Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

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A scuola (2)

Inserito da Antonio U. Riccò il 25 gennaio 2010

Luca da Vicenza, un ragazzo di terza media, dopo aver ascoltato la lettura del racconto La Missione di Tariq, mi ha scritto:

“Mi ha colpito il fatto che delle persone normali debbano pagare un prezzo molto alto per ricominciare ad avere una vita… Sinceramente è davvero ingiusto perché questi ragazzi possono addirittura morire durante il viaggio verso la libertà. Sentire le sue parole mi ha fatto capire quanto è difficile per alcune persone avere una vita normale e mi ha provocato dentro tristezza e incredulità. Spero tanto che ogni giorno che passa questi ragazzi possano avere una vita come la mia…”

Chiara, invece, scrive:

“Ho imparato che al mondo esistono altri problemi oltre a quelli economici. Mi ha fatto molto riflettere su quei ragazzi che stanno lontani dalle loro famiglie, dalle loro case, dalla loro terra e tutto, magari, solo per riuscire a tornare a casa con solo cinque euro, cha da noi equivalgono a una miseria mentre da loro equivalgono a un pasto sicuro. Ma esistono anche ragazzi che partono e hanno già in mente che non torneranno più. E magari non riescono neanche ad arrivare alla loro meta sani e salvi, o muoiono durante il tragitto o vengono scoperti e rimandati indietro o addirittura quando vengono scoperti vengono picchiati e uccisi.”

Marco, di seconda media, si ritiene fortunato:

“…mi sono reso conto che sono un ragazzo fortunato perché ho la possibilità di andare a scuola e divertirmi, invece ci sono ragazzi che sono costretti ad andare a lavorare tutto il giorno dalla mattina sino a sera tardi. Inoltre ho imparato che non devo mai sprecare un’occasione anche se non è importante…”

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23

A scuola (1)

Inserito da Antonio U. Riccò il 23 gennaio 2010

Possono, dei ragazzi di 13-15 anni, capire cose che gli adulti stentano a comprendere? Sì, possono, è la risposta che mi do dopo aver letto le lettere che una classe di alunni vicentini mi ha spedito nei giorni scorsi.

Erano attenti, attentissimi nell’aula magna della loro scuola il giorno in cui ho presentato loro La Missione di Tariq in una versione leggermente adattata, accompagnata dalla proiezione di fotografie e con l’aiuto di alcuni loro coetanei, che si sono prestati a fare da lettori. La loro commozione e partecipazione era percepibile in quel momento. Ora, a distanza di un paio di mesi, ho letto i loro pensieri e vorrei offrirveli, almeno in parte, iniziando da oggi.

Filippo mi scrive:

“…Per alcuni aspetti il viaggio del protagonista è così avventuroso che sembra un racconto inventato e non una storia vera. Sembra quasi impossibile che un uomo possa sopportare tante difficoltà per scappare dal suo paese in guerra e poi morire in maniera così tragica e triste quando ormai era così vicino alla sua libertà….”

Ambra, che sembra essere stata molto impressionata dal racconto, mi invita ad andare avanti:

“…lei ha fatto bene a scrivere un libro su questo argomento, così molta gente si accorgerà della realtà e smetterà di pensare che queste persone sono una zavorra per il nostro paese e si renderanno conto che la vita è una sola ed è meglio viverla bene. Forse riusciranno a pensare che magari il prossimo ragazzo che arriverà in Italia potrà essere il miglior amico di suo figlio o suo genero.”

Anche Stefano sembra colpito:

“…il suo libro mi ha fatto riflettere molto, infatti non pensavo che gli extracomunitari avessero una vita così difficile, pensavo che risparmiando un po’ quasi tutti potessero entrare in Italia legalmente. Il suo libro fa risaltare il contrario e la realtà … anche se serio e drammatico mi è piaciuto, sia perché mi ha formato sia perché mi ha fatto riflettere e perché per una volta mi sono fermato a pensare come vive un extracomunitario…”

Infine, per oggi, i pensieri profondi di Anna:

“Dopo la visita nella nostra scuola mi sono ritrovata spesso a riflettere sulla fortuna che abbiamo ad essere nati qui in Italia dove la qualità della vita è sicuramente migliore di quella che attualmente si ha in altri posti del mondo dove i ragazzi come noi, della nostra stessa età, per raggiungere obiettivi che noi diamo per scontati, sacrificano le poche cose che hanno dando, a volte, anche la vita.
Il lungo viaggio di Tariq è stato sicuramente difficile e faticoso, tanto che noi non riusciamo nemmeno a immaginare, ed era qualcosa in cui lui credeva e per cui si è impegnato con tutte le sue forze. Anche se proviamo a identificarci, non ci riusciamo perché la maggior parte di noi ha ottenuto tutto fin dall’inizio, senza dover lottare per poi riuscire a vincere… Qualche volta anche se ci s’impegna al massimo non si riesce a raggiungere lo scopo, ma questo è il rischio che si corre quando ci si impegna oppure non si perde niente però non si ottiene niente senza provarci.
Il viaggio di Tariq racconta ciò che noi spesso cerchiamo di dimenticare ed è ciò che inevitabilmente succede ogni giorno più e più volte. Se solo potessimo trovarci nella sua situazione, anche per un giorno, potremmo apprezzare molto di più quello chge abbiamo sempre avuto senza nessuno sforzo…”

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07

Malato di leghite acuta

Inserito da Antonio U. Riccò il 07 agosto 2009

Lo so, qualcuno mi dirà che dedico loro troppa attenzione. Sarà per il fatto d’essere milanese. Oppure per esser nato in una famiglia tutto sommato abbastanza “padana”, con padre emiliano e madre trentina. O forse – e credo che questa sia la spiegazione più attendibile – perché sono soggetti così interessanti questi leghisti…

Se leggo qualche marachella combinata dai Bossi, dai Borghezio, dai Calderoli o dai Maroni l’ispirazione mi prende e la voglia di scrivere non mi lascia. Temo d’essere malato di leghite acuta, una variante dell’influenza suina.

Un esempio? Un paio di giorni fa vi ho parlato dell’uscita del veggente di Cassano Magnago e per me la questione poteva anche finir lì, non avessi avuto una ricaduta. Però mi sono chiesto: ma l’Umberto, che ovviamente non sono io ma il più popolare leader in canottiera verde, perché ce l’ha tanto con le maestrine sicule e i professori napoletani?

Pensa e ripensa, la risposta mi è apparsa non in sogno ma in internet, in alcuni articoli di un annetto fa che parlavano del giovane rampollo di casa Bossi, bocciato all’esame di maturità. Non chiedetemi di parlare del ragazzo: le colpe dei padri non possono ricadere sui figli e poi il giovane ha già abbastanza problemi per conto suo, con tutta la gente che frequenta la casa del babbo impedendogli di concentrarsi sullo studio.

Mi limito al padre, che appunto nel luglio del 2008 tuonava: “Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord!

Ve l’ho detto già in altri articoli che il Gran Guru della Lega Nord è uomo di parola. Via i professori terun, aveva detto e così sarà, prima o poi. Intendiamoci: giustissimo chiedere che i maestri, i professori, dirigenti scolastici – così come tutti gli altri dipendenti pubblici e non – siano preparati e onesti. Ma il confine certamente non è geografico e non servono esami di dialetto per migliorare le cose. Servono riforme vere e serietà. Dubito fortemente che possano venire dalla sfera di cristallo del veggente varesotto.

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