Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

giu

21

Corsi e ricorsi

Inserito da Antonio U. Riccò il 21 giugno 2010

Il telegiornale regionale del Lazio ha realizzato nei giorni scorsi un servizio sugli afgani accampati a Roma, nelle vicinanze della stazione Ostiense. Sembrava identico ad altri, realizzati negli ultimi cinque anni in quella zona: le stesse condizioni di precarietà dei profughi, generalmente giovani, in baracche di cartone e tende improvvisate; gli stessi volti spauriti e preoccupati.

Nulla è cambiato. Nonostante l’avvicendarsi delle amministrazioni comunali. Probabilmente non cambieranno nemmeno le promesse dei politici nazionali e comunali. Ci ripeteranno che si sta cercando una soluzione e che, quanto prima, questa penosa situazione avrà fine. Esattamente come hanno dichiarato ai media uno, tre o cinque anni fa.

Per un approfondimento: V. il sito http://clandestino.carta.org.

dic

05

Profugo a 9 anni

Inserito da Sandra Venturini il 05 dicembre 2009

Sandra Venturini, da Roma, scrive:

Domenica scorsa, quinta domenica di Novembre, alla Stazione Ostiense nessuno ha portato cibo la sera. La mensa per i rifugiati chiude il sabato e la domenica, per cui neanche a pranzo i ragazzi avevano mangiato niente. La serata era fredda ed erano molto affamati. Lo so, ve l’ho già raccontato tante volte, eppure questo fatto non può sembrarci una cosa normale. Tra di loro c’era un bambino di 9 anni, accompagnato dal fratello di …. 14 anni! Questi giovani spesso arrivano e ripartono nello spazio di pochi giorni, non parlano l’italiano e in genere neanche l’inglese, non hanno soldi, non conoscono la città, hanno quindi ben pochi strumenti per avventurarsi a cercare cibo presso le parrocchie o altri enti, come ci piace pensare che dovrebbero fare …

E’ vero, oltre 100 rifugiati afgani che vivevano in condizioni sub-umane dietro l’Air Terminal, sono stati trasferiti al centro della Croce Rossa a Castelnuovo di Porto. Il problema però non e’ risolto e continuerà a proporsi, come spiega l’articolo di AMISnet “Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva“.

E a proposito dei posti allestiti dal Comune per l’emergenza freddo, il numero verde mi ha già risposto – come già in passato – che gli interessati devono chiamare il loro numero, ogni caso sarà valutato, telefonicamente, in base alla fragilità. “Tu sei giovane” e’ stato detto ad uno di loro che aveva chiamato (traduzione: tu resti fuori!).

Buone Notizie

Una famiglia afgana composta da padre, madre, due bambine di 4 e 11 anni, da circa un mese chiedeva posto nei centri di accoglienza. La mamma e le due bimbe avevano trovato temporaneo riparo in una struttura che offriva alloggio ma non il cibo. Il padre dormiva all’addiaccio. Finalmente sono stati accolti tutti insieme e avranno persino colazione e cena. Spero che la bimba grande possa presto andare a scuola.

Habib, ragazzo serio e di poche parole, cercava da tempo lavoro presso un parrucchiere, dopo aver fatto la terza media, un corso per parrucchiere e … alcune centinaia di tagli di capelli ai ragazzi afgani. Ma non sembrava aver fortuna, forse per il suo look non abbastanza frivolo. Per aiutarlo nell’impresa, gli abbiamo stampato dei biglietti da visita, quando glieli abbiamo dati era commosso, ma ci ha anche confessato che proprio quel giorno aveva trovato lavoro, finalmente.

Yunis, che aveva ottenuto l’asilo politico ed è andato in Finlandia a trovare la signora che in passato l’aveva ospitato a casa sua, ora in quel paese ha trovato una fidanzata e ci ha chiesto come fare per avere i documenti per sposarsi. Per fortuna l’Alto Commissariato per i Rifugiati ci ha spiegato cosa deve fare e … si può fare.

Khaled di cui già vi abbiamo detto che ha 19 anni e sta facendo la terza media, ha trovato lavoro come giardiniere un paio di volte a settimana, era quello che ci voleva per permettergli di andare avanti con gli studi. E per acquistare fiducia nella vita.

A volte un piccolo aiuto può fare la differenza: una divisa da pizzaiolo per Mohamed, altrimenti non avrebbe potuto frequentare il corso di pizzaiolo offertogli dalla Caritas; due biglietti della metro per Hamid che doveva andare ad una intervista per lavoro, andata a buon fine; una pentola per la famiglia afgana che in seguito ha chiesto, timidamente e giustamente, anche un colapasta.

Ho mandato ai ragazzi gli auguri per la festa di Eid Qorban il 27 Novembre, ho ricevuto tanti SMS da loro :

“Tanti grasie mama di cure. Hai scritto tutto bene, ti saluto abraccio, a presto mama”.

“Ciao buonsera come stai grazei per salotare anchi per auguri nostr. festa grazei tant. salota ora”

“ciao buonasera grasi mamma buonatale sono Reza

nov

26

Red Christmas

Inserito da Antonio U. Riccò il 26 novembre 2009

(Questo testo è di Stefania Salomone, Roma. Lo pubblico perché offre lo spunto per una riflessione sull’altra Italia, quella che non ha nulla da spartire con la cinica e brutale politica dell’intolleranza verso i profughi e le minoranze in generale.)

Partiamo dall’inizio. Il 20 ottobre è stata firmata in Campidoglio l’ordinanza contro i lavavetri. Per loro, ma anche per i giocolieri ai semafori, prevista una multa di 100 euro. Sempre secondo il sindaco “chi è in evidente stato di bisogno non pagherà la multa, ma sarà avviato ai servizi di assistenza e di sostegno del Comune”.

Bene!… Si fa per dire.

Due domande:

- Quali sono questi servizi di assistenza e di sostegno del Comune?
- E’ logico pensare che uno che lava i vetri, nonostante magari sia diplomato o laureato, NON sia in evidente stato di bisogno? O forse ha lasciato il posto fisso perché si annoiava o perché il capo era antipatico?

Smettiamola di far finta di credere a queste cose per vivere in pace!

Proprio in questi giorni sono stati sfrattati più di 100 immigrati afgani che avevano trovato “rifugio” in una fossa alla stazione Ostiense, ragazzi tra i 12 e i 14 anni! Hanno però montato un tendone poco distante da lì dove gli sventurati possono sostare di notte, per il cosiddetto piano “Emergenza freddo”, che, se avessimo imparato qualcosa dall’esperienza degli anni precedenti, forse non si sarebbe chiamato così …

Qualche giorno fa, invece, in un comune del Nord, che neanche voglio nominare, è stata ideata una santa iniziativa che porta il nome di uno dei tormentoni del periodo natalizio, quello che si canta intorno al tavolo, dopo il decimo pezzo di torrone e il quinto bicchiere di brachetto … intitolata “White Christmas”.

Si tratta di uniformare il colore della pelle della gente del paese entro Natale. No, non sbiancando la pigmentazione! Cacciando tutti quelli che ne hanno in eccesso.
A fronte di tutto questo, però, è necessario e onesto diffondere le notizie di episodi in netta controtendenza.

  1. In un quartiere periferico della nostra città, dopo l’ordinanza anti-lavavetri, alcuni automobilisti sono scesi dalle auto in difesa dell’immigrato che aveva ignorato il divieto, al quale la polizia stava facendo verbale. Niente multa, solo un consiglio al trasgressore: scappa quando vedi le forze dell’ordine nei paraggi.
  2. In un altro quartiere periferico, sempre dopo la famosa ordinanza, un immigrato del Bangladesh, musulmano, diplomato, con moglie e due figli rimasti laggiù, si è trovato in gravi difficoltà, non sapendo come racimolare i soldi necessari per sopravvivere e per pagare la scuola dei bambini. Una persona, che aveva fraternizzato con lui quando ancora poteva “esercitare”, ha affisso dei cartelli nella zona, chiedendo ai residenti di offrirgli piccoli lavori. Diverse sono state le chiamate; alcune con offerte di lavoro, altre semplicemente per esprimere apprezzamento e simpatia al fautore dell’iniziativa.

E’ vero, sentiamo sono cose orribili, ma ce ne sono anche di positive, ed è un peccato che non si vengano a sapere.

Chissà che, con queste premesse, il natale a Roma non possa essere un Red Christmas, rosso come quel filo che ha unito i bisogni di tutte queste persone, intessendo la tela purpurea della fiducia e della solidarietà tra popoli e tra individui. Che questo drappo rosso possa essere adagiato nella culla a Betlemme o sulle spalle di un malcapitato, vermiglio mantello che restituisce dignità.

nov

17

Storia di Ishat

Inserito da Sandra Venturini il 17 novembre 2009

Son finite nelle acque del mare Egeo, tra Grecia e Turchia, le giovani vite di otto profughi afgani, tra loro cinque i bambini… Come ha scritto Antonio nell’articolo L’ultimo pensiero, “…sono finiti sulla spiaggia delle nostre coscienze e qui reclamano attenzione, rispetto, pietà.

Altri invece ce l’han fatta ad arrivare fin qui, ma spesso non hanno trovato che il deserto dell’indifferenza, l’ostilità dell’ignoranza, il razzismo della disiniformazione. “Sono così carini!” mi ha detto una giornalista che e’ venuta ad intervistarli alla Stazione Ostiense “se solo la gente si rendesse conto della situazione terrificante da cui sono fuggiti …“. Assuefatta al linguaggio dei mass media, la gente comune li identifica piuttosto coi talebani, senza rendersi conto che dai talebani loro sono fuggiti, per non essere uccisi, per non essere arruolati a forza, per continuare ad essere vivi e avere, magari, un futuro.

Noi che abbiamo il piacere di conoscere bene alcuni di questi ragazzi, restiamo affascinati dalla loro particolare gentilezza … Come possono dei ragazzi partiti da casa ancora bambini, conservare un’educazione e delle maniere così squisite? La loro antichissima cultura evidentemente vive in loro, anche quando per le circostanze della vita sono praticamente analfabeti. Vi racconto di uno di loro.

Storia di Ishat

L’ho conosciuto al freddo della Stazione Ostiense nel gennaio del 2008, aveva circa 15 anni. Non parlava una parola di inglese né di italiano. Ma voleva restare in Italia e mi ha chiesto aiuto per essere accolto come minore. Purtroppo, è stato spedito in un istituto isolato in provincia di Latina, una specie di casa di correzione, la scuola a un’ora e mezzo di cammino, il cibo scarso, la frutta mai, persino la doccia veniva concessa con difficoltà. Ishat voleva scappare, per fortuna aveva un cellulare, andavo spesso a cercare qualche ragazzo afgano che nella sua lingua lo convincesse a pazientare. E finalmente, dopo tre mesi, è stato ricondotto a Roma, ora vive in un buon centro per minori, parla e scrive bene in Italiano (ma non sa scrivere in darì, la sua lingua madre!), ha preso la licenza di scuola media e gli piacerebbe studiare.

In Afganistan, Ishat aveva frequentato un anno di scuola in tutto. In seguito a gravi minacce alla sua famiglia (di etnia hazara), suo padre aveva deciso che dovevano scappare. A Kandahar si sono separati, la madre e il padre in fuga verso il Pakistan, Ishat e il fratellino affidati a qualcuno che li ha portati in Iran. Da allora, Ishat non ha mai più avuto notizie dei suoi genitori. In Iran è rimasto più di un anno, lavorava come muratore, gli facevano persino guidare la macchina per trasportare i materiali, aveva più o meno 13 anni. Del lungo viaggio attraverso l’Iran, la Turchia, la Grecia, ricorda la paura di essere ributtato sulle montagne ai confini tra Iran e Turchia, dove uomini feroci avevano fama di sequestrare i viandanti e chiedere riscatti, tagliando a buon bisogno persino un dito o un orecchio. Suo fratello più piccolo è ancora in Iran. Ishat non vuole assolutamente che affronti il viaggio che lui ha fatto, “è troppo pericoloso” dice.

Ora Ishat ha 17 anni, il suo tempo stringe, deve raggiungere qualcosa prima della maggiore età, quando dovrà lasciare il centro. Così gli hanno trovato un lavoro di apprendista pasticciere, prende ben 5 mezzi per arrivare al lavoro e impiega 2 ore e mezza per ogni viaggio … Questa parte della storia e’ iniziata alcuni giorni fa, speriamo che questo dolcissimo ragazzo se la cavi!

nov

15

A tutela degli afgani romani

Inserito da Antonio U. Riccò il 15 novembre 2009

Qualche giorno fa la situazione dei profughi afgani a Roma è parzialmente mutata. Lo segnala la Rete romana di sostegno e tutela ai profughi, rifugiati, richiedenti asilo afgani in un comunicato.

Coordinate dalla Croce Rossa si sono svolte il 12 novembre le operazioni di trasferimento dei profughi afgani, raccolti nell’area dell’air terminal Ostiense e accampati presso la ormai nota “buca”, portati al CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo) di Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma.

Si tratta di una soluzione tampone che non risolve il vuoto di misure di accoglienza che lo Stato italiano dovrebbe garantire a profughi e rifugiati. Il CARA è infatti una struttura per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Il fatto stesso che del trasferimento facciano parte molte persone cui è gia stato riconosciuto il diritto d’asilo parla di una soluzione di fortuna.

L’accordo raggiunto tra Comune di Roma, Croce Rossa e CARA prevede che i dati di chi verrà ospitato non verranno trasmessi alle questure, elemento questo necessario per garantire ai rifugiati di completare l’iter per il riconoscimento del diritto d’asilo e la soluzione di eventuali problemi di procedura senza incorrere in espulsioni o ulteriori trasferimenti privi di garanzie.

Allo stesso tempo l’allontanamento da Roma (il CARA è a 40 km dalla città) non deve in alcun modo gravare sulle quotidiane attività formative e lavorative dei rifugiati e che favoriscono la loro integrazione.

Una delegazione della rete di associazioni che si è attivata in solidarietà con i rifugiati afgani è entrata nel CARA allo scopo di verificare le condizioni e i tempi di permanenza nel centro (ancora non chiari) e la tutela dei diritti dei richiedenti asilo, in particolare per quanti hanno incontrato blocchi nelle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato.

Se in modo del tutto parziale e inadeguato il Comune di Roma è intervenuto per una soluzione temporanea per chi ha fatto richiesta di asilo o gli è gia stato riconosciuto lo status, il problema non è affatto risolto per chi non ha documenti e è in transito sul territorio romano verso altri paesi della Comunità Europea.

Chiediamo quindi con forza adeguate garanzie rispetto al fatto che non vengano effettuate operazioni di polizia nell’area di Ostiense, rastrellamenti e espulsioni, operazioni che denunciamo fin da ora essere illegittime e illegali essendo previsto dalla legge il dovere di accoglienza nei confronti di profughi.

Per questo annunciamo fin d’ora che l’attività di tutela e sostegno ai rifugiati afgani, qualunque sia il loro status, in transito o meno, proseguirà e sarà rafforzata se necessario da mobilitazioni che coinvolgeranno tutti quei singoli e associazioni che lottano contro la cultura razzista che il pacchetto sicurezza, recentemente approvato, amplifica.

Per il diritto alla libera circolazione e a un’accoglienza dignitosa!

Rete romana di sostegno e tutela ai profughi, rifugiati, richiedenti asilo afgani.

nov

07

In Campidoglio

Inserito da Sandra Venturini il 07 novembre 2009

Sandra racconta che la manifestazione in Campidoglio ha avuto successo:

“Questa volta c’erano più persone, in concreto e’ stato ottenuto: posto al coperto per 50 persone; smantellamento della baraccopoli del “buco” rimandato al 1 Dicembre, quando dovrebbe partire “l’emergenza freddo”, quindi i rimanenti afgani sarebbero sistemati nei tendoni allestiti allo scopo; possibilità di riparo anche per gli irregolari; partenza di un censimento autogestito, con l’ausilio delle associazioni e dei centri sociali che hanno promosso la manifestazione …

La manifestazione in Campidoglio

Meglio di niente, mi pare, sempre che le promesse siano mantenute.”

Finalmente qualche buona notizia, dunque! Sandra però ricorda che le esigenze sono tante e non sono finite.

“Oggi e’ arrivata al Centro una famiglia afgana, padre madre e due bambine, hanno trovato posto, escluso il cibo, solo la madre e le bambine fino a lunedì, dopo infinite trattative durate tutto il giorno … il padre e’ all’addiaccio …”

nov

05

Per gli afgani romani

Inserito da Antonio U. Riccò il 05 novembre 2009

Oggi, giovedì 5 novembre 2009, ci sarà a Roma una manifestazione in piazza del Campidoglio in per i diritti dei rifugiati afgani e di tutti i migranti. Me lo ha segnalato Alidad.

Il motivo è noto: venerdì 23 ottobre le forze dell’ordine hanno tentato di sgomberare l’accampamento denominato “la buca”, nei pressi dell’Air Terminal Ostiense, dove, da circa due anni vivono in drammatiche condizioni igienico sanitarie un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo afgani, molti dei quali in possesso di regolari documenti. Grazie alla presenza e all’attivazione degli operatori di MEDU ( Medici per i diritti umani) e di altri attivisti di movimenti antirazzisti, lo sgombero è stato rinviato e nessun ragazzo è stato arrestato.

A seguito del tentativo di sgombero si è attivata un’ampia rete di solidarietà costituita da associazioni, operatori, comitati e centri sociali sia presenti nella zona, sia attivi da anni a Roma nel sostegno e nella cooperazione con migranti e rifugiati.

Il primo obiettivo di questa rete è quello di dare un sostegno immediato all’associazione MEDU che ha organizzato un presidio permanente nella “buca” per migliorare le condizioni del campo e impedire che un eventuale sgombero avvenga senza alcuna soluzione alloggiativa per i rifugiati che ne hanno diritto.

Il secondo obiettivo è quello di costituire un tavolo di trattativa con le amministrazioni locali, per avere delle risposte concrete all’emergenza del centinaio di afgani che vive nei pressi dell’Air Terminal e che sino ad ora sono state completamente eluse.

Il terzo obiettivo è quello di aprire una discussione più ampia sul sistema di accoglienza adottato dal governo e amministrazioni locali, sistema che spesso non rispetta i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dalle normative nazionali e dalle convenzioni internazionali in materia di diritto d’asilo.

Obiettivo principale tra gli altri è l’attivazione diretta e l’autorganizzazione degli abitanti dell’Air Terminal, affinché possano rivendicare direttamente i loro diritti e costruire un processo di cittadinanza attiva. Per questi motivi, per chiedere il rispetto della dignità e dei diritti dei cittadini afgani dell’Air Terminal, di tutti i profughi e di tutti i migranti che vivono a Roma

Giovedì 5 novembre ore 16.00 Piazza del Campidoglio

nov

01

Binario 15, Ostiense, Roma

Inserito da Antonio U. Riccò il 01 novembre 2009

Quello che segue è un testo di Marzia Coronati, la redattrice di Passpartù (Amisnet.org) che segue e racconta con grande sensibilità le storie dell’immigrazione che accadono ogni giorno intorno a noi. Vi si parla di quanto sta accadendo alla Stazione Ostiense:

(…) Abdullah è solo uno delle decine di profughi afgani che abita la stazione Ostiense e i suoi dintorni. La maggior parte, circa un centinaio, oggi vive in una tendopoli improvvisata in un gigantesco cantiere a poche decine di metri dalla stazione, si tratta di una vallata di fango e immondizia, dove con materiali di risulta i ragazzi si sono costruiti i loro giacigli. Lo scorso venerdi 23 ottobre i carabinieri hanno fatto irruzione nella tendopoli. Le ruspe non hanno buttato giu niente quel giorno, ma è stato dettato un ultimatum: andarsene entro dieci giorni. Otto persone sono state portate in caserma perche senza documenti; il minisindaco del muncipio XI, Andrea Catarci, è intervenuto per non fare espellere gli otto, che fortunatamente hanno potuto effettuare la richiesta di status di rifugiati.

L’undicesimo municipio ha avanzato una proposta che va oltre a quella del trasferimento nei centri di accoglienza presistenti, avanzata da qualcuno. Il municipio vorrebbe allestire un polo di accoglienza presso l’Air terminal, la gigantesca struttura alle spalle della stazione oggi abbandonata, ma la decisione spetta al Comune (…)

Qui potete leggere l’intero testo e anche ascoltare la registrazione della trasmissione radiofonica..

ott

30

Ruspe sulla disperazione

Inserito da Antonio U. Riccò il 30 ottobre 2009

Tra qualche giorno un altro rifugio dei disperati non esisterà più. Le ruspe distruggeranno le baracchie improvvisate che gruppi di profughi hanno costruito nelle vicinanze della stazione Ostiense, a Roma.

sgombero_ostiense

Il 23 ottobre polizia e operai si sono presentati nello spiazzo in cui i profughi cercano ogni notte protezione dal freddo e dalla solitudine. Da quanto ho visto in un filmato dei Medici per i Diritti Umani, che hanno cercato di posticipare lo sgombero di una decina di giorni, tutti si sono comportati con correttezza e civiltà: gli afgani, che guardavano con tristezza le loro poche cose, i poliziotti, visibilmente a disagio nel dover applicare una legge che non tiene conto delle persone. Pare che la “ripulitura” dell’area sia stata effettivamente spostata di qualche giorno, così da poter cercare nel frattempo qualche alternativa. Ma non sembra che il Comune di Roma voglia fare la propria parte, purtroppo. Chiudere gli occhi e sperare che i profughi, così come sono venuti, si volatilizzino nel nulla: non vorremmo fosse questa la strategia degli amministratori capitolini.

Il filmato lo potete vedere su Youtube e anche in questa pagina del blog.

ott

25

Panchine alemanne

Inserito da Antonio U. Riccò il 25 ottobre 2009

Pare che l’Assessorato all’ambiente del Comune di Roma abbia deciso di dotare le panchine della città di braccioli. Non è un’idea per aumentare la comodità di chi le userà in futuro, è invece uno stratagemma per impedire che qualcuno possa sdraiarvisi. Spiegano i bene informati che lo scopo reale è quello di evitare che i senza dimora vi possano “bivaccare”.

Questo è il primo provvedimento di una lunga serie in cantiere da parte dell’amministrazione capitolina guidata dal sindaco Alemanno. Siamo riusciti per vie traverse (molto traverse!) a leggere la bozza semisegreta e poco seria di un papello sull’argomento, lasciato accartocciato in un cestino della Sala della Giunta. Non possiamo escludere che si tratti di un pizzino e lasciamo a voi valutarlo.

Sta di fatto che qualcuno, almeno apparentemente, lo ha buttato via – e questo sarebbe un buon segno, forse di rinsavimento o almeno di pentimento. Peraltro, lo stesso qualcuno deve pur averlo scritto: e questo è certamente un segnale funesto.

Cos’è scritto sul papello / pizzino / papino / pizzello? Ecco il contenuto:

1. fissare braccioli a panchine (anti-bivacco)
2. mettere 10 vigili ogni semaforo (anti-lavavetri)
3. divieto mangiare per strada (anti-picnic)
4. stendere tappeti chiodati su marciapiedi (anti-inginocchiatori)
5. distribuire bicchieri carta senza fondo (anti-elemosina)
6. collocare gigantografie Bossi su raccordo anulare (anti-terrun)
7. divieto consumo riso (anti-asiatici)
8. non accettazione anagrafica nomi tipo Patrizia o Noemi (anti-papi)

Seguivano altre 2 misure, ma purtroppo erano illeggibili. Forse la vostra fantasia riesce a ricostruirle?

ott

11

In baccaloppo per tutta la vita

Inserito da Sandra Venturini il 11 ottobre 2009

A Roma i rifugiati afghani arrivano e ripartono, in un’incessante ricerca di asilo e stabilità, con diversi livelli di bisogno che vanno dalle scarpe (tutti! sempre!) al cibo, alle coperte, a un posto letto, alle informazioni, ai documenti, ai biglietti di autobus e treno, per finire col lavoro che raramente si trova … allora ripartono, vanno a cercarlo in Germania e in Svezia, anche se hanno avuto i documenti per stare in Italia, così poi quei paesi li rispediscono qui e il girone infernale ricomincia. Ah quanto vorrei raccontarvi delle storie belle, magari se cerco bene in fondo al barile riesco pure a trovar qualcosa…

L’altro ieri per esempio, al pranzo che la Kyrios di Elisabeth porta il sabato ai ragazzi afgani che vivono in strada, ho distribuito loro i bicchieri di carta. I ragazzi aspettavano seduti e pazienti il proprio turno. Ho visto che ognuno di loro, erano circa 90, cercava un saluto, uno sguardo, un sorriso … Poveri figli, soli, con tanti problemi e lontani dai loro cari, ecco quello che volevano, non essere invisibili!

Quelli che stanno meglio

Loro ce l’hanno un posto per dormire, i documenti spesso sono in regola, e magari hanno un lavoro o qualche lavoretto. Questa è comunque la loro vita :

  • In generale fuori dal centro di accoglienza dalle 9 alle 18. Fuori alle 9 anche quando si lavora fino a notte. Fuori fino alle 18 anche quando ci si alza alle 5 e si lavora non-stop fino alle 15, o si fa il turno spezzato e non c’è dove andare tra le 13 e le 16.
  • Per Khaled, 19 anni, che ha trovato lavoro saltuario come ambulante e ogni tanto partiva per lavoro, fine del centro di accoglienza. “Cercati una stanza”, gli han detto, ma lui quando lavora – cioé al massimo 2 giorni a settimana – guadagna 20 euro al giorno….
  • Per alcuni il problema grosso è mangiare: Hussein, 19 anni, ha chiesto a decine di carrozzieri di prenderlo come apprendista, finché uno gli ha detto di sì. Un vero miracolo. Ma per ora non viene pagato, lui non ha un soldo per mangiare e questo è un grosso guaio. L’orario di lavoro è dalle 8 alle 19.30 circa, non c’è tempo per andare alla Caritas o al Centro Astalli. Speriamo che prima o poi gli diano qualche soldo o gli allunghino un panino!
  • Di Alì, 20 anni, vi ho già parlato, quest’anno mi ha promesso di fare la terza media, per fortuna intanto gli capita qualche lavoretto, noi l’abbiamo attrezzato con la tessera metrebus così da potersi muovere più rapidamente … a volte mi chiede consiglio, poi mi sorride e dice “faccio come tu mi dici”.

In conclusione

Questi ragazzi in generale sono volenterosi, miti e per bene. La gente e’ spesso diffidente nei loro confronti, pur senza averne mai incontrato uno! A mio marito, che ha chiesto al nostro amico Reza se gli sembrava che gli afghani assomigliassero agli italiani, lui ha risposto “No, assomigliamo di più ai filippini, perché siamo fedeli” … Penso voleva dire “fidati” …

E a noi che ci fidiamo di loro, regalano grandi gioie. Questa è una letterina ricevuta tempo fa:

“Gentile mia madre
domenica che è passat era il Guorno di mamma. che portroppo io non potuto salutar ti. Oggi ti faccio tanti auguri per quel giorno che è passat. questa è un piccolo (regalo) da me. Per mia madre. Sarai in baccaloppo (= in bocca al lupo) nel tutta la vita.
saluti
Nur

E anch’io vi ringrazio, vi saluto ed auguro a tutti in bocca al lupo,

Sandra

ott

09

Rastrellamento etnico?

Inserito da Antonio U. Riccò il 09 ottobre 2009

Misa Chiavari mi ha segnalato un grave episodio avvenuto a Roma nei giorni scorsi. È una testimonianza di come il nostro Paese stia cambiando (in peggio) e ve la voglio offrire riportando il comunicato del Comitato di quartiere Pigneto-Prenestino e dell’Osservatorio antirazzista Pigneto.

Un rastrellamento in piena regola ha sconvolto ieri pomeriggio la vita di un quartiere multietnico di Roma, il Pigneto.

Alle 18,30 numerose volanti e blindati della Guardia di finanza hanno circondato l´isola pedonale. Decine di agenti in assetto antisommossa, creando il panico tra i cittadini, hanno violentemente percosso e arrestato chiunque avesse la pelle scura. Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione in alcuni appartamenti, all´angolo tra via del Pigneto e via Campobasso, dove hanno divelto porte, sfondato finestre, sequestrato merci e beni degli abitanti.

La retata si è conclusa con 25 arresti di cittadini senegalesi e nigeriani, persone che vivono da anni nel nostro quartiere, lavoratori immigrati che mai hanno fatto male a nessuno.

Con la scusa della sicurezza, la nostra città sta respirando in questi mesi un clima di violenta repressione: blitz contro immigrati, sgomberi di centri sociali e di spazi occupati in risposta all´emergenza abitativa. Operazioni eclatanti, che colpiscono proprio i più deboli con l´obiettivo di aprire nuovi spazi agli interessi economici che governano la città. Come accaduto al Pigneto, un quartiere che si vorrebbe “ripulire”, per renderlo una ricca vetrina dedita al commercio. Forse, dietro lo sgombero, si nascondono gli interessi legati al mercato degli immobili in una zona che vive una gravissima emergenza sfratti e dove il prezzo delle case è in costante ascesa.

Noi, cittadini del quartiere siamo preoccupati di questa grave spirale di violenza dello Stato. Vogliamo che il Pigneto sia un quartiere dell´accoglienza, non della repressione e della speculazione. Organizziamo a questo scopo il 10 ottobre un pomeriggio e serata di incontri con il quartiere, sui problemi di case, scuole, e del razzismo, che si concluderà alle 21 con un’assemblea per preparare insieme la manifestazione del 17 ottobre contro il razzismo e il pacchetto sicurezza.

Su Youtube è disponibile un filmato a commento dei fatti:

ago

17

Fotoromanzo: Stazione Ostiense

Inserito da Antonio U. Riccò il 17 agosto 2009

Campo profughi afgani, Roma Ostiense 2007

Campo profughi afgani, Roma Ostiense 2007

“…trascinandosi dietro il loro letto, raggiunsero un luogo che Alì chiamò Ostiense. Era un quartiere, accanto alla stazione ferroviaria citata da Haschem, in cui molti profughi, non solo afgani, trascorrevano ormai da anni le loro notti. Dietro a una rete metallica, curva sotto il peso di coloro che l’avevano scavalcata, in un piazzale che una volta era pomposamente chiamato Air Terminal, erano affaccendati in molti a prepararsi un letto in cui trascorrere la notte.

Un paio d’anni prima, un’associazione di medici pietosi aveva acquistato delle tende a igloo e per qualche mese, ogni sera, la gente del quartiere vedeva spuntare una tendopoli in mezzo alla città. L’iniziativa era semplice e poco costosa, ma aveva un difetto: sanciva una presenza che molti avrebbero preferito non vedere. Per questo, in estate, l’amministrazione comunale era intervenuta offrendo una sistemazione altrove a chi era accampato e nello sgombero che era seguito le tende erano scomparse. Le tende, non i profughi, il cui flusso invece non cessava ed anzi aumentava. Così i nuovi arrivati si erano trovati ad affrontare l’inverno nelle stesse condizioni di chi li aveva preceduti un anno prima. Non restava che il cartone a proteggere dal freddo Alì e Abdulaziz. A notte inoltrata, si sdraiarono l’uno accanto all’altro, piegando a fatica il rigido cartone attorno al proprio corpo, chiudendo come potevano ogni apertura, così da non lasciar filtrare l’aria fredda della notte.”

Da Biscotti al cardamomo, pag. 44-45

ago

15

Meccanismi elementari

Inserito da Antonio U. Riccò il 15 agosto 2009

Il gennaio del 2008 era un mese freddo, freddissimo. Anche a Roma e soprattutto di notte. Era stato allora che Sandra Venturini, un’amica romana attiva nel volontariato, aveva spedito a vari indirizzi una e-mail, in cui raccontava la sua personale esperienza a favore dei profughi – non solo afgani. La propongo oggi alla vostra lettura.

Bastano queste poche righe, credo, per rendersi conto di come è sufficiente prendere contatto con la triste realtà dei profughi per sentirsi in qualche modo responsabili della loro sorte. Mi è capitato spesso, nelle vicende che hanno interessato Alidad, di constatare questa reazione da parte di persone molto diverse tra loro. È impossibile conoscere queste realtà senza poi fare qualcosa, nei limiti delle possibilità di ciascuno, senza assumere qualche iniziativa a loro favore. Si attiva, credo, un meccanismo elementare: la conoscenza diventa empatia, l’empatia si trasforma in condivisione e responsabilità.

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Ecco cosa scriveva Sandra in quel freddo gennaio:

“…Arrivano distrutti, affamati e infreddoliti dalla Grecia, dopo aver viaggiato per mesi, spesso con scarpe sfondate, magliette leggere e in condizioni fisiche provate. Col passaparola, dopo qualche giorno imparano ad andare a una mensa che offre un pasto al giorno per rifugiati, però è chiusa il sabato e la domenica; in quei giorni sono così affamati che possono azzuffarsi per un biscotto. Dormono all’aperto in fondo a un binario: la sera infatti gli accessi alle parti coperte della stazione (e quindi anche ai bagni) vengono chiusi. Vengono chiusi anche i porticati all’aperto e se loro vi cercano riparo dalla pioggia durante la notte, vengono scacciati dai vigilantes. Il Comune l’ho già chiamato: la tenda montata per l’emergenza freddo non è disponibile per loro, mentre è sì disponibile un autobus della Solidarietà, che però parte prima dell’eventuale arrivo di eventuali pasti di associazioni tipo S. Egidio, quindi la loro la scelta è morire di fame o morire di freddo.

Non vi voglio annoiare oltre, in pratica vi informo dell’esistenza di questa realtà, se vi interessa posso fornire ulteriori tristissimi dettagli. Vi chiedo anche di aiutarmi a rimediare felpe, maglioni, giacconi e scarpe da uomo che sono richiestissime, soprattutto il 42 perché molti non sono alti.

A loro servono anche tanti altri tipi di aiuto, sono ragazzi gentili e schivi, è un vero peccato che siano stati destinati a vivere come bestie, vi ringrazio per ogni parere.”

Appena possibile vi racconteremo com’è cambiata la situazione alla Stazione Ostiense in questi diciannove mesi.

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