Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

gen

09

Vergogna giornalistica

Inserito da Antonio U. Riccò il 09 gennaio 2010

Ma chi lo dice che la moderna manipolazione mediatica dell’informazione deve essere sottile, quasi impercettibile, nascosta? Perché scomodare i messaggi subliminari o ad altre raffinatezze quando i metodi grezzi di un tempo hanno comunque successo? Ce lo dimostra tutte le sere il TG1, che in questi giorni sta dando un corposo contributo alla campagna elettorale ormai aperta.

Il TG1, una volta, era il telegiornale principale della RAI. Forse sembrava a volte un po’ noioso. E tuttavia i servizi che presentava erano tesi ad accreditare di l’immagine di un TG ingessato, ma che almeno si sforzava un pochino d’essere equilibrato: oggi, diretto da Augusto Minzolini, è diventato lo strumento principe della propaganda del governo, in gara con il TG4 di Emilio Fede (che essendosi da tempo dichiarato il fan più convinto di Silvio almeno non si può accusare d’ipocrisia). Non serve ascoltare i commenti che il direttore in persona di tanto in tanto ci propina: basta guardare il TG1, anche solo di tanto in tanto, per capire che il ruolo di cavallo di Troia (di Mediaset) nella televisione pubblica viene svolto senza alcuna vergogna e in modo esplicito. Spudorato, direi.

Venerdì sera, alle 20.00, ha offerto una panoramica dei fatti del giorno che sembrava – per scelta dei temi, delle immagini e dei testi – scritta in via Bellerio, cioè nella sede nazionale della Lega Nord. Questa era la scaletta dei primi 20 minuti di trasmissione:

- Titoli d’apertura (in evidenza: gli scontri tra la popolazione di Rosarno (Calabria) e gli immigrati)
- La battaglia di Rosarno, con un’inviata che intervistava i protagonisti dei disordini, e la riproposizione di un servizio d’archivio sulla “Città di cartone”, un fatiscente capannone industriale in cui vivono centinaia di immigrati africani sfruttati nelle aziende locali – quasi 6 minuti di servizio.
- Immigrazione e politica con le citazioni di alcuni esponenti politici (2 minuti), secondo il metodo sandwich (pane, salame, pane): largo spazio al Ministro degli Interni Maroni, che spiega come sia stata l’eccessiva tolleranza verso gli immigrati a provocare i disordini, qualche frasetta concessa in fretta all’opposizione (Bersani riesce almeno a dire che la legge che attualmente regola l’immigrazione prende il nome dai due politici che l’hanno concepita: Bossi e Fini) e per finire una carrellata di esponenti del centrodestra.
- Un minuto e mezzo viene dedicato al tema – proposto dal Ministro Gelmini e certamente importante – della riduzione del numero degli alunni stranieri per classe.
- Intervista al capogruppo della Lega Nord alla Camera e candidato alla presidenza della Regione Piemonte, Roberto Cota, utilizzata per riprendere il tema dell’immigrazione clandestina (2 minuti e 20 secondi)
- Piccola finestra “informativa” sulle elezioni regionali e soprattutto sull’economia italiana, che secondo il TG1 va a gonfie vele, meglio della media europea (2 minuti e 35)
- Condanna in Tribunale di quattro rumeni accusati di stupro e di rapina (1 min. e 35 sec.)
- Arresto di uno stupratore seriale – un africano – a Milano (1 min e 20 sec.)
- Attentato alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria da parte della criminalità organizzata (1 min. e 25 sec.)
- Tentativo di attentato di Al Qaida sul volo tra l’Olanda e gli Stati Uniti (1 min. e 35 sec).

Di questo passo, tra un giorno e l’altro, sarà l’inno a Berlusconi ad aprire e chiudere il TG1…

dic

04

Spararle grosse

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 dicembre 2009

La Lega Nord e parte del governo di centrodestra non hanno perso un’occasione per gridare “al lupo! al lupo!” ogni volta che la cronaca offriva lo spunto per una caccia allo straniero, preferibilmente entrato illegalmente in Italia. E i risultati si vedono. Siamo il Paese europeo che ha più timore degli immigrati irregolari e siamo quello che sbagli (per eccesso!) le stime sulla presenza degli stranieri in italia. Poche informazioni, ma ben confuse

Il rapporto “Transatlantic Trends: Immigration” curato, tra gli altri, dal German Marshall Fund of the United States e dalla Compagnia di San Paolo di Torino afferma, secondo La Repubblica, che:

L’81% degli intervistati si dice più preoccupato dell’immigrazione illegale, che di quella legale: è la più alta percentuale tra i Paesi monitorati. Gli italiani pensano che i cittadini stranieri in Italia siano il 23% della popolazione complessiva (invece sono circa il 6%). Non solo. Il 49% considera l’immigrazione più un problema che una risorsa (4 punti percentuali in più rispetto all’anno scorso) e il 77% addossa agli irregolari la colpa dell’aumento della criminalità. E ancora: solo il 36% chiede di mettere in regola tutti gli immigrati privi di permesso di soggiorno.

La società della finta informazione è fatta così, basta spararle grosse ripetutamente e qualche pollo credulone lo si trova sempre. Questa è la politica della Lega Nord. Ma l’altra politica dov’è?

nov

20

Conati di vomito

Inserito da Antonio U. Riccò il 20 novembre 2009

È vero che col tempo ci stiamo abituando ormai a tutte le nefandezze italiane, ma una notizia riportata ieri (giovedì) dai giornali mi sembra davvero superi di gran lunga ogni perversa fantasia e meriti un conato di vomito.

La notizia è che l’amministrazione di centrodestra di un comune del Bresciano, Coccaglio, ha avviato il 25 ottobre l’operazione “White Christmas”. Non si tratta di un’iniziativa per abbellire di luminarie le vie del centro, né di un concorso di canzoni natalizie e nemmeno di una gara a chi fa il presepe più suggestivo. Il Bianco Natale inventato dal sindaco leghista del piccolo centro (7.000 abitanti) piacerebbe sicuramente agli incappucciati signori del Ku Klux Klan e farebbe commuove gli ufficiali della Gestapo. L’operazione White Christmas consiste in “due mesi di controlli a tappeto nelle abitazioni degli extracomunitari con permesso di soggiorno in scadenza” (così La Repubblica) con l’obiettivo di individuare gli irregolari e di cacciarli. Scrive Sandro de Riccardis sul quotidiano romano:

“I vigili vanno casa per casa a suonare il campanello di circa 400 extracomunitari. Quelli che hanno il permesso di soggiorno scaduto da sei mesi e che devono aver avviato le pratiche per il rinnovo. «Se non dimostrano di averlo fatto – dice il sindaco Franco Claretti – la loro residenza viene revocata d’ ufficio». L’ idea dell’ operazione intitolata al Natale nasce dopo l’ approvazione del decreto sicurezza che dà poteri più incisivi al sindaco, che poi chiede ai suoi funzionari di verificare i dati dell’Anagrafe sugli stranieri. Nel paese, in dieci anni, gli extracomunitari sono passati dai 177 del 1998 ai 1562 del 2008, diventando più di un quinto della popolazione. Con marocchini, albanesi e cittadini della ex Jugoslavia tra i più presenti. «Da noi non c’ è criminalità – tiene a precisare Claretti – vogliamo soltanto iniziare a fare pulizia».”

Solo pulizia, dunque. Etnica, verrebbe da aggiungere.

Già l’iniziativa in sè provoca ribrezzo, se poi viene associata al Natale appare cinica, offensiva, mistificante. Un Natale che naturalmente è “bianco” per rendere l’idea della neve che cade e della famiglia unita (ovviamente una famiglia italiana doc!) davanti al caminetto acceso. O forse per escludere chi “bianco” in senso lato non è.

Il parroco del paese ha fatto sentire la sua voce, un gruppo di parlamentari del PD ha protestato con il Ministro degli Interni, il mondo dei blogger ha commentato con ribrezzo questa brutta storia italiana e la fondazione FareFuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, ha scritto che si tratta di «una strumentalizzazione inutile e volgare».

Solo Roberto Maroni, pseudoministro degli Interni, non ha fiatato. Ovvio: anche lui fa parte del clan. Il sindaco Claretti ha detto a chiare lettere che proprio l’uomo cui Berlusconi ha affidato il ministero degli Interni “ha dato dei consigli per attuare il provvedimento senza incorrere nei soliti ricorsi ai giudici”.

nov

19

Bossi: miope o cieco?

Inserito da Antonio U. Riccò il 19 novembre 2009

Quella mente fine di Umberto Bossi, il Gran Guru di Cassano Magnano, con la soave gentilezza che lo contraddistingue ha – scrive La Repubblica – “dato voce all’ira del Carroccio“. Bossi ha detto:

Gli immigrati devono essere mandati a casa loro, non c’è lavoro neanche per noi“.

Conosco questa frase da alcuni decenni. E la conoscono bene gli italiani all’estero perché se la sono sentita dire dagli intolleranti di turno ad ogni crisi del mercato del lavoro. Pardon, mi correggo. Dagli intolleranti e dai miopi, sarebbe più corretto scrivere, perché solo persone che non sanno guardare più lontano dal loro naso non riescono a guardare la realtà per quella che è. E Bossi è certamente uno di questi.

È un dato di fatto che gli immigrati contribuiscono in modo essenziale all’economia del nostro paese: la stragrande maggioranza di loro svolge un lavoro per il quale sono pochi gli italiani interessati, paga le tasse e i contributi sociali, contribuendo così a garantire anche a tutti noi, oltre che a se stessi, i servizi sociali essenziali; senza gli immigrati interi servizi semplicemente non esisterebbero: chiedetevi quante sono le badanti italiane rispetto alle esigenze attuali e future e ve ne convincerete; la loro presenza è importante oggi ma lo sarà ancor più in futuro perché come sappiamo gli italiani fanno sempre meno figli (anche se il Papa non è d’accordo) e le pensioni di domani potranno essere pagate solo se ci saranno tanti giovani che lavorando contribuiranno a coprire le esigenze.

Non sono idee mie, né di sociologi o economisti di estrema sinistra. Sono ormai le conclusioni cui giungono praticamente tutti i centri di ricerca e non solo in Italia. Solo Bossi, la Lega Nord e i loro accoliti le ignorano o fingono d’ignorarle. Il risultato è lo stesso. Chiudono gli occhi alla realtà e ne immaginano una loro, diversa, al tempo stesso protettiva (verso di loro) e aggressiva (verso gli altri). Fanno leva sulle paure senza dare risposte vere e convincenti, senza avere il coraggio di spiegare che l’integrazione degli immigrati non è solo un dovere morale, ma è anche nell’interesse degli stessi italiani. E la domanda finale non può che essere: ma Bossi e i suoi sono miopi o ciechi?

ago

03

Parola di Gran Guru

Inserito da Antonio U. Riccò il 03 agosto 2009

Il veggente di Cassano Magnago, il Gran Guru della Lega Nord, Umberto Bossi, ha parlato, chiarendo gli ultimi dubbi.

Riassumiamo i fatti. L’ANSA, la sera del 28 luglio aveva comunicato:

La Lega chiede che i professori superino un ‘test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, tradizioni e dialetto della regione in cui vogliono insegnare’.

La notizia pareva certa, tanto che la Presidente della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea, aveva bloccato il seguito della discussione sull’ennesima riforma della scuola (v. anche la Repubblica). Sembra che nemmeno lei gradisse questa proposta leghista. Una proposta che aveva suscitato ovviamente proteste e ironici commenti da più parti.

A questo punto erano intervenuti nel dibattito altri leghisti. L’on. Goisis aveva spiegato il vero obiettivo della proposta:

“Noi avevamo presentato una proposta di legge di riforma della scuola, ma questa non è stata condivisa da tutta la maggioranza. Così abbiamo chiesto che ne venisse recepita almeno una parte nel testo unificato all’esame della Commissione Cultura. Abbiamo rinunciato a tutto, tranne che a un punto sul quale insisteremo fino alla fine: ci dovrà essere un albo regionale al quale potranno iscriversi tutti i professori che vogliono. Ma prima dovrà essere fatta una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante”.

Il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Roberto Cota, si era affrettato spiegare:

“Il presunto esame in dialetto per i professori è proprio una bufala. La proposta leghista del test ai quali sottoporre i docenti per capire se sono in grado di valorizzare i saperi e le tradizioni locali non fa riferimenti e non fa alcuna menzione al dialetto. Quei test sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici. La prova dovrà riguardare uno spettro culturale ampio, non riconducibile alla banalizzazione che ne viene fatta dai giornali”.

Dunque: selezione “etnico-culturale” sì, prova di dialetto no.

Almeno così sembrava, fino all’uscita del Guru. Ieri il veggente di Cassano Magnago, parlando ai suoi adepti, ha messo la parola fine sui fraintendimenti dei fraintendimenti e parlando della proposta leghista ha dichiarato:

“Il dialetto non è una cosa minore rispetto all’economia o ai decreti per superare la crisi. (…) Anche a Sanremo hanno dichiarato che le canzoni dialettali, nelle lingue etniche, potranno partecipare. Sapevo che il sistema a forza di prenderlo a cazzotti sarebbe cambiato. Sanremo era la base del centralismo… Il dialetto, comunque, lo troverete nelle scuole tra poco tempo”.

Pertanto: selezione “etnico-culturale” sì, prova di dialetto no.

lug

30

L’ultima baggianata egoista

Inserito da Antonio U. Riccò il 30 luglio 2009

L’ultima baggianata proposta, in ordine di tempo, dalla Lega Nord rischia di far sorridere: in un mondo aperto, che cerca di superare le barriere esistenti tra le culture e richiede soprattutto ai giovani la conoscenza di più lingue straniere, i leghisti chiedono d’introdurre un esame di dialetto per i futuri insegnanti. Dopo averlo annunciato hanno fatto parzialmente marcia indietro, spiegando che in realtà il loro obiettivo è ottenere “una pre-selezione che attesti la tutela e la valorizzazione del territorio da parte dell’insegnante”. Lo scopo? Evitare che al Nord vengano assunti insegnanti meridionali.

Sulla stessa linea di pensiero – se di pensiero si può veramente parlare – i sudtirolesi chiederanno l’esame di jodeln, i sardi l’accertamento della conoscenza del cantu a tenòres e i pugliesi proporranno una prova di cucina (esame standard: la preparazione a mano delle orecchiette). Poi verranno le divisioni interne alle regioni: i bergamaschi avvertiranno come lontano l’accento dei pavesi, i veronesi protesteranno contro lo standard dialettale regionale, tutto piegato sulla variante della Serenissima, e i veneziani per ripicca chiederanno prove di gondola. Avanti così, Italia, in una rincorsa senza fine verso lo sbriciolamento dell’identità comune!

D’altra parte non bisogna meravigliarsi se la Lega arriva a proporre idee così balzane: dalla politica verso gli immigrati all’atteggiamento verso gli italiani d’altre regioni vi è un unico collante, l’egoismo, il rinchiudersi – per paura o per ignoranza poco importa – nel proprio guscio, sperando di difendersi dal mondo.

Per questo non rido per nulla leggendo le proposte leghiste e temo che l’ultima arrivata non sia davvero l’ultima, ma solo una delle tante.

lug

28

Idee melmose

Inserito da Antonio U. Riccò il 28 luglio 2009

L’acquisizione del consenso da parte di forze quali la Lega Nord va di pari passo con l’ostinazione con cui gli esponenti di quel partito sono andati diffondendo per anni idee inizialmente del tutto minoritarie. Mi riferisco al disprezzo verso gli stranieri, all’equivalenza tra clandestino e deliquente, all’odio verso i Sinti e i Rom o all’idea che dividere l’Italia in due o tre pezzi possa essere un vantaggio per tutti.

Vent’anni fa erano idee appena sussurrate nei circoli più reazionari del Bel Paese, oggi ben pagati giornalisti le scrivono negli editoriali di giornali a grande diffusione. Sono idee che circolano più di quanto si pensi e che si diffondono velocemente, come il fango durante un’alluvione.

Di fronte a questa melma ideologica troppo spesso la sinistra evita di prendere posizione e a volte appare condizionata fino a seguire, almeno in apparenza, l’ormai maggioranza. È il caso, ad esempio, dei sindaci orientati a sinistra che usano le norme leghiste sulle ronde oppure quelle contro l’accattonaggio. Personalmente non credo che il consenso a favore della sinistra aumenterà con questo tipo di politica: fare concorrenza alla Lega adottandone sia pure parzialmente le idee non serve certo a chiarire il confine tra la parte peggiore del pensiero della destra e la sinistra.

lug

17

Una mezza buona notizia

Inserito da Antonio U. Riccò il 17 luglio 2009

Di tanto in tanto almeno qualche (mezza) buona notizia ci vuole. Tale mi pare sia la sentenza emanata l’11 luglio dalla Suprema Corte di Cassazione nei confronti di Flavio Tosi, attuale sindaco di Verona, per propaganda d’idee razziste.

Veniamo ai fatti. Nell’agosto 2001 Tosi e altri esponenti dalla Lega Nord di Verona avevano avviato una petizione contro un campo nomadi abusivo intitolata “Firma anche tu per mandare via gli zingari dalla nostra città”. Gli organizzatori (Flavio Tosi, Barbara Tosi, Matteo Bragantini, Enrico Corsi e Maurizio Filippi) sono stati accusati di aver propagandato, tramite la petizione, idee razziste e sono stati rinviati a giudizio su iniziativa del PM veronese Guido Papalia per aver violato la legge Mancino ai danni di persone di etnia rom e sinti.

Dopo un lungo iter giudiziario la Suprema Corte ha ora confermato la condanna a due mesi di reclusione e la pena accessoria a tre anni d’interdizione a svolgere attività di propaganda elettorale. La corte ha però confermato anche la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena.

Ha giustamente osservato Sergio Paronetto di Pax Christi:

“La condanna costituisce un importante successo per tante associazioni, alcune delle quali oggi presenti nel cartello “Nella mia città nessuno è straniero”, che nel 2001 ebbero l’iniziativa di denunciare alla Procura della Repubblica la campagna razzista portata avanti in quel periodo da cinque esponenti leghisti locali.

Si tratta, soprattutto, di un successo della comunità Sinti che ebbe il coraggio (viste le ritorsioni messe in atto) di costituirsi parte civile. Si tratta, infine, di un successo per il mondo del diritto perché è stato confermato (in cinque diverse pronunce) che una campagna come quella condotta da Tosi e amici contro gli “zingari” (”Via gli zingari da casa nostra”) ha rilevanza penale.

lug

12

Un uomo schietto

Inserito da Antonio U. Riccò il 12 luglio 2009

Chi ha conosciuto padre Alex Zanotelli – missionario comboniano e tenace propugnatore di pace – non avrà difficoltà a riconoscere, nella prosa schietta dell’articolo che segue, il suo indomabile carattere e la sua passione civile, oltre che religiosa. Si può essere più chiari nel parlare della recente legge con cui si è provvisoriamente conclusa l’operazione leghista sul cosiddetto “pacchetto sicurezza”?

Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai pensato che un Paese come l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani che vivono all’estero!), ora ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo che noi italiani abbiamo subito un po’ ovunque nel mondo.

Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una xenofobia crescente di cui la Lega è la migliore espressione.

Padre Alex Zanotelli

Padre Alex Zanotelli

Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei ricordare che criminali non sono gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie che obbligano le persone a emigrare. Papa Giovanni 23° nella Pacem in Terris ci ricorda che emigrare è un diritto.

Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno (i nostri immigrati non sono già tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.

Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando per la legge Turco-Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il risultato di un mondo politico di destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom e mendicanti. Questa è una cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e dell’emarginazione. “Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali erette 60 anni fa – così hanno scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno di un fascismo che rivelò se stesso nelle leggi razziali”.

Vorrei far notare che la nostra Costituzione è stata scritta in buona parte da esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del fascismo. Per ben due volte la Costituzione italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai trasformato in legge.

E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di essere cristiano: questa legge è la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di Nazareth. Chiedo alla Chiesa Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che fa a pugni con i fondamenti della fede cristiana. Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della disobbedienza civile. È l’invito che aveva fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California), quando nel 2006 si dibatteva negli USA una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale. Nell’omelia del Mercoledì delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha detto che, se quella legge fosse stata approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale diocesano la disobbedienza civile. Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.

Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato ospite dei popoli d’Africa per oltre 20 anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti alle loro situazioni d’ingiustizia e d’impoverimento.

Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a Israele: “Non molesterai il forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto” (Esodo 22,20).

giu

14

Odio razziale (2/2)

Inserito da Antonio U. Riccò il 14 giugno 2009

L’odio nei confronti delle minoranze etniche e della diversità in generale ha purtroppo solide radici anche in Italia. Ieri vi ho parlato del presente, dell’odio nei confronti dei Sinti e dei Rom espresso dalla Lega Nord e in particolare da Giancarlo Gentilini. Oggi vi parlo di quest’odio riferendomi al passato e proponendovi un brano del mio romanzo, Biscotti al cardamomo. Si parla di una perquisizione effettuata dai Carabinieri a un campo nomadi di Brescia, alla ricerca di un’auto rubata.

In un campo nomadi

Rakko Catterer, il Vecchio, sapeva che prima o poi sarebbero tornati. Uscì dalla sua roulotte e si fece avanti a fatica. Sulle spalle portava una mantella, in testa un cappello nero, che oscurava un volto scarnito dal male. Lo consumava ormai da un paio d’anni.

Fece un cenno alle donne, che inveivano con astio verso gli agenti, e il campo divenne silenzioso. Si sentiva solo il cadere degli oggetti, che i militari gettavano fuori dalle tende e dalle roulotte. Rakko andò dritto di fronte all’uomo in divisa che comandava i barbari e lo guardò fisso negli occhi, prima di pronunciare una sola parola:

«Perché?»

«Vogliamo sapere se qui c’era un’auto, una Golf blu», rispose l’ufficiale.

Rakko avrebbe voluto rispondergli che non era necessario distruggere mezzo campo per avere un’informazione, ma non disse nulla. Pensò che era inutile, che comunque dei gagè non c’era da fidarsi, mai. Lui lo sapeva bene. Era arrivato agli ottant’anni per miracolo, girando mezza Italia. Da ragazzo era stato anche al sud, con il suo clan, fino a quando erano arrivati i soldati nel prato della periferia romana in cui si erano accampati.

Era il giorno del suo compleanno quando l’11 settembre del ’40 il capo della polizia fascista, Bocchini, aveva scritto a tutte le prefetture che gli zingari italiani andavano internati. Prima di loro erano stati i Rom e i Sinti provenienti dall’estero ad essere respinti e allontanati dal territorio del regno. Bocchini aveva telegrafato ai prefetti che l’internamento degli zingari era necessario “sia perché essi commettono talvolta delitti gravi per natura intrinseca et modalità organizzazione et esecuzione, sia per possibilità che tra medesimi vi siano elementi capaci di esplicare attività antinazionale…”. Andavano perciò controllati a vista e per questo aveva dato ordini precisi: “…quelli nazionalità italiana certa aut presunta ancora in circolazione vengano rastrellati più breve tempo possibile et concentrati sotto rigorosa vigilanza in località meglio adatte ciascuna provincia…”.

Rakko non temeva che la storia di allora stesse per ripetersi. Non lo temeva per se stesso, almeno. Fino all’ottobre del ’43, lui e la sua famiglia, che, per sentirsi vivi, avevano bisogno di spostarsi ogni tre settimane, erano stati obbligati a rimanere chiusi in un campo nelle Puglie, insieme ad altri trecento di loro.

Anche allora i gagè non avevano rispettato nemmeno le regole che loro stessi avevano dettato. Quindici suoi parenti, rimasti a Milano, si erano visti arrivare i tedeschi, una mattina. Su un carro bestiame li avevano ammassati e portati fino in Germania. Di loro non aveva saputo più nulla, nessuno era tornato a guerra finita.

Anche se il brano è tratto da un romanzo (Biscotti al cardamomo, pag 128-129), i fatti storici di cui si parla sono reali.

giu

12

Odio razziale (1/2)

Inserito da Antonio U. Riccò il 12 giugno 2009

Come sindaco di Treviso lo hanno votato in tanti e più volte. Ma anche in questo caso il voto non è un’assoluzione. Giancarlo Gentilini è e resta un politico che fa della xenofobia, dell’omofobia e del razzismo la sua bandiera, se le parole hanno ancora qualche significato.

Per convincersene basta dare un’occhiata a questo video postato su Youtube, filmato nel corso di una manifestazione della Lega Nord il 14 settembre 2008.

Gentilini testualmente afferma:

“Voglio eliminare tutti i bambini dei (sic!) zingari”

Per questa frase, perfettamente inserita nel contesto del discorso, e per altre pronunciate da Gentilini davanti a una folla urlante che lo applaudiva, la Procura della Repubblica di Venezia lo ha rinviato a giudizio. Il processo, iniziato il 4 giugno, si è subito arenato per ragioni procedurali, ma presumibilmente riprenderà. Molte associazioni, tra le quali Razzismo Stop di Venezia, Cestim di Verona, Opera Nomadi di Padova, Asgi di Torino e singoli cittadini (41 in totale) si sono costituiti parte civile. Uno degli avvocati che hanno promosso la causa contro il leghista, Giuseppe Romano che rappresenta Razzismo Stop, ha detto, secondo il quotidiano veneziano Il Gazzettino:

Le frasi di Gentilini travalicano il diritto di critica. Si tratta di epiteti gravissimi che configurano l’atteggiamento xenofobo di cui è permeata l’anima della Lega Nord e che si contrappone alla corretta e civile integrazione sociale degli immigrati. Noi ci batteremo per dimostrarlo.

mag

16

Caro Matteo Salvini,

Inserito da Antonio U. Riccò il 16 maggio 2009

il destino ha voluto che nascessi a Milano e questo fatto casuale mi offre lo spunto per scriverLe. Non mi fraintenda, onorevole, non le chiedo di prenotarmi un posto sull’autobus dei Meneghini DOC, magari vicino a una finestra, in direzione di marcia e non sopra le ruote. Anzi, un posto sul Suo autobus proprio non m’interessa.

Le scrivo invece per dirle che quando ho letto la sua ex proposta – che non dubito sia stata nel frattempo già smentita, in perfetto stile silviano – mi sono sentito colpevole. Sì, colpevole insieme a tanti colleghi presidi e insegnanti per non essere riuscito a trasmettere alla sua generazione un minimo di senso della Storia. Se ci fossimo impegnati maggiormente, ne sono certo, Lei non se ne sarebbe uscito con la Sua infelice sparata e il nostro Paese (non mi riferisco alla Padania!) avrebbe evitato l’ennesima figuraccia in Europa.

Suo
Antonio Umberto Riccò

PS: il “caro” si riferisce al Suo trattamento economico

mar

04

Solo fantasia

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 marzo 2009

Ma guarda un po’ che scherzi fa la fantasia (o la realtà?)…

Tu stai per ore a scervellarti, ne inventi – mi si passi l’espressione, abusata, ma in questo caso azzeccata come non mai – una più del diavolo e che cosa accade? Che la realtà ti supera in curva. Non ci credete?

Allora leggetevi, prima, questo brano del mio romanzo. Vi descrivo una bravata di Carlo Vanesio, senatore del Libero Popolo delle Alpi. Un furbacchione, dicono gli amici. Un filibustiere, affermano i suoi critici.

“Vanesio era anche lui, come Pizzatiello, uno che non le mandava a dire, che non amava perder tempo in chiacchiere.
Se n’era accorto uno sfortunato minorenne pakistano che in un ristorante aveva osato proporre – ahimè proprio al Vanesio! – d’acquistare una rosa per la moglie. Lo aveva preso a male parole, strattonandolo fino a fargli cadere i fiori, che aveva provveduto a calpestare. E gli aveva allungato uno schiaffone. Citato in giudizio, Vanesio si era difeso affermando di aver agito per denunciare la condi zione di sfruttamento e abbandono di molti minorenni extracomunitari. Ma il pretore non gli aveva creduto e lo aveva condannato per violenza privata a due mesi di reclusione. Nel frattempo, però, il Vanesio era stato eletto in Parlamento a furor di popolo e, si diceva, proprio l’episodio delle rose pakistane aveva decretato il suo successo.

Questa storia l’ho inventata io di sana pianta.

Ora confrontatela con quanto racconta la pagina di Wikipedia dedicata ad un noto uomo politico oppure con quanto scriveva il Corriere della Sera in un articolo intitolato “Leghista violento su minore” nel giugno del 1993. Concorderete che le rassomiglianze tra i due eventi sono davvero molte. Quella di Wikipedia però, ahinoi!, è realtà; la mia invece è solo fantasia. Lo si capisce anche dalla pena inflitta.

feb

28

Un pizzico di buonsenso

Inserito da Antonio U. Riccò il 28 febbraio 2009

“Se vogliamo mantenere invariato il numero degli italiani in età lavorativa per i prossimi venti anni, avremo bisogno mediamente di 300mila immigrati all’anno. Piaccia o no, la prosperità futura del nostro Paese dipenderà dalla sua capacità di attrarre forza-lavoro dall’estero e di integrarla in maniera adeguata. Su questa base dobbiamo ridefinire i nostri obiettivi di sviluppo, sicurezza e coesione sociale, dandoci così una politica per l’immigrazione in linea con le esigenze del Paese per i prossimi decenni. Altro che misure di dissuasione e “grida” manzoniane!”

La citazione che vi propongo oggi riprende le parole di un noto esponente politico, pubblicate da La Repubblica. Non si tratta di un ex deputato di Rifondazione Comunista, come potreste forse pensare, ma dell’ex Ministro degli Interni di centrodestra, Beppe Pisanu. È la seconda volta che lo cito nel mio blog (v.
Il sonno della ragione genera mostri), ma non me ne pento, perché Pisanu sembra avere il coraggio di mettere un pizzico di buonsenso nel dibattito politico italiano.

In fondo servirebbe poco per diventare un paese normale.

Per esempio si potrebbe iniziare col riconoscere, con Pisanu, che l’introduzione del reato d’immigrazione clandestina non servirà certo come deterrente, “perché la fame, la disperazione e anche la speranza che spingono tanti migranti non conoscono ostacoli“. E che le cosiddette ronde di volontari, volute dalla Lega Nord, “oggettivamente costituiscono un vulnus all’unitarietà e all’efficienza del nostro sistema di sicurezza“.

L’intervista di Vladimiro Polchi a Pisanu, pubblicata da Repubblica.it, s’intitola “Su ronde e immigrati il governo sta sbagliando” e la potete leggere integralmente qui.

feb

25

La paura e le ronde

Inserito da Antonio U. Riccò il 25 febbraio 2009

Elena Artioli, consigliere provinciale di Bolzano della Lega Nord con un breve passato nella Südtiroler Volkspartei, deve aver letto il mio romanzo. Non so come ha fatto, ma deve avere degli informatori che le hanno passato almeno stralci del mio testo già prima della pubblicazione.

In Biscotti al cardamomo avevo descritto l’intervento televisivo di un politico del Libero Popolo delle Alpi, l’on. Pizzatiello, che faceva leva sulla paura della gente, vera o presunta, per ottenere consenso:

A braccio e senza appunti, lasciandosi guidare dalla foga oratoria che sino ad allora mai lo aveva tradito, Pizzatiello parlò della paura. Della quotidiana, fottuta paura della gente. Spiegò che sua moglie non si fidava più a uscire di casa, che anche in villa temeva aggressioni notturne; che il suo benzinaio si era comprato una pistola; che un amico che se lo poteva permettere girava sempre con due gorilla pronti a difenderlo. Insomma, descrisse una situazione da far-west che faceva sorridere anche i più smaliziati tra i suoi amici.

La paura sembra essere anche l’argomento principe usato dalla giovane e smaliziata esponente politica altoatesina, che, secondo l’agenzia ANSA, ieri avrebbe dichiarato:

“Alla terza aggressione ci si chiede perchè Sindaco di Bolzano, Presidente di Giunta provinciale e tutta la dirigenza SVP continuino a prendere posizione contro le guardie civili volontarie per la sicurezza. Le Ronde sono la risposta a un evidente allarme che la Lega Nord Suedtirol affronta con soluzioni pratiche e le altre forze politiche bocciano. Questo evidente buonismo del centro-sinistra nei confronti degli aggressori non ci lascia ben sperare sulla possibilità di garantire che dei cittadini volontari, muniti di cellulare, si mettano a disposizione della cittadinanza. Tutte le voci contrarie si sono alzate, guarda caso, da uomini. Bisogna aspettare la prossima violenza sessuale in Alto Adige per intervenire con una sana prevenzione.”

feb

15

Stupratori e mestatori

Inserito da Antonio U. Riccò il 15 febbraio 2009

Due ragazze (di 14 e 16 anni) sono state sottoposte a violenze sessuali a Roma e a Bologna. Dalle prime indagini sembra che i responsabili siano un tunisino e due uomini con marcato accento dell’est europeo. Le vittime e le loro famiglie reclamano giustizia e danno voce al loro dolore, com’è del tutto comprensibile.

In un paese normale i responsabili verrebbero rapidamente identificati, sottoposti a processo e verrebbe loro inflitta una pena, con l’offerta o l’obbligo di partecipare a progetti terapeutici. Indipendentemente dalla loro nazionalità o lingua.

In Italia non è certo che le cose andranno in questo modo. Quello che è certo è che fatti come questi sono e verranno utilizzati per favorire risentimenti ed avversione verso gli stranieri che vivono in Italia, regolari o clandestini che siano.

La Padania“, il quotidiano della Lega Nord, spara oggi in prima pagina un titolo molto esplicito:

“ALTRO CHE BUONISMO, ESPULSIONI! – Il caso dello stupro di una quindicenne a Bologna da parte di un tunisino clandestino e pregiudicato mette in luce una sola verità: il ministro Maroni ha ragione, pugno di ferro. Cota: accelerare il ddl sulla sicurezza alla Camera”

Si dirà che è la giusta reazione, forse eccessiva nei toni, ma equa nella sostanza, al dilagare di violenze sessuali e stupri da parte di extracomunitari. Purtroppo la realtà delle cose è un tantino più complessa. Secondo l’Istituto Italiano di Statistica (l’ISTAT) solo una minima parte delle violenze ha come responsabili degli stranieri. Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istat. ha affermato nel 2007:

“Se si considerano gli stupri avvenuti in Italia, il 69% sono opera dei partner, mariti o fidanzati, solo il 6% di estranei. Se anche considerassimo che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, ciò vorrebbe dire che si arriverebbe al 3% degli stupri, se anche ci aggiungessimo il 50% dei conoscenti al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri opera di stranieri. Eppure l’immagine che esce dai media è molto diversa.”

C’è, dunque, un terribile fenomeno sociale, certamente devastante per chi lo subisce, che è lo stupro, o comunque la violenza a fini sessuali, messo in atto da singoli individui. E poi ci sono altri che speculano, per proprio tornaconto elettorale, sulle violenze perpetrate dai primi.

La ragione e l’umanità non fanno parte del loro mondo.

feb

05

Se avessi scritto…

Inserito da Antonio U. Riccò il 05 febbraio 2009

Nel mio romanzo avrei potuto scrivere questo capoverso:

“L’on. Pizzatiello divenne famoso tra la sua gente per essere riuscito a far approvare dal Parlamento una legge che prevedeva che i medici denunciassero all’autorità giudiziaria gli immigrati clandestini. Dopo l’approvazione della legge, con fanfare di giubilo delle camicie gialle, il numero dei clandestini non diminuì. Diminuirono i ricoveri di illegali e il Sistema Sanitario ne ebbe gran beneficio economico. Aumentò, al contrario, il numero di coloro che, giunti senza documenti in Italia, decisero di convivere con la tosse ostinata che l’umidità delle notti passate in mare aveva loro regalato. Non pochi preferirono mettere nuovamente in gioco la loro vita piuttosto che rischiare d’essere denunciati da qualche medico troppo zelante.”

Oppure, avrei potuto iniziare così un capitolo:

“Quanto chiediamo a questi straccioni?” – chiese, sbuffando il fumo dell’avana, Carlo Vanesio al collega Scaldapali.
‘200 euro, almeno. Per ora. – fu la risposta del senatore -Tanto l’anno prossimo aumenteremo tariffe…’

Nacque così, in trenta secondi e tra il fumo dei sigari nella sede dell’LPA, la norma di legge che prevedeva l’introduzione di una tassa speciale per il permesso di soggiorno. Solo 200 euro, per ora, aveva pronosticato lo Scaldapali. E così fu.”

Avrei anche potuto annunciare che

“…Nord! – il quotidiano del Libero Popolo delle Alpi – aveva proposto di rendere istituzionali le ronde popolari care alle camicie gialle… Le esercitazioni, scriveva il quotidiano, si sarebbero svolte il sabato mattina e avrebbero avuto carattere obbligatorio per gli aderenti. ‘Vogliamo gente preparata, senza grilli per la testa e dai nervi d’acciaio, aveva precisato il Capo’

Oppure avrei potuto attribuire al fittizio Ministro dell’LPA una simile incredibile opinione:

“Le persone senza fissa dimora verranno finalmente schedate! Sarà il primo passo verso ulteriori restrizioni – annunciò il Ministro agli allibiti giornalisti della stampa estera.”

Dunque… se avessi scritto tutto questo, certamente qualcuno dei miei Grandi Lettori mi avrebbe tirato le orecchie.

E S A G E R A T O ! sarebbe stato il rimprovero più blando.

Per questo motivo in Biscotti al cardamomo ho accuratamente evitato di spararle grosse e non troverete nulla del genere nel mio romanzo. Vi confesso, però, che ancora non sapevo come la fantasia degli scrittori, in Italia, potesse essere spesso superata dalla realtà.

Vedi:
La Repubblica – Clandestini denunciati dai medici. Sì del Senato alla norma contestata

feb

03

I romanzi sono belli perché ci aiutano a uscire dalla realtà, ha osservato qualcuno. C’è del vero, ma a volte la realtà si vendica e cerca di superare in fantasia i romanzi.

La Repubblica mi ha servito proprio questa mattina un valido esempio di come tutta la creatività degli scrittori – senza volermi iscrivere immeritatamente a questa categoria – rischi di essere derisa dalla cronaca, che ne inventa una più del diavolo.

“Il titolare del Viminale: “Vengono perchè è facile arrivare.
Nessuno li caccia. Abbiamo deciso di cambiare musica’
La ricetta di Maroni: ‘Basta bontà saremo cattivi contro i clandestini’”

così il giornale romano, nella sua edizione online, titola in apertura. E La Repubblica prosegue citando il Ministro:

“Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi, determinati, per affermare il rigore della legge”

Che si parli di rigore della legge in un Paese in cui i processi non finiscono mai, in cui sono solo i poveracci a finire in galera e basta avere buoni avvocati e tanti soldi per evitare qualsiasi sanzione ecc. ecc. è già in sé piuttosto ridicolo. Ma che si arrivi a fare della cattiveria una bandiera è il preoccupante segnale che qualcosa in Italia davvero non funziona.

Il sen. Giuseppe Pisanu

Il sen. Giuseppe Pisanu

Persino un uomo certamente fedele al centrodestra, come l’ex Ministro Pisanu, se n’è accorto. Ecco cosa ha dichiarato, sempre oggi, al Corriere della Sera:

“Guardiamo tutto nell’ottica della sicurezza, e con gli occhiali appannati dalla paura. Dalle elezioni politiche in poi, è prevalso un approccio molto emotivo e poco razionale all’immigrazione. Il clima di questi giorni — la tentazione di farsi giustizia da sé, l’odio, il timore — è legato anche alla disinvoltura e alla strumentalità di cui si è data prova. L’immigrazione è un fenomeno che orienterà i processi economici e sociali dell’Europa per un secolo; non lo si può affrontare con l’orecchio teso alle voci delle osterie della Bassa padana. Il sonno della ragione genera mostri. Comportamenti aberranti da una parte. Dall’altra, misure rivolte a tranquillizzare l’opinione pubblica e a giustificare slogan elettorali.”

Lo confesso: condivido queste parole di Pisanu e non me ne vergogno. Quasi quasi gli dedico il libro…

Intanto che valuto questa ipotesi, potete leggervi i due articoli:


Repubblica.it – La ricetta di Maroni

Corriere.it – Pisanu: Immigrati, Berlusconi non subisca gli slogan leghisti

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