Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

gen

09

Vergogna giornalistica

Inserito da Antonio U. Riccò il 09 gennaio 2010

Ma chi lo dice che la moderna manipolazione mediatica dell’informazione deve essere sottile, quasi impercettibile, nascosta? Perché scomodare i messaggi subliminari o ad altre raffinatezze quando i metodi grezzi di un tempo hanno comunque successo? Ce lo dimostra tutte le sere il TG1, che in questi giorni sta dando un corposo contributo alla campagna elettorale ormai aperta.

Il TG1, una volta, era il telegiornale principale della RAI. Forse sembrava a volte un po’ noioso. E tuttavia i servizi che presentava erano tesi ad accreditare di l’immagine di un TG ingessato, ma che almeno si sforzava un pochino d’essere equilibrato: oggi, diretto da Augusto Minzolini, è diventato lo strumento principe della propaganda del governo, in gara con il TG4 di Emilio Fede (che essendosi da tempo dichiarato il fan più convinto di Silvio almeno non si può accusare d’ipocrisia). Non serve ascoltare i commenti che il direttore in persona di tanto in tanto ci propina: basta guardare il TG1, anche solo di tanto in tanto, per capire che il ruolo di cavallo di Troia (di Mediaset) nella televisione pubblica viene svolto senza alcuna vergogna e in modo esplicito. Spudorato, direi.

Venerdì sera, alle 20.00, ha offerto una panoramica dei fatti del giorno che sembrava – per scelta dei temi, delle immagini e dei testi – scritta in via Bellerio, cioè nella sede nazionale della Lega Nord. Questa era la scaletta dei primi 20 minuti di trasmissione:

- Titoli d’apertura (in evidenza: gli scontri tra la popolazione di Rosarno (Calabria) e gli immigrati)
- La battaglia di Rosarno, con un’inviata che intervistava i protagonisti dei disordini, e la riproposizione di un servizio d’archivio sulla “Città di cartone”, un fatiscente capannone industriale in cui vivono centinaia di immigrati africani sfruttati nelle aziende locali – quasi 6 minuti di servizio.
- Immigrazione e politica con le citazioni di alcuni esponenti politici (2 minuti), secondo il metodo sandwich (pane, salame, pane): largo spazio al Ministro degli Interni Maroni, che spiega come sia stata l’eccessiva tolleranza verso gli immigrati a provocare i disordini, qualche frasetta concessa in fretta all’opposizione (Bersani riesce almeno a dire che la legge che attualmente regola l’immigrazione prende il nome dai due politici che l’hanno concepita: Bossi e Fini) e per finire una carrellata di esponenti del centrodestra.
- Un minuto e mezzo viene dedicato al tema – proposto dal Ministro Gelmini e certamente importante – della riduzione del numero degli alunni stranieri per classe.
- Intervista al capogruppo della Lega Nord alla Camera e candidato alla presidenza della Regione Piemonte, Roberto Cota, utilizzata per riprendere il tema dell’immigrazione clandestina (2 minuti e 20 secondi)
- Piccola finestra “informativa” sulle elezioni regionali e soprattutto sull’economia italiana, che secondo il TG1 va a gonfie vele, meglio della media europea (2 minuti e 35)
- Condanna in Tribunale di quattro rumeni accusati di stupro e di rapina (1 min. e 35 sec.)
- Arresto di uno stupratore seriale – un africano – a Milano (1 min e 20 sec.)
- Attentato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria da parte della criminalità organizzata (1 min. e 25 sec.)
- Tentativo di attentato di Al Qaida sul volo tra l’Olanda e gli Stati Uniti (1 min. e 35 sec).

Di questo passo, tra un giorno e l’altro, sarà l’inno a Berlusconi ad aprire e chiudere il TG1…

nov

19

Bossi: miope o cieco?

Inserito da Antonio U. Riccò il 19 novembre 2009

Quella mente fine di Umberto Bossi, il Gran Guru di Cassano Magnano, con la soave gentilezza che lo contraddistingue ha – scrive La Repubblica – “dato voce all’ira del Carroccio“. Bossi ha detto:

Gli immigrati devono essere mandati a casa loro, non c’è lavoro neanche per noi“.

Conosco questa frase da alcuni decenni. E la conoscono bene gli italiani all’estero perché se la sono sentita dire dagli intolleranti di turno ad ogni crisi del mercato del lavoro. Pardon, mi correggo. Dagli intolleranti e dai miopi, sarebbe più corretto scrivere, perché solo persone che non sanno guardare più lontano dal loro naso non riescono a guardare la realtà per quella che è. E Bossi è certamente uno di questi.

È un dato di fatto che gli immigrati contribuiscono in modo essenziale all’economia del nostro paese: la stragrande maggioranza di loro svolge un lavoro per il quale sono pochi gli italiani interessati, paga le tasse e i contributi sociali, contribuendo così a garantire anche a tutti noi, oltre che a se stessi, i servizi sociali essenziali; senza gli immigrati interi servizi semplicemente non esisterebbero: chiedetevi quante sono le badanti italiane rispetto alle esigenze attuali e future e ve ne convincerete; la loro presenza è importante oggi ma lo sarà ancor più in futuro perché come sappiamo gli italiani fanno sempre meno figli (anche se il Papa non è d’accordo) e le pensioni di domani potranno essere pagate solo se ci saranno tanti giovani che lavorando contribuiranno a coprire le esigenze.

Non sono idee mie, né di sociologi o economisti di estrema sinistra. Sono ormai le conclusioni cui giungono praticamente tutti i centri di ricerca e non solo in Italia. Solo Bossi, la Lega Nord e i loro accoliti le ignorano o fingono d’ignorarle. Il risultato è lo stesso. Chiudono gli occhi alla realtà e ne immaginano una loro, diversa, al tempo stesso protettiva (verso di loro) e aggressiva (verso gli altri). Fanno leva sulle paure senza dare risposte vere e convincenti, senza avere il coraggio di spiegare che l’integrazione degli immigrati non è solo un dovere morale, ma è anche nell’interesse degli stessi italiani. E la domanda finale non può che essere: ma Bossi e i suoi sono miopi o ciechi?

set

07

Come un legno sulla riva

Inserito da Antonio U. Riccò il 07 settembre 2009

Non sono pochi i giovani provenienti da altri Paesi che arrivano in Italia, a volte senza nemmeno aver scelto il nostro Paese come meta del loro viaggio, come pezzi di legno spinti dalle onde sulla spiaggia. Di quelli che vi rimangono si sa generalmente poco: vivono accanto a noi spesso in punta di piedi, imparano la nostra lingua fino ad essere irriconoscibili, apprendono le nostre usanze senza dimenticare quelle d’origine. Non ci fossero le eccezioni sparate in prima pagina dai giornali quando qualcuno di essi commette dei reati, non soffiasse il vento ruvido provocato dal violento blaterare della Lega, nemmeno ci accorgeremmo della loro presenza.

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Il ragazzo che vedete nella foto insieme ad Alidad è uno di loro. Gina mi ha raccontato che era arrivato in Italia anni fa dall’Albania per essere curato da una grave malattia da cui è fortunatamente perfettamente guarito. Lo aveva ospitato la Casa per la Pace di Firenze gestita da Pax Christi, che grazie a una convenzione era allora in grado di offrire un posto per chi avesse avuto bisogno di cure mediche particolari o convalescenza. E. non ha affrontato solo la malattia. Ha anche superato l’esame di licenza media, impegnandosi negli studi fino a raggiungere la maturità e a iniziare l’università e vive oggi autonomamente.

Alidad_con_E_01Questo giovane albanese – come molti connazionali e altri provenienti da tanti diversi Paesi – può dare tanto all’Italia solidale che lo ha accolto, sempre che l’Italia gretta e cieca degli intolleranti non lo spinga a emigrare per la seconda volta.

apr

18

Thomas Hammarberg è un diplomatico svedese chiamato nel 2006 a ricoprire l’incarico di Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. È un uomo pacato, equilibrato, con una lunga esperienza nelle materie di cui si occupa. Due giorni fa ha pubblicato un rapporto sulla politica italiana in materia d’immigrazione con un linguaggio insolitamente poco “diplomatico”. Vi riporto di seguito il testo del comunicato stampa che il suo ufficio ha rilasciato. Il titolo riprende una delle dichiarazioni di Hammarberg: “L’Italia deve porre fine alla discriminazione e alla xenofobia e migliorare la propria politica in materia di immigrazione”

t_hammerbergStrasburgo, 16.04.2009 – “Nonostante siano stati compiuti degli sforzi, permangono preoccupazioni per quanto riguarda la situazione dei rom, le politiche e le pratiche in materia di immigrazione e il mancato rispetto dei provvedimenti provvisori vincolanti richiesti dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo” ha dichiarato oggi Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nel presentare il proprio rapporto sull’Italia.

“Le autorità dovrebbero condannare più fermamente ogni manifestazione di razzismo o di intolleranza e garantire l’effettiva applicazione della legislazione anti-discriminazione”, ha affermato. Ha inoltre raccomandato di accrescere il numero di rappresentanti dei gruppi etnici in seno alle forze di polizia e di istituire un organismo nazionale indipendente, quale il mediatore, per rafforzare la tutela dei diritti umani.

Il commissario Hammarberg raccomanda inoltre di migliorare la situazione dei rom. “Permane nei loro confronti un clima di intolleranza e le loro condizioni di vita sono tuttora inaccettabili in un certo numero di campi da me visitati. Le buone prassi a livello locale esistono nel paese e dovrebbero essere estese”. Il Commissario esprime altresì profonda inquietudine circa l’opportunità di effettuare un censimento nei campi rom e sinti e si dichiara preoccupato per la sua “compatibilità con le norme europee che disciplinano la raccolta e il trattamento di dati a carattere personale”.

Il Commissario incoraggia inoltre vivamente le autorità a creare dei meccanismi di consultazione a ogni livello con i rom e i sinti, ad evitare le espulsioni che non sono accompagnate da alcuna offerta di risistemazione e ad attuare soluzioni educative appropriate per i bambini. Spera d’altro canto che “il nuovo piano d’azione relativo alle misure di protezione sociale e di integrazione sarà messo in opera quanto prima e che le autorità manterranno al più presto la promessa di ratificare senza riserve la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla nazionalità, che tutelerà in particolare gli interessi dei bambini rom di fatto apolidi”.

Il Commissario ribadisce le proprie critiche sul disegno di legge sulla sicurezza pubblica, che rischia di avere effetti negativi sui diritti degli immigrati. “La criminalizzazione degli immigrati è una misura sproporzionata, che potrebbe avere l’effetto di acuire le tendenze discriminatorie e xenofobe che già si manifestano nel paese” ha dichiarato. “Inoltre, la recente disposizione adottata dal Senato, che consente al personale medico di segnalare alla polizia gli immigrati irregolari che si rivolgono al sistema sanitario è profondamente ingiusta e potrebbe portare a una loro maggiore emarginazione”.

Il Commissario Hammarberg esprime preoccupazione per un certo numero di ritorni forzati in Tunisia imposti per motivi di sicurezza a persone che corrono tuttavia gravi rischi di essere torturate nel loro paese. “Gli Stati hanno evidentemente il dovere di proteggere le società dal terrorismo, ma non devono, per questo, violare le norme in materia di diritti umani, quali il divieto assoluto della tortura o dei trattamenti disumani. L’Italia non ha provveduto ad applicare le misure provvisorie vincolanti richieste dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per porre fine alle espulsioni, compromettendo in tal modo gravemente l’efficacia del sistema europeo di protezione dei diritti umani”.

Il Commissario ha infine espresso soddisfazione per un certo numero di misure positive prese dalle autorità italiane, e in particolare per l’adozione di programmi di educazione interculturale, per la decisione di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla lotta contro la tratta degli esseri umani e per lo sviluppo di un programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati.

Il rapporto è basato sulla visita effettuata lo scorso gennaio e rientra nell’ambito del seguito dato alle raccomandazioni formulate dal Commissario nel suo memorandum del luglio 2008. È pubblicato insieme alla risposta delle autorità; una galleria di fotografie illustra la visita.

Il rapporto di Hammerberg, in lingua inglese, è visibile qui:

Report by Thomas Hammarberg, Commissioner for Human Rights of the Council of Europe, following his visit to Italy on 13-15 January 2009

mar

17

Ormai parecchi anni fa, quando in Italia nessuno discuteva d’immigrazione, mentre in altri paesi europei le società multietniche erano già da tempo una visibile realtà, un regista tedesco ha provato ad immaginare cosa sarebbe successo se all’improvviso la Germania (allora ancora divisa) fosse rimasta senza gli stranieri. Non ricordo, purtroppo, il nome dell’autore e il titolo del film, girato senza attori professionisti. Ma ricordo che documentava con dovizia di particolari e in modo spettacolare – dati alla mano – le conseguenze di una politica anti-immigrati. Erano gli anni in cui le formazioni dell’estrema destra neonazista tedesca lanciavano lo slogan “Ausländer raus!” (Via gli stranieri!).

Le immagini presentate parlavano da sole: molti ospedali non erano più funzionanti per la mancanza di infermiere coreane e di medici libanesi, ad esempio; le città erano invase dai ratti a causa dell’assenza di netturbini, per la maggior parte spesso turchi; tutto il settore dei servizi, in generale, era crollato; ovviamente non erano più aperti ai clienti i ristoranti cinesi, greci, italiani, ecc., né le gelaterie – in larghissima parte gestite da famiglie venete.

A questo film ho pensato nei giorni scorsi ricevendo da Misa un appello, che volentieri pubblico qui sotto:

Un giorno senza immigrati – Un dia sin inmigrantes

Passiamo la voce!

Un giorno senza immigrati in Europa! Noi immigrati e i cittadini europei sensibili siamo stanchi dei politici e dei mass media xenofobi, che trasmettono, come farebbero i nazisti, l’idea che gli immigrati siano la causa principale di tutti i mali. Le misure approvate in Italia e nel Parlamento Europeo manifestano la criminalizzazione di esseri umani i cui paesi sono stati vittime dello sfruttamento europeo, e che quindi vengono in Europa attratti dall’immagine di benessere che, apparentemente, offre.

Per manifestare contro questo atteggiamento perverso e dimostrare il peso sociale ed economico degli immigrati in Europa, il prossimo 20 marzo – un giorno prima della Giornata mondiale contro il razzismo – nessun immigrato residente in Europa lavorerà, né prenderà un mezzo di trasporto pubblico, né consumerà in ristoranti, bar, cinema, etc. e per dimostrare il suo impegno dinanzi alla prevaricazione che soffrono i suoi compatrioti, nemmeno gli sportivi extracomunitari, soprattutto
calciatori, lavoreranno in questa giornata. In qualche modo dobbiamo fermare questa irresponsabilità istituzionale, e non esiste forse altra via dell’unione, la rete sociale e l’impegno individuale. Dimostriamo, a coloro che credono e cercano di manipolarci come burattini, chi siamo e di cosa siamo capaci. Facciamolo per una società più umana e giusta.

Per noi stessi, per i nostri figli.

Pasemos la voz – Un dia sin inmigrantes en Europa!

feb

28

Un pizzico di buonsenso

Inserito da Antonio U. Riccò il 28 febbraio 2009

“Se vogliamo mantenere invariato il numero degli italiani in età lavorativa per i prossimi venti anni, avremo bisogno mediamente di 300mila immigrati all’anno. Piaccia o no, la prosperità futura del nostro Paese dipenderà dalla sua capacità di attrarre forza-lavoro dall’estero e di integrarla in maniera adeguata. Su questa base dobbiamo ridefinire i nostri obiettivi di sviluppo, sicurezza e coesione sociale, dandoci così una politica per l’immigrazione in linea con le esigenze del Paese per i prossimi decenni. Altro che misure di dissuasione e “grida” manzoniane!”

La citazione che vi propongo oggi riprende le parole di un noto esponente politico, pubblicate da La Repubblica. Non si tratta di un ex deputato di Rifondazione Comunista, come potreste forse pensare, ma dell’ex Ministro degli Interni di centrodestra, Beppe Pisanu. È la seconda volta che lo cito nel mio blog (v.
Il sonno della ragione genera mostri), ma non me ne pento, perché Pisanu sembra avere il coraggio di mettere un pizzico di buonsenso nel dibattito politico italiano.

In fondo servirebbe poco per diventare un paese normale.

Per esempio si potrebbe iniziare col riconoscere, con Pisanu, che l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina non servirà certo come deterrente, “perché la fame, la disperazione e anche la speranza che spingono tanti migranti non conoscono ostacoli“. E che le cosiddette ronde di volontari, volute dalla Lega Nord, “oggettivamente costituiscono un vulnus all’unitarietà e all’efficienza del nostro sistema di sicurezza“.

L’intervista di Vladimiro Polchi a Pisanu, pubblicata da Repubblica.it, s’intitola “Su ronde e immigrati il governo sta sbagliando” e la potete leggere integralmente qui.

feb

12

Francesco Comina ha scritto nei giorni scorsi, per il quotidiano trentino L’Adige, un editoriale intitolato “No ai medici spie anticlandestini” in cui ha messo a confronto l’America di Obama e la nostra (povera) Italia:

“Nel giorno in cui Obama estende la copertura sanitaria a tre milioni e mezzo di bambini rimasti scoperti e annuncia la riforma dell’intero sistema, in Italia si vota un emendamento in cui si invitano i medici a denunciare gli stranieri feriti, malati, bisognosi di cure, che non posseggono documenti. “

Comina definisce questo provvedimento “barbaro” e usa parole molto esplicite per raccontare quello che sta accadendo, in Parlamento, in queste settimane:

Ora la maggioranza al governo chiede l’appoggio dei medici per rafforzare la grande caccia al nemico, ossia l’immigrato che cerca un riscatto possibile in una vita stremata, cosparsa di rischi, pericoli, tragedie quotidiane. La maggior parte degli immigrati clandestini che vivono nelle nostre città (ci sono badanti, colf, lavoratori in nero, operai, stranieri con tanto di laurea) provengono da esperienze allucinanti di vita: uomini e donne che fuggono la fame, la persecuzione, che scappano dal morso della violenza, della sopraffazione, baraccati che hanno come unico sogno quello di poter salire sulle carrette del mare per poter almeno vedere le luci dell’opulenza vista in televisione o ascoltata nei racconti dei turisti. Ma appena mettono piede sul nostro suolo sono colpevoli, sono criminali per il semplice fatto di esistere. Devono nascondersi per non farsi sorprendere. Molti non ce la fanno ad integrarsi perché non ne hanno nemmeno i mezzi. E vengono ributtati indietro dopo essere passati nei centri di detenzione temporanea.

Francesco Comina non ha letto il mio romanzo, ma se e quando lo leggerà scoprirà molti punti in comune nelle nostre visioni.

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