
“L’uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo…(…) Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto!”
Gianfranco Fini, Presidente della Camera, ex segretario dell’M.S.I. e di Alleanza Nazionale, esponente di punta del Popolo delle Libertà, parlando di Silvio Berlusconi in una conversazione privata con il Procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi.
nov
30
Inserito da Antonio U. Riccò il 30 novembre 2009
Non avevo una buona sensazione. Razionalmente mi dicevo che sarebbe prevalso il buonsenso, ma l’istinto mi faceva temere il prevalere della paura. Assurda e immotivata, ma ben presente anche nella ricca Svizzera. La paura della diversità, della contaminazione, della perdita della propria identità.
A guardar bene di motivi reali non ne esistevano: in tutta la Confederazione Elvetica ci sono – dicono tutti i quotidiani – solo 4 (quattro!) minareti e nessuno di essi viene usato per chiamare a preghiera i fedeli. Sono lì come i campanili cristiani e le torri laiche, senza peraltro far rumore, senza imporre nulla a nessuno. Esistono anche 200 moschee per una comunità islamica che è pari al 5% della popolazione (una ogni 1700 fedeli), una comunità ben integrata socialmente ed economicamente, si diceva fino a ieri. Ma ora gli Svizzeri hanno scelto di cancellarli dal paesaggio. Quei pochi esistenti non verranno abbattuti, si spera, ma di nuovi non ne verranno edificati. Verboten, interdit, vietato. Come le chiese e i campanili cristiani in alcuni paesi arabi, dicono alcuni per giustificarsi, peraltro dimenticando che la tolleranza religiosa è un principio fondamentale degli stati democratici, uno dei principi che l’Occidente pretende d’insegnare al mondo.
Niente nuovi minareti, dunque. Un problema risolto, pensa qualche sprovveduto. Al contrario, io credo che nuovi problemi avanzino. Perché – come non mi stancherò di ripetere – giocare coi simboli è sempre pericoloso. Il divieto dei minareti determinerà tensioni tra gli islamici, svizzeri e non, e il resto della popolazione, animerà gli estremisti sui due versanti ad alzare il livello dello scontro. Dopo i minareti potrebbe essere “logico” vietare le moschee e – perché no? – anche il professare la religione islamica. Non è difficile inmaginare che l’odio e l’intolleranza che questo voto esprime si riverseranno prima o poi anche su chi quel voto ha voluto. Spero di non essere un facile profeta, ma temo una spirale della stupidità.
A proposito… in questo panorama non potevano mancare le provocazioni leghiste. Roberto Castelli-in-aria ha voluto essere il primo a vaneggiare pubblicamente interpretando il voto elvetico come un passo verso le Crociate:
“Ancora una volta dagli svizzeri ci viene una lezione di civiltà. Il messaggio, che arriva soprattutto a noi che viviamo vicini a questa terra, è forte. Occorre un segnale forte per battere l’ideologia massonica e filoislamica che purtroppo attraversa anche le forze alleate della Lega. Credo che la Lega Nord possa e debba nel prossimo disegno di legge di riforma costituzionale chiedere l’inserimento della croce nella bandiera italiana.”
Il delirio leghista si rivela in queste occasioni per quello che è: non solo una pagliacciata, ma un pericolo per la democrazia, per la convivenza e coesione sociale, per le stesse libertà fondamentali. Castelli-in-aria (ma non era un fautore della fantomatica Padania?) pretende oggi la croce sulle bandiere italiane, senza specificare quale debba essere il tipo di croce da lui desiderato. Spero solo che domani non proponga di mettere una mezzaluna verde sui vestiti degli islamici e dopodomani di internarli in qualche luogo protetto.
nov
29
Inserito da Antonio U. Riccò il 29 novembre 2009
La libertà di esprimere le proprie opinioni e la libertà di stampa sono beni preziosi e comportano una grande responsabilità per chi le esercita o è chiamato a tutelarle. Due fatti segnalati dai giornali tedeschi di questo fine settimana ce lo ricordano.
Il primo ha per protagonista Nikolaus Brender – attuale direttore dei servizi giornalistici della ZDF, la seconda rete televisiva pubblica tedesca. Brender è un giornalista indipendente, che fa il suo lavoro senza compiacere i potenti di turno e senza sostituirsi all’opposizione (siano esse espressione di maggioranze progressiste o moderate). Forse proprio per questa sua indipendenza di pensiero e di azione professionale è stato ieri “impallinato” dalla maggioranza dei consiglieri di amministrazione della ZDF, che non gli hanno rinnovato il mandato. Si dice che siano stati soprattutto il governatore dell’Assia, Roland Koch (CDU) e l’ex premier bavarese Edmund Stoiber (CSU) a volerlo cacciare: non gli perdonerebbero proprio questa sua scarsa propensione a essere accondiscendente con i potenti. Tra i critici di questa decisione – inconsueta nel panorama mediatico tedesco – vi è stato chi ha parlato di “metodo Berlusconi” per esprimere a chiare lettere la gravità di questo attacco alla libertà di stampa. Anche autorevoli giuristi sono intervenuti nell’acceso dibattito che si è aperto, lamentando come l’estromissione di Brender sia un segnale di “disprezzo della libertà radiotelevisiva”.
La seconda notizia riguarda un altro giornalista, Jürgen Emig, già capo della redazione sportiva della televisione dell’Assia (Hessischer Rundfunk). Emig dovrà scontare in carcere la pena che un tribunale gli ha inflitto per aver incassato tangenti in grande stile favorendo pubblicità occulta. Non è solo la vicenda di questo giornalista a interessare i media: il Bundesgerichtshof (paragonabile alla nostra Corte di Cassazione) ha infatti confermato le precedenti sentenze sfavorevoli a Emig affermando che i giornalisti delle televisioni e delle radio pubbliche hanno una particolare responsabilità informativa e se commettono reati quali la concussione e la corruzione devono essere puniti con le pene più severe previste per i funzionari statali e non con quelle, meno gravi, previste per i dipendenti privati.
Sono notizie contrastanti, che tuttavia fanno ben capire quanto sia alta la posta in gioco. La libertà di stampa non è un bene acquisito per l’eternita, ma va tutelata ed esercitata ogni giorno.
nov
28
Inserito da Antonio U. Riccò il 28 novembre 2009
Vi segnalo oggi una nuova puntata della trasmissione Passpartù, curata per AMISnet da Marzia Coronati. Nella puntata di questa settimana potete sentire informazioni, interviste e commenti sulla situazione dei profughi in Francia e in particolare a Calais. Di questa difficile condizione – i profughi cercano di raggiungere la Gran Bretagna – ne ha parlato anche questo blog alcuni mesi fa nel post Giungla, selvaggi e cosmesi. Scrive Marzia Coronati:
Sono curdi, somali, eritrei, afgani che vivono lungo le coste francesi, in attesa di aggrapparsi sotto il tir giusto. Dormono in baraccopoli spontanee, costruite con mezzi di fortuna. Il 22 settembre a Calais, una delle regioni dove c’è il più alto numero di migranti, c’è stato un violento sgombero che ha portato all’arresto di 140 persone di origine afgana. L’ultimo di una lunga serie. In chiusura, Ritmi, la nostra rubrica musicale, ci porterà in Grecia.
Calais è a soltanto 35 kilometri dall’Inghilterra, paese che tanti migranti cercano di raggiungere. Senza documenti, hanno un’unica possibilità: salire su un tir e sperare di arrivare in un porto inglese. Mentre aspettano il passaggio, si arrangiano in campi spontanei, le cosddette “jungle”. Il 22 settembre, l’attuale Ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale Besson ha ordinato lo sgombero della più famosa e grande jungle della regione, quella di Calais.Un’enorme operazione che secondo l’associazione Cimade, l’unica ad essere presente all’interno dei centri di detenzione per migranti francesi, si è conclusa con l’arresto di 140 persone, fortunatamente subito dopo liberati. Ma gli sgomberi avvengono periodicamente, eppure non sempre se ne parla nella stampa francese. Per quello sgombero invece, tutte le testate erano presenti. Per Aissa Zaibet, volontario dell’associazione MRAP di Dunkerque, altra cittadina del litorale nord, lo sgombero di Calais è stato un’operazione meramente mediatica. “Avvengono spessissimo sgomberi su tutto il territorio francese. E’sempre lo stesso scenario che ritorna: arresto, sgombero, liberazione e ricostruzione” ha detto Zaibet.
Lo sgombero del 22 settembre scorso però rappresenta una novità per la Francia: si tratta della prima operazione di arresto collettivo di persone di orgine afgana. Le cose per questa comunità sembrano cambiate molto. Mentre prima gli afgani che si trovavano sul territorio francese senza documenti correvano solo il rischio di essere rinviati in un altro paese europeo (la Grecia o l’Italia), oggi rischiano anche di essere rimpatriati. Pochi giorni dopo lo smantellamento di Calais infatti, il 6 ottobre, un charter carico di afgani partito da Londra si è fermato a Calais, dove tre altri afgani sono stati costretti a salire a bordo. Destinazione: Kabul. E’ la prima volta che degli afgani sono rimpatriati dalla Francia.
Molto probabilmente queste persone tenteranno di nuovo di raggiungere l’Europa, passando ancora per carovane, tir, barche, jungles, centri di detenzione, caserme di polizia. Un viaggio senza fine.
La bella trasmissione di Marzia si può ascoltare in rete a questo indirizzo.
nov
27
Inserito da Antonio U. Riccò il 27 novembre 2009
Ci sono storie vere che sembrano favole e quella di oggi, almeno all’inizio, lo è.
Una famiglia di profughi africani arriva in Italia in cerca di una fortuna che tarda ad arrivare. A Palermo nasce un bimbo che viene però abbandonato in un ospedale del Bresciano, quando i genitori si trasferiscono da quelle parti. Il piccolo trova prima le cure del personale medico e paramedico, che di fatto lo seguono per un lungo periodo. A due anni viene affidato dal Tribunale dei Minori a una coppia italiana, che lo fa crescere con lo stesso amore che dedica agli altri figli. Quel bambino ha un talento: sa giocare molto bene a pallone, tanto da fare carriera nelle squadrette del paese e poi da essere scoperto da manager sportivi. Viene chiamato in squadre importanti, osannato dai tifosi per le sue doti eccezionali e passa, dopo essere diventato maggiorenne e aver ottenuto la cittadinanza italiana, in una grande squadra della serie A.
Quel ragazzo si chiama Mario Balotelli (il nome dei genitori naurali era Barwuah), è nato il 12 agosto 1990 ed è un attaccante dell’Inter e della Nazionale italiana Under-21. Una promessa del calcio e un caso d’integrazione riuscita. Ma la bella storia ha un seguito amaro, anzi – diciamolo pure – disgustoso.
Ci sono (tanti, troppi) i razzisti che dagli spalti degli stadi gridano contro Mario e contro altri come lui slogan irripetibili. Giustamente Gianni Mura su La Repubblica ha scritto che si tratta di razzisti, non di cretini.
Perché nell’Italia di Berlusconi e di Maroni, degli slogan di polistirolo e delle frasi fritte nel nulla, anche le parole stanno ormai perdendo significato ed è giusto che qualcuno ricordi il loro vero senso. Vi è una tendenza in Italia, a guardar bene, a lavare le parole, a stingerne i colori, a far perdere di vista la loro ragione, come fossero vecchi vestiti. Invece la parola razzista deve restare quella che è: tagliente, affilata, dolorosa. Certo anche la stupidità umana è chiamata in gioco, ma il razzista non è uno stupido né uno sprovveduto. È semplicemente un razzista, da condannare e da isolare. Solo così le belle favole possono restare tali.
nov
26
Inserito da Antonio U. Riccò il 26 novembre 2009
(Questo testo è di Stefania Salomone, Roma. Lo pubblico perché offre lo spunto per una riflessione sull’altra Italia, quella che non ha nulla da spartire con la cinica e brutale politica dell’intolleranza verso i profughi e le minoranze in generale.)
Partiamo dall’inizio. Il 20 ottobre è stata firmata in Campidoglio l’ordinanza contro i lavavetri. Per loro, ma anche per i giocolieri ai semafori, prevista una multa di 100 euro. Sempre secondo il sindaco “chi è in evidente stato di bisogno non pagherà la multa, ma sarà avviato ai servizi di assistenza e di sostegno del Comune”.
Bene!… Si fa per dire.
Due domande:
- Quali sono questi servizi di assistenza e di sostegno del Comune?
- E’ logico pensare che uno che lava i vetri, nonostante magari sia diplomato o laureato, NON sia in evidente stato di bisogno? O forse ha lasciato il posto fisso perché si annoiava o perché il capo era antipatico?
Smettiamola di far finta di credere a queste cose per vivere in pace!
Proprio in questi giorni sono stati sfrattati più di 100 immigrati afgani che avevano trovato “rifugio” in una fossa alla stazione Ostiense, ragazzi tra i 12 e i 14 anni! Hanno però montato un tendone poco distante da lì dove gli sventurati possono sostare di notte, per il cosiddetto piano “Emergenza freddo”, che, se avessimo imparato qualcosa dall’esperienza degli anni precedenti, forse non si sarebbe chiamato così …
Qualche giorno fa, invece, in un comune del Nord, che neanche voglio nominare, è stata ideata una santa iniziativa che porta il nome di uno dei tormentoni del periodo natalizio, quello che si canta intorno al tavolo, dopo il decimo pezzo di torrone e il quinto bicchiere di brachetto … intitolata “White Christmas”.
Si tratta di uniformare il colore della pelle della gente del paese entro Natale. No, non sbiancando la pigmentazione! Cacciando tutti quelli che ne hanno in eccesso.
A fronte di tutto questo, però, è necessario e onesto diffondere le notizie di episodi in netta controtendenza.
E’ vero, sentiamo sono cose orribili, ma ce ne sono anche di positive, ed è un peccato che non si vengano a sapere.
Chissà che, con queste premesse, il natale a Roma non possa essere un Red Christmas, rosso come quel filo che ha unito i bisogni di tutte queste persone, intessendo la tela purpurea della fiducia e della solidarietà tra popoli e tra individui. Che questo drappo rosso possa essere adagiato nella culla a Betlemme o sulle spalle di un malcapitato, vermiglio mantello che restituisce dignità.