feb
08
Inserito da Sandra Venturini il 08 febbraio 2010
“La cosa che mi spaventava di più era la paura di essere ucciso o derubato, quando sono tornato a Milano, quasi quasi volevo andare in chiesa ad accendere due candele, perché sono tornato vivo. Non sono cattolico, ma era per l’emozione, ero contentissimo, non ero contento di essere andato nel mio paese, ero contento di essere tornato in Italia. Ho incontrato persone che sparavano, proprio che sparavano!”
Da “Mi brucia il cuore! Viaggio di un Hazara in Afganistan, e ritorno” di Hussain Nazari.
Nato a Kabul nel 1990, in Italia dal 2006, Hussain nel 2008 è andato in Afganistan a cercare sua madre.
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L’Afghanistan nel 2009 e’ al penultimo posto al mondo nell’indice di sviluppo umano, che vuol dire qualità della vita. Eppoi ci sono la guerra, le bombe, le mine e i talebani. Per questo scappano. Per questo arrivano qui e spesso hanno alle spalle storie di sofferenze troppo grandi per ragazzi tanto giovani.
Soli al mondo
Anche lui si chiama Hussain, ha 19 anni e ha perso suo padre quando ne aveva 12. E’ poi fuggito con sua madre in Iran, lì lavoravano in un allevamento di polli, li ammazzavano di notte. Durante il viaggio per raggiungere l’Italia due anni fa, ha perso il numero telefonico di contatto con sua madre, che in Iran essendo clandestina deve spostarsi sempre, ritrovarla non é stato più possibile ….
Di lui vi avevo raccontato che un carrozziere a Roma lo aveva preso a lavorare, al nero però, un giorno si è fatto un taglio a una mano, allora l’han mandato via. Per fortuna gli han dato i soldi di un mese di lavoro da apprendista. Dopo un bel po’ di delusione, ora ha iniziato un corso di aiuto cuoco. C’è voluta perfino un’apposita divisa, con tanto di cappello e scarpe bianche.
Un po’ di fortuna!
Anche Khaled, 19 anni, ha perso i contatti con qualsiasi familiare … Eppure ora gli é capitata una bella fortuna: ha trovato una bravissima zia italiana che lo aiuta con lavoro e tabelline, sì perché Khaled deve fare gli esami di Terza Media e gli servono ripetizioni ….
E un’altra zia l’ha trovata Alì, una generosa scrittrice italiana che nonostante i propri impegni fa ripetizione di italiano e geografia a lui e a Khaled, sempre in vista della licenza media. E si preoccupa di promuovere Alì nel suo quartiere affinché trovi lavoro ….
Yunis, 23 anni, anche lui solo al mondo ma ora fidanzato in Finlandia, e’ venuto in Italia per ottenere il nulla osta al matrimonio. Se sei rifugiato non puoi avere i certificati dall’anagrafe o dall’ambasciata, servono altri documenti. Gli ho detto che poteva stare da me quando veniva a Roma, l’ho incoraggiato quando doveva andare in qualche ufficio e credeva che a lui non avrebbero dato retta. E’ andato tutto bene, e’ ripartito col nulla osta e tutti i timbri che servivano!
Molti non sanno
Che ci sono ragazzi afghani che a Roma vivono all’addiaccio, che li ho trovati a dormire con delle tendine leggere, senza riparo e in mezzo alle pozzanghere, che in confronto una situazione come a Rosarno era di lusso … Non so cosa si possa fare per loro di questi tempi, ma almeno non considerarlo normale …
dic
05
Inserito da Sandra Venturini il 05 dicembre 2009
Sandra Venturini, da Roma, scrive:
Domenica scorsa, quinta domenica di Novembre, alla Stazione Ostiense nessuno ha portato cibo la sera. La mensa per i rifugiati chiude il sabato e la domenica, per cui neanche a pranzo i ragazzi avevano mangiato niente. La serata era fredda ed erano molto affamati. Lo so, ve l’ho già raccontato tante volte, eppure questo fatto non può sembrarci una cosa normale. Tra di loro c’era un bambino di 9 anni, accompagnato dal fratello di …. 14 anni! Questi giovani spesso arrivano e ripartono nello spazio di pochi giorni, non parlano l’italiano e in genere neanche l’inglese, non hanno soldi, non conoscono la città, hanno quindi ben pochi strumenti per avventurarsi a cercare cibo presso le parrocchie o altri enti, come ci piace pensare che dovrebbero fare …
E’ vero, oltre 100 rifugiati afgani che vivevano in condizioni sub-umane dietro l’Air Terminal, sono stati trasferiti al centro della Croce Rossa a Castelnuovo di Porto. Il problema però non e’ risolto e continuerà a proporsi, come spiega l’articolo di AMISnet “Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva“.
E a proposito dei posti allestiti dal Comune per l’emergenza freddo, il numero verde mi ha già risposto – come già in passato – che gli interessati devono chiamare il loro numero, ogni caso sarà valutato, telefonicamente, in base alla fragilità. “Tu sei giovane” e’ stato detto ad uno di loro che aveva chiamato (traduzione: tu resti fuori!).
Una famiglia afgana composta da padre, madre, due bambine di 4 e 11 anni, da circa un mese chiedeva posto nei centri di accoglienza. La mamma e le due bimbe avevano trovato temporaneo riparo in una struttura che offriva alloggio ma non il cibo. Il padre dormiva all’addiaccio. Finalmente sono stati accolti tutti insieme e avranno persino colazione e cena. Spero che la bimba grande possa presto andare a scuola.
Habib, ragazzo serio e di poche parole, cercava da tempo lavoro presso un parrucchiere, dopo aver fatto la terza media, un corso per parrucchiere e … alcune centinaia di tagli di capelli ai ragazzi afgani. Ma non sembrava aver fortuna, forse per il suo look non abbastanza frivolo. Per aiutarlo nell’impresa, gli abbiamo stampato dei biglietti da visita, quando glieli abbiamo dati era commosso, ma ci ha anche confessato che proprio quel giorno aveva trovato lavoro, finalmente.
Yunis, che aveva ottenuto l’asilo politico ed è andato in Finlandia a trovare la signora che in passato l’aveva ospitato a casa sua, ora in quel paese ha trovato una fidanzata e ci ha chiesto come fare per avere i documenti per sposarsi. Per fortuna l’Alto Commissariato per i Rifugiati ci ha spiegato cosa deve fare e … si può fare.
Khaled di cui già vi abbiamo detto che ha 19 anni e sta facendo la terza media, ha trovato lavoro come giardiniere un paio di volte a settimana, era quello che ci voleva per permettergli di andare avanti con gli studi. E per acquistare fiducia nella vita.
A volte un piccolo aiuto può fare la differenza: una divisa da pizzaiolo per Mohamed, altrimenti non avrebbe potuto frequentare il corso di pizzaiolo offertogli dalla Caritas; due biglietti della metro per Hamid che doveva andare ad una intervista per lavoro, andata a buon fine; una pentola per la famiglia afgana che in seguito ha chiesto, timidamente e giustamente, anche un colapasta.
Ho mandato ai ragazzi gli auguri per la festa di Eid Qorban il 27 Novembre, ho ricevuto tanti SMS da loro :
“Tanti grasie mama di cure. Hai scritto tutto bene, ti saluto abraccio, a presto mama”.
“Ciao buonsera come stai grazei per salotare anchi per auguri nostr. festa grazei tant. salota ora”
“ciao buonasera grasi mamma buonatale sono Reza“
nov
26
Inserito da Antonio U. Riccò il 26 novembre 2009
(Questo testo è di Stefania Salomone, Roma. Lo pubblico perché offre lo spunto per una riflessione sull’altra Italia, quella che non ha nulla da spartire con la cinica e brutale politica dell’intolleranza verso i profughi e le minoranze in generale.)
Partiamo dall’inizio. Il 20 ottobre è stata firmata in Campidoglio l’ordinanza contro i lavavetri. Per loro, ma anche per i giocolieri ai semafori, prevista una multa di 100 euro. Sempre secondo il sindaco “chi è in evidente stato di bisogno non pagherà la multa, ma sarà avviato ai servizi di assistenza e di sostegno del Comune”.
Bene!… Si fa per dire.
Due domande:
- Quali sono questi servizi di assistenza e di sostegno del Comune?
- E’ logico pensare che uno che lava i vetri, nonostante magari sia diplomato o laureato, NON sia in evidente stato di bisogno? O forse ha lasciato il posto fisso perché si annoiava o perché il capo era antipatico?
Smettiamola di far finta di credere a queste cose per vivere in pace!
Proprio in questi giorni sono stati sfrattati più di 100 immigrati afgani che avevano trovato “rifugio” in una fossa alla stazione Ostiense, ragazzi tra i 12 e i 14 anni! Hanno però montato un tendone poco distante da lì dove gli sventurati possono sostare di notte, per il cosiddetto piano “Emergenza freddo”, che, se avessimo imparato qualcosa dall’esperienza degli anni precedenti, forse non si sarebbe chiamato così …
Qualche giorno fa, invece, in un comune del Nord, che neanche voglio nominare, è stata ideata una santa iniziativa che porta il nome di uno dei tormentoni del periodo natalizio, quello che si canta intorno al tavolo, dopo il decimo pezzo di torrone e il quinto bicchiere di brachetto … intitolata “White Christmas”.
Si tratta di uniformare il colore della pelle della gente del paese entro Natale. No, non sbiancando la pigmentazione! Cacciando tutti quelli che ne hanno in eccesso.
A fronte di tutto questo, però, è necessario e onesto diffondere le notizie di episodi in netta controtendenza.
E’ vero, sentiamo sono cose orribili, ma ce ne sono anche di positive, ed è un peccato che non si vengano a sapere.
Chissà che, con queste premesse, il natale a Roma non possa essere un Red Christmas, rosso come quel filo che ha unito i bisogni di tutte queste persone, intessendo la tela purpurea della fiducia e della solidarietà tra popoli e tra individui. Che questo drappo rosso possa essere adagiato nella culla a Betlemme o sulle spalle di un malcapitato, vermiglio mantello che restituisce dignità.
nov
17
Inserito da Sandra Venturini il 17 novembre 2009
Son finite nelle acque del mare Egeo, tra Grecia e Turchia, le giovani vite di otto profughi afgani, tra loro cinque i bambini… Come ha scritto Antonio nell’articolo L’ultimo pensiero, “…sono finiti sulla spiaggia delle nostre coscienze e qui reclamano attenzione, rispetto, pietà.”
Altri invece ce l’han fatta ad arrivare fin qui, ma spesso non hanno trovato che il deserto dell’indifferenza, l’ostilità dell’ignoranza, il razzismo della disiniformazione. “Sono così carini!” mi ha detto una giornalista che e’ venuta ad intervistarli alla Stazione Ostiense “se solo la gente si rendesse conto della situazione terrificante da cui sono fuggiti …“. Assuefatta al linguaggio dei mass media, la gente comune li identifica piuttosto coi talebani, senza rendersi conto che dai talebani loro sono fuggiti, per non essere uccisi, per non essere arruolati a forza, per continuare ad essere vivi e avere, magari, un futuro.
Noi che abbiamo il piacere di conoscere bene alcuni di questi ragazzi, restiamo affascinati dalla loro particolare gentilezza … Come possono dei ragazzi partiti da casa ancora bambini, conservare un’educazione e delle maniere così squisite? La loro antichissima cultura evidentemente vive in loro, anche quando per le circostanze della vita sono praticamente analfabeti. Vi racconto di uno di loro.
Storia di Ishat
L’ho conosciuto al freddo della Stazione Ostiense nel gennaio del 2008, aveva circa 15 anni. Non parlava una parola di inglese né di italiano. Ma voleva restare in Italia e mi ha chiesto aiuto per essere accolto come minore. Purtroppo, è stato spedito in un istituto isolato in provincia di Latina, una specie di casa di correzione, la scuola a un’ora e mezzo di cammino, il cibo scarso, la frutta mai, persino la doccia veniva concessa con difficoltà. Ishat voleva scappare, per fortuna aveva un cellulare, andavo spesso a cercare qualche ragazzo afgano che nella sua lingua lo convincesse a pazientare. E finalmente, dopo tre mesi, è stato ricondotto a Roma, ora vive in un buon centro per minori, parla e scrive bene in Italiano (ma non sa scrivere in darì, la sua lingua madre!), ha preso la licenza di scuola media e gli piacerebbe studiare.
In Afganistan, Ishat aveva frequentato un anno di scuola in tutto. In seguito a gravi minacce alla sua famiglia (di etnia hazara), suo padre aveva deciso che dovevano scappare. A Kandahar si sono separati, la madre e il padre in fuga verso il Pakistan, Ishat e il fratellino affidati a qualcuno che li ha portati in Iran. Da allora, Ishat non ha mai più avuto notizie dei suoi genitori. In Iran è rimasto più di un anno, lavorava come muratore, gli facevano persino guidare la macchina per trasportare i materiali, aveva più o meno 13 anni. Del lungo viaggio attraverso l’Iran, la Turchia, la Grecia, ricorda la paura di essere ributtato sulle montagne ai confini tra Iran e Turchia, dove uomini feroci avevano fama di sequestrare i viandanti e chiedere riscatti, tagliando a buon bisogno persino un dito o un orecchio. Suo fratello più piccolo è ancora in Iran. Ishat non vuole assolutamente che affronti il viaggio che lui ha fatto, “è troppo pericoloso” dice.
Ora Ishat ha 17 anni, il suo tempo stringe, deve raggiungere qualcosa prima della maggiore età, quando dovrà lasciare il centro. Così gli hanno trovato un lavoro di apprendista pasticciere, prende ben 5 mezzi per arrivare al lavoro e impiega 2 ore e mezza per ogni viaggio … Questa parte della storia e’ iniziata alcuni giorni fa, speriamo che questo dolcissimo ragazzo se la cavi!
nov
15
Inserito da Antonio U. Riccò il 15 novembre 2009
Qualche giorno fa la situazione dei profughi afgani a Roma è parzialmente mutata. Lo segnala la Rete romana di sostegno e tutela ai profughi, rifugiati, richiedenti asilo afgani in un comunicato.
Coordinate dalla Croce Rossa si sono svolte il 12 novembre le operazioni di trasferimento dei profughi afgani, raccolti nell’area dell’air terminal Ostiense e accampati presso la ormai nota “buca”, portati al CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma.
Si tratta di una soluzione tampone che non risolve il vuoto di misure di accoglienza che lo Stato italiano dovrebbe garantire a profughi e rifugiati. Il CARA è infatti una struttura per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il fatto stesso che del trasferimento facciano parte molte persone cui è gia stato riconosciuto il diritto d’asilo parla di una soluzione di fortuna.
L’accordo raggiunto tra Comune di Roma, Croce Rossa e CARA prevede che i dati di chi verrà ospitato non verranno trasmessi alle questure, elemento questo necessario per garantire ai rifugiati di completare l’iter per il riconoscimento del diritto d’asilo e la soluzione di eventuali problemi di procedura senza incorrere in espulsioni o ulteriori trasferimenti privi di garanzie.
Allo stesso tempo l’allontanamento da Roma (il CARA è a 40 km dalla città) non deve in alcun modo gravare sulle quotidiane attività formative e lavorative dei rifugiati e che favoriscono la loro integrazione.
Una delegazione della rete di associazioni che si è attivata in solidarietà con i rifugiati afgani è entrata nel CARA allo scopo di verificare le condizioni e i tempi di permanenza nel centro (ancora non chiari) e la tutela dei diritti dei richiedenti asilo, in particolare per quanti hanno incontrato blocchi nelle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato.
Se in modo del tutto parziale e inadeguato il Comune di Roma è intervenuto per una soluzione temporanea per chi ha fatto richiesta di asilo o gli è gia stato riconosciuto lo status, il problema non è affatto risolto per chi non ha documenti e è in transito sul territorio romano verso altri paesi della Comunità Europea.
Chiediamo quindi con forza adeguate garanzie rispetto al fatto che non vengano effettuate operazioni di polizia nell’area di Ostiense, rastrellamenti e espulsioni, operazioni che denunciamo fin da ora essere illegittime e illegali essendo previsto dalla legge il dovere di accoglienza nei confronti di profughi.
Per questo annunciamo fin d’ora che l’attività di tutela e sostegno ai rifugiati afgani, qualunque sia il loro status, in transito o meno, proseguirà e sarà rafforzata se necessario da mobilitazioni che coinvolgeranno tutti quei singoli e associazioni che lottano contro la cultura razzista che il pacchetto sicurezza, recentemente approvato, amplifica.
Per il diritto alla libera circolazione e a un’accoglienza dignitosa!
Rete romana di sostegno e tutela ai profughi, rifugiati, richiedenti asilo afgani.
nov
07
Inserito da Sandra Venturini il 07 novembre 2009
Sandra racconta che la manifestazione in Campidoglio ha avuto successo:
“Questa volta c’erano più persone, in concreto e’ stato ottenuto: posto al coperto per 50 persone; smantellamento della baraccopoli del “buco” rimandato al 1 Dicembre, quando dovrebbe partire “l’emergenza freddo”, quindi i rimanenti afgani sarebbero sistemati nei tendoni allestiti allo scopo; possibilità di riparo anche per gli irregolari; partenza di un censimento autogestito, con l’ausilio delle associazioni e dei centri sociali che hanno promosso la manifestazione …

Meglio di niente, mi pare, sempre che le promesse siano mantenute.”
Finalmente qualche buona notizia, dunque! Sandra però ricorda che le esigenze sono tante e non sono finite.
“Oggi e’ arrivata al Centro una famiglia afgana, padre madre e due bambine, hanno trovato posto, escluso il cibo, solo la madre e le bambine fino a lunedì, dopo infinite trattative durate tutto il giorno … il padre e’ all’addiaccio …”
nov
06
Inserito da Antonio U. Riccò il 06 novembre 2009
A proposito dell’associazione Medici per i Diritti Umani attiva, tra l’altro, in favore dei profughi afgani della Stazione Ostiense (v. Ruspe sulla disperazione e Lettera al sindaco), vi segnalo questo brano tratto dal mio romanzo:
(…) Così, trascinandosi dietro il loro letto, raggiunsero un luogo che Alì chiamò Ostiense. Era un quartiere, accanto alla stazione ferroviaria citata da Haschem, in cui molti profughi, non solo afgani, trascorrevano ormai da anni le loro notti. Dietro a una rete metallica, curva sotto il peso di coloro che l’avevano scavalcata, in un piazzale che una volta era pomposamente chiamato Air Terminal, erano affaccendati in molti a prepararsi un letto in cui trascorrere la notte.
Un paio d’anni prima, un’associazione di medici pietosi aveva acquistato delle tende a igloo e per qualche mese, ogni sera, la gente del quartiere vedeva spuntare una tendopoli in mezzo alla città. L’iniziativa era semplice e poco costosa, ma aveva un difetto: sanciva una presenza che molti avrebbero preferito non vedere. Per questo, in estate, l’amministrazione comunale era intervenuta offrendo una sistemazione altrove a chi era accampato e nello sgombero che era seguito le tende erano scomparse. Le tende, non i profughi, il cui flusso invece non cessava ed anzi aumentava. Così i nuovi arrivati si erano trovati ad affrontare l’inverno nelle stesse condizioni di chi li aveva preceduti un anno prima. Non restava che il cartone a proteggere dal freddo Alì e Abdulaziz. A notte inoltrata, si sdraiarono l’uno accanto all’altro, piegando a fatica il rigido cartone attorno al proprio corpo, chiudendo come potevano ogni apertura, così da non lasciar filtrare l’aria fredda della notte. Una volta sistemati, Alì iniziò a raccontare e a dipingere scenari che Abdulaziz, a occhi chiusi, vedeva vividi davanti a sé. (…)
Da Biscotti al cardamomo, pagg. 44-45
nov
05
Inserito da Antonio U. Riccò il 05 novembre 2009
Oggi, giovedì 5 novembre 2009, ci sarà a Roma una manifestazione in piazza del Campidoglio in per i diritti dei rifugiati afgani e di tutti i migranti. Me lo ha segnalato Alidad.
Il motivo è noto: venerdì 23 ottobre le forze dell’ordine hanno tentato di sgomberare l’accampamento denominato “la buca”, nei pressi dell’Air Terminal Ostiense, dove, da circa due anni vivono in drammatiche condizioni igienico sanitarie un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo afgani, molti dei quali in possesso di regolari documenti. Grazie alla presenza e all’attivazione degli operatori di MEDU ( Medici per i diritti umani) e di altri attivisti di movimenti antirazzisti, lo sgombero è stato rinviato e nessun ragazzo è stato arrestato.
A seguito del tentativo di sgombero si è attivata un’ampia rete di solidarietà costituita da associazioni, operatori, comitati e centri sociali sia presenti nella zona, sia attivi da anni a Roma nel sostegno e nella cooperazione con migranti e rifugiati.
Il primo obiettivo di questa rete è quello di dare un sostegno immediato all’associazione MEDU che ha organizzato un presidio permanente nella “buca” per migliorare le condizioni del campo e impedire che un eventuale sgombero avvenga senza alcuna soluzione alloggiativa per i rifugiati che ne hanno diritto.
Il secondo obiettivo è quello di costituire un tavolo di trattativa con le amministrazioni locali, per avere delle risposte concrete all’emergenza del centinaio di afgani che vive nei pressi dell’Air Terminal e che sino ad ora sono state completamente eluse.
Il terzo obiettivo è quello di aprire una discussione più ampia sul sistema di accoglienza adottato dal governo e amministrazioni locali, sistema che spesso non rispetta i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dalle normative nazionali e dalle convenzioni internazionali in materia di diritto d’asilo.
Obiettivo principale tra gli altri è l’attivazione diretta e l’autorganizzazione degli abitanti dell’Air Terminal, affinché possano rivendicare direttamente i loro diritti e costruire un processo di cittadinanza attiva. Per questi motivi, per chiedere il rispetto della dignità e dei diritti dei cittadini afgani dell’Air Terminal, di tutti i profughi e di tutti i migranti che vivono a Roma
Giovedì 5 novembre ore 16.00 Piazza del Campidoglio
nov
01
Inserito da Antonio U. Riccò il 01 novembre 2009
Quello che segue è un testo di Marzia Coronati, la redattrice di Passpartù (Amisnet.org) che segue e racconta con grande sensibilità le storie dell’immigrazione che accadono ogni giorno intorno a noi. Vi si parla di quanto sta accadendo alla Stazione Ostiense:
(…) Abdullah è solo uno delle decine di profughi afgani che abita la stazione Ostiense e i suoi dintorni. La maggior parte, circa un centinaio, oggi vive in una tendopoli improvvisata in un gigantesco cantiere a poche decine di metri dalla stazione, si tratta di una vallata di fango e immondizia, dove con materiali di risulta i ragazzi si sono costruiti i loro giacigli. Lo scorso venerdi 23 ottobre i carabinieri hanno fatto irruzione nella tendopoli. Le ruspe non hanno buttato giu niente quel giorno, ma è stato dettato un ultimatum: andarsene entro dieci giorni. Otto persone sono state portate in caserma perche senza documenti; il minisindaco del muncipio XI, Andrea Catarci, è intervenuto per non fare espellere gli otto, che fortunatamente hanno potuto effettuare la richiesta di status di rifugiati.
L’undicesimo municipio ha avanzato una proposta che va oltre a quella del trasferimento nei centri di accoglienza presistenti, avanzata da qualcuno. Il municipio vorrebbe allestire un polo di accoglienza presso l’Air terminal, la gigantesca struttura alle spalle della stazione oggi abbandonata, ma la decisione spetta al Comune (…)
Qui potete leggere l’intero testo e anche ascoltare la registrazione della trasmissione radiofonica..
ott
31
Inserito da Antonio U. Riccò il 31 ottobre 2009
In relazione al prossimo sgombero di cui vi ho scritto ieri, l’Associazione Medici per i Diritti Umani ha scritto questa lettera al Sindaco di Roma, Alemanno:
Egregio Signor Sindaco, gentile Assessore,
le drammatiche condizioni alloggiative ed igienico-sanitarie in cui vivono i rifugiati afgani presso la stazione Ostiense sono ben note da tempo e si protraggono ormai da anni senza che siano state individuate soluzioni di accoglienza dignitose e sostenibili nel tempo. Si tratta per lo più di giovani e adolescenti di nazionalità afgana, che fuggono da situazioni di violenza e di guerra ed hanno affrontato un viaggio lungo, difficile ed in alcuni tratti estremamente pericoloso per raggiungere il nostro Paese. Molti di loro sono richiedenti asilo o titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari o per protezione sussidiaria, persone che, quindi, soggiornano regolarmente nel nostro Paese ed hanno diritto ad un’assistenza sociale e sanitaria parificata a quella dei cittadini italiani.
Alla mancanza di qualsiasi tipo di rifugio che non siano l’asfalto, dei cartoni ed alcune coperte donate dalle associazioni, si aggiunge la presenza di una grande quantità di rifiuti e la totale mancanza di servizi igienici, con tutte le conseguenze immaginabili sul piano della salute individuale e collettiva. Nei mesi scorsi la nostra associazione – che da oltre tre anni porta assistenza socio-sanitaria ai rifugiati con un’unità mobile di medici ed operatori volontari – ha avuto l’opportunità di segnalare direttamente all’Assessore Belviso la gravità della situazione. Purtroppo, ad oggi, le misure adottate sono state eminentemente di ordine pubblico, cioè improvvise operazioni di sgombero realizzate dalle forze di pubblica sicurezza, con l’ausilio di mezzi meccanici. Tali operazioni, disposte senza la programmazione di una soluzione alternativa né a corto né a lungo termine, hanno causato solamente la perdita dei pochi e preziosi effetti personali dei rifugiati come ad esempio le coperte utilizzate per proteggersi durante la notte, la documentazione sanitaria ed i medicinali in loro possesso. Vi sono inoltre episodi di giovani afgani multati perché colpevoli, secondo quanto da loro testimoniato, di stazionare nei pressi della stazione ferroviaria o di cercare l’accesso ai bagni pubblici della stazione Ostiense. Queste persone quindi non solo non possono usufruire di standard di accoglienza accettabili ma oltretutto vengono in qualche modo punite per il fatto di trovarsi, senza colpa, in queste difficili condizioni.
Vogliamo inoltre ricordare che le associazioni impegnate sul terreno, tra cui Medici per i Diritti Umani, non si sono limitate a denunciare la situazione ma hanno formulato proposte concrete volte a fornire soluzioni di accoglienza adeguate agli standard richiesti e sostenibili nel tempo. Tra di esse ricordiamo l’istituzione presso la stazione Ostiense di punti di informazione e di un centro di prima accoglienza a bassa soglia oltre che a soluzioni abitative per i richiedenti asilo che coinvolgano in maniera solidale la cittadinanza.
E’ del resto del tutto evidente che non ci troviamo di fronte a una questione di decoro urbano ma piuttosto a un problema di civiltà dell’accoglienza. Riteniamo infatti che la civiltà di una città si misuri anche dalla capacità di accoglienza nei confronti delle persone più vulnerabili, a maggior ragione quando esse sono portatrici di diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali e dalla Costituzione italiana come nel caso dei rifugiati e i richiedenti asilo.Nella mattina di oggi 23 ottobre, le forze di pubblica sicurezza sono intervenute per un nuova operazione di bonifica ambientale presso un insediamento di profughi afgani situato nelle vicinanze della stazione Ostiense. Durante questa operazione erano presenti gli operatori della nostra associazione. Agli abitanti dell’insediamento sono stati dati dieci giorni per abbandonare le baracche improvvisate dopodiché verrà eseguito l’ennesimo sgombero senza che sia stata previamente individuata alcuna soluzione di accoglienza.
Signor Sindaco, gentile Assessore, è accettabile -oltre che efficace – continuare ad affrontare il problema con sgomberi e multe, il cui solo risultato è quello di spingere in situazioni sempre più degradanti persone la cui unica colpa è quella di essere state vittime delle guerra e di violazioni dei diritti fondamentali ?Signor Sindaco, gentile Assessore, è possibile sperare che a Roma vengano finalmente adottate misure concrete e immediate per assicurare a giovani profughi, spesso poco più che bambini, condizioni di accoglienza rispettose della dignità umana ?
Associazione Medici per i Diritti Umani
ott
30
Inserito da Antonio U. Riccò il 30 ottobre 2009
Tra qualche giorno un altro rifugio dei disperati non esisterà più. Le ruspe distruggeranno le baracchie improvvisate che gruppi di profughi hanno costruito nelle vicinanze della stazione Ostiense, a Roma.
Il 23 ottobre polizia e operai si sono presentati nello spiazzo in cui i profughi cercano ogni notte protezione dal freddo e dalla solitudine. Da quanto ho visto in un filmato dei Medici per i Diritti Umani, che hanno cercato di posticipare lo sgombero di una decina di giorni, tutti si sono comportati con correttezza e civiltà: gli afgani, che guardavano con tristezza le loro poche cose, i poliziotti, visibilmente a disagio nel dover applicare una legge che non tiene conto delle persone. Pare che la “ripulitura” dell’area sia stata effettivamente spostata di qualche giorno, così da poter cercare nel frattempo qualche alternativa. Ma non sembra che il Comune di Roma voglia fare la propria parte, purtroppo. Chiudere gli occhi e sperare che i profughi, così come sono venuti, si volatilizzino nel nulla: non vorremmo fosse questa la strategia degli amministratori capitolini.
Il filmato lo potete vedere su Youtube e anche in questa pagina del blog.
ott
11
Inserito da Sandra Venturini il 11 ottobre 2009
A Roma i rifugiati afghani arrivano e ripartono, in un’incessante ricerca di asilo e stabilità, con diversi livelli di bisogno che vanno dalle scarpe (tutti! sempre!) al cibo, alle coperte, a un posto letto, alle informazioni, ai documenti, ai biglietti di autobus e treno, per finire col lavoro che raramente si trova … allora ripartono, vanno a cercarlo in Germania e in Svezia, anche se hanno avuto i documenti per stare in Italia, così poi quei paesi li rispediscono qui e il girone infernale ricomincia. Ah quanto vorrei raccontarvi delle storie belle, magari se cerco bene in fondo al barile riesco pure a trovar qualcosa…
L’altro ieri per esempio, al pranzo che la Kyrios di Elisabeth porta il sabato ai ragazzi afgani che vivono in strada, ho distribuito loro i bicchieri di carta. I ragazzi aspettavano seduti e pazienti il proprio turno. Ho visto che ognuno di loro, erano circa 90, cercava un saluto, uno sguardo, un sorriso … Poveri figli, soli, con tanti problemi e lontani dai loro cari, ecco quello che volevano, non essere invisibili!
Quelli che stanno meglio
Loro ce l’hanno un posto per dormire, i documenti spesso sono in regola, e magari hanno un lavoro o qualche lavoretto. Questa è comunque la loro vita :
In conclusione
Questi ragazzi in generale sono volenterosi, miti e per bene. La gente e’ spesso diffidente nei loro confronti, pur senza averne mai incontrato uno! A mio marito, che ha chiesto al nostro amico Reza se gli sembrava che gli afghani assomigliassero agli italiani, lui ha risposto “No, assomigliamo di più ai filippini, perché siamo fedeli” … Penso voleva dire “fidati” …
E a noi che ci fidiamo di loro, regalano grandi gioie. Questa è una letterina ricevuta tempo fa:
“Gentile mia madre
domenica che è passat era il Guorno di mamma. che portroppo io non potuto salutar ti. Oggi ti faccio tanti auguri per quel giorno che è passat. questa è un piccolo (regalo) da me. Per mia madre. Sarai in baccaloppo (= in bocca al lupo) nel tutta la vita.
saluti
Nur”
E anch’io vi ringrazio, vi saluto ed auguro a tutti in bocca al lupo,
Sandra
set
13
Inserito da Sandra Venturini il 13 settembre 2009
Molti ragazzi stanno facendo il Ramadan, mangiano solo all’alba – verso le 4.30 – e poi niente, neanche l’acqua, fino al tramonto, verso le 20. Kabir, che lavora come barista, dopo essersi alzato all’alba, va direttamente al lavoro e porta avanti questo straordinario esercizio di autodisciplina, facendo caffè e cappuccini al bar…. A volte ne parliamo, lui mi dice che in questo periodo tutto è preghiera…
Un altro ragazzo, Farhad, mi ha chiesto un appuntamento per un parere urgente. Ci siamo visti al pranzo di Elisabeth, mi ha detto che la sua ragazza rumena voleva andare in discoteca. Ma durante il Ramadan lui non voleva andarci, dopo non ci sarebbe stato problema. Lei si era molto arrabbiata e lui si chiedeva se aveva fatto la cosa giusta. Giustissima, gli ho detto, una ragazza che non ti rispetta non ti merita. Se perdi te stesso, hai perso tutto. Era contento, era quello che voleva sentire.
set
10
Inserito da Sandra Venturini il 10 settembre 2009
Ha riaperto il Centro diurno JNRC presso la Chiesa Anglicana Americana di Via Nazionale, c’era tanto bisogno di questo posto amico dove ricevere un tè caldo, dove sostare senza paura e umiliazioni; incontrarsi con gli amici; usufruire dei servizi igienici. E anche ricevere un’informazione, un consiglio, una lezione di Italiano o d’inglese. A seconda dei fondi, vengono distribuite lamette da barba, fazzoletti di carta e altri articoli per l’igiene: molto richiesti ma costosi sono gli spazzolini da denti che vengono dati con estrema parsimonia ai nuovi arrivati.
Al Centro diurno JNRC in passato avevo conosciuto Atiq, che nei giorni scorsi era alla Stazione Ostiense solo in visita agli amici. Ormai, ha detto, aveva tutto quel che serve: un buon lavoro come fornaio e una stanza in subaffitto, era proprio soddisfatto!
Bashir, invece, era avvelenato dall’obbligo di vivere in Italia, dove son state prese le sue impronte. Lui vorrebbe andare in Germania, magari in Norvegia, l’Italia è la sua croce perché qui non trova lavoro e deve dormire per strada nonostante abbia i documenti.
Per Alì che aveva avuto l’asilo politico ci sarà ora da fare la terza media, perché altrimenti non potrà fare, per esempio, il meccanico. Intanto ha avuto un discreto successo con le pulizie, una signora amica lo trova bravissimo e per bene. Lui mi ha anche parlato della vendemmia in Francia, pagano bene, mi ha detto, e forse così potrà mandare qualche soldo a sua madre e sua sorella che, rifugiate in Pakistan, non hanno di che vivere.
set
08
Inserito da Sandra Venturini il 08 settembre 2009
“Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità”.
G.B. Shaw

Stazione Ostiense: ieri sera
Ieri sera alla Stazione Ostiense il cibo e il tè non mancavano, i ragazzi non erano troppi, l’esercito presidiava con tranquillità, la serata era piacevolmente fresca … ed ecco che un’intera famiglia afgana si è avvicinata per la cena: il padre portava in braccio un bambino addormentato di circa un anno o poco più, seguivano la mamma, la zia o forse era la nonna, una bambinetta di quattro anni e un bambino di sei. Avrebbero passato la loro seconda notte all’addiaccio, accanto ai binari, in attesa di proseguire il loro viaggio in cerca di asilo per l’Europa. Per fortuna avevo portato un paio di coperte leggere … stamattina ho pensato a quei bambini, a quelle povere donne afgane che iniziano anche loro ad arrivare, nonostante le nostre barricate.

Stazione Ostiense: ieri sera
E a proposito di fortezze, dopo lo smantellamento della baraccopoli di Patrasso, ecco un video sui ragazzi afgani rinchiusi in un centro per minori a Lesvos, in Grecia, dove vivono come animali in gabbia :
set
03
Inserito da Sandra Venturini il 03 settembre 2009
Le notizie che vi propongo nei quattro articoli intitolati Ragazzi afgani a Roma descrivono la situazione al dicembre 2008. Ve le offro anche se sono in parte superate dai fatti – e non sempre i fatti nuovi sono positivi! – perché possono aiutare a conoscere meglio la situazione dei profughi e soprattutto perché molte necessità di cui si parla nell’articolo sussistono ancora.
Sandra
Cosa serve
set
01
Inserito da Sandra Venturini il 01 settembre 2009
Le notizie che vi propongo nei quattro articoli intitolati Ragazzi afgani a Roma descrivono la situazione al dicembre 2008. Ve le offro anche se sono in parte superate dai fatti – e non sempre i fatti nuovi sono positivi! – perché possono aiutare a conoscere meglio la situazione dei profughi e soprattutto perché molte necessità di cui si parla nell’articolo sussistono ancora.
Sandra
I ragazzi dei Centri di Accoglienza
Indubbiamente stanno meglio, hanno un tetto ed un letto. Eppure, anche loro hanno bisogno di tante cose, soprattutto di sostegno morale, incoraggiamento e … svago. Spesso hanno perso qualsiasi contatto con la famiglia, e questo nel caso dei minori è particolarmente drammatico. Oppure, quando hanno il permesso di soggiorno, sono assillati dall’urgenza di trovare lavoro perchè a casa hanno fratelli minori, madri o sorelle senza alcun sostentamento. Però non hanno i soldi per fare telefonate di lavoro e per spostarsi, non hanno contatti di alcun tipo con la nostra realtà e, dulcis in fundo, spesso viene loro rifiutato un lavoro solo perché sono afgani e quindi, automaticamente, definiti “talebani”. Anche quando dai talebani le loro famiglie sono state sterminate.
Per distrarli da tanti problemi, a volte abbiamo portato qualcuno di loro al cinema o a qualche mostra, ultimamente siamo anche andati con dei minori allo zoo.
Quella giornata un pò speciale ha reso felici loro e noi. Finalmente i loro occhi tornavano a brillare!
(…continua…)
ago
30
Inserito da Sandra Venturini il 30 agosto 2009
Le notizie che vi propongo nei quattro articoli intitolati Ragazzi afgani a Roma descrivono la situazione al dicembre 2008. Ve le offro anche se sono in parte superate dai fatti – e non sempre i fatti nuovi sono positivi! – perché possono aiutare a conoscere meglio la situazione dei profughi e soprattutto perché molte necessità di cui si parla nell’articolo sussistono ancora.
Sandra
Mangiare
I ragazzi del Ponte hanno accesso a una mensa per rifugiati, un pasto al giorno dal lunedi’ al venerdi’, inoltre la sera alcune organizzazioni umanitarie portano a turno del cibo a Piazzale Ostiense. Il fine settimana però le cose si complicano: il sabato a pranzo l’associazione Kyrios sta cercando un luogo dove distribuire il cibo senza il pronto intervento delle forze dell’ordine; la domenica a pranzo si digiuna; la sera di sabato e domenica il cibo a volte arriva e a volte no….
Lo scorso fine settimana (30/11 – 1/12/08) il cibo non è arrivato nè il sabato nè la domenica, ci vorrebbe Victor Hugo per descrivere la scena: come ogni domenica sera, i volontari Kyrios son venuti con tè e biscotti, mio marito ed io avevamo qualche indumento e una scorta di circa 80 merendine … Il cibo non è arrivato; ci siamo fatti forza e abbiamo distribuito quel poco che c’era … Forse potete immaginare un gruppo di circa 100 ragazzi affamati e congelati che cercano di arraffare una o piu’ ridicole merendine, al diavolo la fila, i criteri di equità, ce li avevamo tutti addosso, una vera lotta per la sopravvivenza, anche la nostra.
Un posto dove stare
Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 16, possono stare al coperto in un sotterraneo della Chiesa Anglicana-Americana di St. Paul entro le mura. Lì ci sono i bagni, possono lavarsi e radersi, alle 10 viene distribuito tè con biscotti; possono addirittura giocare a scacchi e a ping pong, c’è anche un’aula dove alcuni volenterosi insegnano italiano, inglese o quant’altro si abbia voglia di insegnare.
(…continua…)
ago
29
Inserito da Sandra Venturini il 29 agosto 2009
Le notizie che vi propongo oggi e nei prossimi giorni descrivono la situazione al dicembre 2008. Ve le offro anche se sono in parte superate dai fatti – e non sempre i fatti nuovi sono positivi! – perché possono aiutare a conoscere meglio la situazione dei profughi e soprattutto perché molte necessità di cui si parla nell’articolo sussistono anche oggi.
Sandra
È circa un anno che i giovani rifugiati afgani sono entrati nella mia vita … Certamente l’hanno grandemente arricchita, di alcuni di loro ormai sono amica, mi sento chiamare hadjai, nonna, mamma, zia, maestra … a volte chiedono consigli, aiuto o solo auguri per il rinnovo del soggiorno. La loro vita è dura, a volte mi chiedo come potranno andare avanti, come tutti ce lo chiediamo per i nostri figli, certo, ma loro non hanno una rete di appoggi, spesso sono giovanissimi e non c’è una famiglia che dia una mano…
I ragazzi rifugiati di cui mi occupo sono sia quelli che vivono in strada che quelli che hanno già un alloggio, compresi i minori. I problemi che questi due gruppi affrontano sono diversi.
Quelli del Ponte
Come tutti i ragazzi afgani, son fuggiti dal loro paese per motivi di guerra, persecuzioni e violenza, affrontando un viaggio lungo e drammatico per raggiungere l’Italia. La maggior parte proviene dalla Grecia, un paese in cui vengono trattati con estrema durezza, altre volte peregrinano per l’Europa di paese in paese, alla ricerca di asilo. Spesso la loro situazione è regolare e, in base alle norme internazionali, avrebbero diritto alla protezione come richiedenti asilo e rifugiati. Di fatto, sono costretti a dormire in una situazione di indescrivibile degrado, senza servizi igienici, esposti al freddo e alla pioggia, con il solo riparo di un ponte, e ultimamente anche con l’assillo di venire multati per occupazione di suolo pubblico … tra loro sono numerosi i minori, l’età media è di circa 23 anni.
Dormire
Sotto il ponte dormono quei ragazzi che hanno fatto domanda di asilo e sono in attesa di un posto letto in un centro di accoglienza; quelli che son già stati 6 mesi in un centro e lo devono lasciare; quelli che stan facendo ricorso contro il rifiuto di asilo; quelli appena arrivati che non hanno ancora potuto farne domanda; quelli che non intendono restare in Italia e aspettano il momento propizio per procedere verso altri paesi europei. Infine, quei minori che si’, vorrebbero restare, ma hanno paura ad affrontare la polizia e cercano di capire come si fa.
Con l’emergenza freddo predisposta dal Comune, qualcuno di questi ragazzi troverà forse accoglienza per i mesi invernali, i posti però sono limitati e vengono assegnati in base a criteri di valutazione stabiliti individualmente e di volta in volta, chi è già stato 6 mesi in un centro di accoglienza, per esempio, ha molte meno chances di chi è in strada da un anno. Sicuramente andranno sotto il ponte i nuovi arrivati, quelli che vogliono ripartire per altri paesi, i minori che non osano consegnarsi, o che son stati già respinti dalla polizia e devono ritentare.
(…continua…)
ago
22
Inserito da Antonio U. Riccò il 22 agosto 2009
…il nostro blog si arricchisce di una collaborazione preziosa, quella di Sandra che ci fornirà di tanto in tanto notizie da Roma. È importante condividere la conoscenza di ciò che si muove nel nostro Paese relativamente ai temi che questo blog tratta (immigrazione, diritti, umanità) e Sandra sarà di grande aiuto perché è a diretto contatto con questa realtà.
Grazie a lei e buona lettura a voi!
Antonio Umberto Riccò