Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

dic

02

Senza (altre) parole

Inserito da Antonio U. Riccò il 02 dicembre 2009

“L’uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di… qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo… magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento… siccome è eletto dal popolo…(…) Ma io gliel’ho detto… confonde la leadership con la monarchia assoluta…. poi in privato gli ho detto… ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto!”

Gianfranco Fini, Presidente della Camera, ex segretario dell’M.S.I. e di Alleanza Nazionale, esponente di punta del Popolo delle Libertà, parlando di Silvio Berlusconi in una conversazione privata con il Procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi.

ott

17

Narciso

Inserito da Antonio U. Riccò il 17 ottobre 2009

Per una volta sono rimasto piacevolmente colpito dalle parole pronunciate dal premierino. Piacevolmente perché le ho trovate un indizio in più a sostegno delle riflessioni che da qualche tempo sto facendo sulla personalità del nostro capetto del Governo. Da Sofia (di nuovo in Bulgaria? Forse sarebbe meglio farlo viaggiare di meno!) ci ha fatto sapere:

Io sono una persona forse troppo buona, sicuramente giusta. Mi piacerebbe che tutti lo riconoscessero. Io faccio di tutto per farmi amare, anche dai media.”

Come non pensare al mito di Narciso, il figlio del dio del fiume e della ninfa innammorato perdutamente di se stesso? E soprattutto come non associare le parole del premierino al disturbo narcisistico della personalità?

Il mio ultimo esame di psicologia è vecchio di troppi decenni per aiutarmi a capire e così ho cercato in rete qualche informazione che mi rinfrescasse la memoria. Leggere la pagina di Wikipedia dedicata a questo tema mi ha fatto saltare sulla sedia. Non di gioia, credetemi. Vi ho letto che

“Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità il cui sintomo principale è un deficit nella capacità di provare empatia verso altri individui. Questa patologia è caratterizzata da una particolare percezione di sé del soggetto definita “Sé grandioso”. Comporta un sentimento esagerato della propria importanza e idealizzazione del proprio sé – ovvero una forma di amore di sé che, dal punto di vista clinico, in realtà è fasulla – e difficoltà di coinvolgimento affettivo. La persona manifesta una forma di egoismo profondo di cui non è di solito consapevole, e le cui conseguenze sono tali da produrre nel soggetto sofferenza, disagio sociale o significative difficoltà relazionali e affettive.”

State pensando anche voi, con malizia, alle preoccupazioni di Veronica Lario sullo stato di salute dell’ancora marito? Forse potete farvi un’idea più precisa leggendo i criteri diagnostici riportati sempre su Wikipedia. Basta la presenza di cinque di loro per prendere in considerazione l’ipotesi di uno stato di salute preoccupante (per lui e soprattutto per noi):

  1. Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
  2. È occupato/a da fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
  3. Crede di essere “speciale” e unico/a, e di poter essere capito/a solo da persone speciali; o è eccessivamente preoccupato da ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto
  4. Desidera o richiede un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
  5. Ha un forte sentimento di propri diritti e facoltà, è irrealisticamente convinto che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
  6. Approfitta degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
  7. È carente di empatia: non si accorge (non riconosce) o non dà importanza a sentimenti altrui, non desidera identificarsi con i loro desideri
  8. Prova spesso invidia ed è generalmente convinto che altri provino invidia per lui/lei
  9. Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo è).

ott

12

La tigre ferita

Inserito da Antonio U. Riccò il 12 ottobre 2009

Come non tornare a parlare di lui, dopo lo show mediatico che ci ha regalato ieri dagli schermi delle sue televisioni (che in parte sono anche le nostre)? Alle sue uscite siamo ormai tristemente abituati, tanto che molti sembrano essersi assuefatti alla sua invadente presenza, ma ieri il premierino – e ripeto che NON mi riferisco ai tacchi alti che porta! – aveva qualcosa di diverso.

I suoi lo hanno comprensibilmente osannato mentre si sbracciava in camicia nera sul podio alto che la sua messinscena aveva richiesto. Non era un balcone, tantomeno storico, ma i richiami alla memoria correvano a certi documentari d’epoca con il duce compiaciuto e la folla urlante che lo idolatrava. Eppure era visibile a chi guardasse bene una trasformazione nel nostro. La sua strafottente sicurezza sembra essersi trasformata in aggressività. Non quella lucida, misurata, ragionata. No.

È la rabbiosa scomposta reazione della tigre ferita quella che vediamo e che certamente vedremo nei prossimi mesi. Una tigre politica che si sente minacciata nella sua esistenza mediatica dai processi incombenti – dai quali peraltro troverà certo il modo di uscire – e che dimentica persino il poco fair play della politica italiana. E così una zampata intimidatoria ai giudici sulla separazione delle carriere, un ringhio rabbioso a quel galantuomo del Presidente delle Repubblica, un morso alla Corte Costituzionale che non si è adeguata ai suoi voleri.

Quando la tigre è ferita i battitori sono allerta: si muovono uniti, attenti a non mostrare debolezza. La loro forza non è nei singoli cacciatori, che poco o nulla da soli possono contro la tigre, ma nella loro azione concertata. Nell’Italia di Berlusconi i battitori della tigre vanno a spasso nella giungla. Incoscienti. Sembrano più interessati a farsi i dispetti tra loro che a confrontarsi con il pericolo. A insultarsi reciprocamente, A evidenziare ciò che li differenzia più di ciò che li unisce.

Temo che, se non capiranno la gravità della situazione, i battitori verranno battuti e la giungla diventerà sempre più giungla. Nella giungla la tigre ferita è pericolosa quando si muove nel sottobosco e medita vendetta. La tigre mediatico-politica nostrana lo è per la democrazia e per il nostro Paese anche quando mostra le fauci dal palchetto di un convegno.

ott

10

La differenza

Inserito da Antonio U. Riccò il 10 ottobre 2009

L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Barak Obama non è solo un gesto di grande apprezzamento per la sua politica e uno stimolo a continuare su quella strada. È anche una stupenda occasione per toccare con mano la differenza tra un grande statista e il nostro premierino.

Due giorni fa Ezio Mauro, a Repubblica TV, ha commentato la scomposta reazione di Silvio Berlusconi alla sentenza della Corte Costituzionale dicendo che di solito gli uomini di parte che passano dal ruolo di capi dell’opposizione a funzioni governative diventano prima o poi statisti. Non così Berlusconi, che dopo molti anni di attività politica sembra non aver ancora capito qual’è la differenza tra chi usa la politica per fare i propri interessi e chi si sente al servizio del proprio Paese. Condivido.

Il nostro premierino si lascia candidare dai suoi a potenziale Premio Nobel in un tripudio di fanfare, l’altro – Obama – accetta il premio dichiarando di non credere di meritarselo e parla di umiltà, parola di cui il nostrano presidente ha dimostrato di non conoscere nemmeno il significato (ricordate come si è autodefinito? “Il miglior Presidente del consiglio italiano degli ultimi 150 anni”, “il più perseguitato della Storia”, “l’Unto dal Signore”). L’uno si sente al servizio degli altri, l’altro al loro comando.

A volte basta davvero poco per fare fare la differenza e lo si capisce anche dal modo in cui un vero grande statista si rivolge alla gente del proprio Paese.

Questa mattina, Michelle e io ci siamo svegliati con una sorprendente e lusinghiera notizia. Alle 6 di mattina abbiamo avuto sentore che mi era stato assegnato il Nobel per la Pace per il 2009.

Ad essere onesti non credo di meritare d’essere insieme a tante figure di cambiamento che sono state onorate con questo premio – uomini e donne cui mi sono ispirato e che ispirano tutto il mondo attraverso il loro esercizio coraggioso della pace.

So che nel corso della storia il Nobel per la Pace non è solo stato usato per onorare risultati specifici, ma è stato utilizzato anche come un mezzo per dare slancio a una serie di cause. È per questo che ho detto che accetterò questo premio come un invito all’azione, un invito a tutte le nazioni e a tutti i popoli per affrontare le sfide comuni del 21 ° secolo. Queste sfide non saranno tutte vinte durante la mia presidenza o nemmeno durante la mia vita. Ma so che possono essere vinte a condizione che si riconosca che non dipendono da una sola persona o da una sola nazione.

Questo premio – e le onseguenze che ne derivano – non appartiene solo a me o alla mia amministrazione, ma appartiene a tutte le persone in tutto il mondo che hanno combattuto per la giustizia e per la pace. E soprattutto, appartiene a voi, uomini e donne d’America, che avete osato sperare e avete lavorato duramente per rendere il nostro mondo un po’ migliore.

Così oggi dobbiamo umilmente continuare a impegnarci nell’importante lavoro che abbiamo iniziato insieme. Vi sono grato per il sostegno che mi avete accordato fino ad ora e sono onorato di continuare il nostro lavoro di vitale importanza per gli anni a venire.

Grazie,

Presidente Barack Obama

ott

08

C’è ancora un giudice a Berlino

Inserito da Antonio U. Riccò il 08 ottobre 2009

La notizia del giorno è che – a dirla usando le parole della leggenda del mugnaio di Sanssouci che si era rivolto a un giudice per avere giustizia contro il il re di Prussia, “c’è ancora un giudice a Berlino“. Lo so, state probabilmente pensando alla Corte Costituzionale che ieri ha messo la parola fine alle leggi ad personam. Ma io non vi parlo di questa sentenza, non oggi almeno.

Vi parlo del pronunciamento del Tribunale di Agrigento che dopo un interminabile processo ha mandato assolti Elias Birdel, Stefan Schimdt e Vladimir Daschkewitsch – rispettivamente il responsabile di un’organizzazione umanitaria tedesca, il capitano e il primo ufficiale della nave che portava lo stesso nome, Cap Anamur. Il Tribunale, respingendo le richieste della Procura, che aveva chiesto pene pesantissime (4 anni di carcere, 400.000 euro di multa), li ha assolti con la migliore motivazione possibile: ciò che hanno fatto non costituisce un reato.

Il reato che era loro stato attribuito e per il quale nel 2004 erano stati arrestati era quello di aver favorito l’immigrazione clandestina, soccorrendo in mare un barcone di profughi alla deriva e portandoli dopo un lungo braccio di ferro con e tra i governi italiano, maltese e tedesco, a Porto Empedocle. Era il 2004 e il clima politico in Italia era molto simile a quello che ha caratterizzato l’ultimo anno: al governo c’era Silvio Berlusconi e i leghisti dettavano legge senza rispetto di basilari principi di umanità. Forse era stato proprio questo clima a determinare l’iniziativa della Procura, che aveva destato sorpresa e scalpore in particolare in Germania.

Rupert Neudeck

Rupert Neudeck

Qui l’associazione Cap Anamur è una delle più stimate per quanto fa e ha fatto in parecchi decenni di attività, da quando nel 1979 Rupert Neudeck, sua moglie Christel e altri amici di fronte al dramma dei profughi che fuggivano dal Vietnam su barche improvvisate e poi erano preda dei pirati in mare aperto, decisero di agire. Neudeck e gli altri fondarono il comitato “Una nave per il Vietnam“, noleggiarono un mercantile, la nave “Cap Anamur” e iniziarono un lavoro umanitario che si è poi esteso a molti altri paesi del mondo, dall’Uganda all’Afghanistan. Ovvio dunque che le reazioni dell’opinione pubblica qui in Germania siano oggi di sollievo e apprezzamento per la sentenza. Altrettanto logico che i veri responsabili di questo assurdo processo vengano chiamati con il loro nome. Scrive Pro Asyl in un proprio comunicato del 7 ottobre:

“Sul banco degli imputati dovrebbe sedere la politica di disprezzo dei diritti umani del governo Berlusconi nei confronti dei profughi, nota internazionalmente come “push-back-policy”. La guardia costiera italiana riporta dall’inizio di maggio del 2009 in acque internazionali le barche dei profughi e le spinge verso la Libia; là dove a più di un migliaio di profughi non vengono riconosciuti i diritti umani; là dove vengono trattenuti in prigioni lager, spesso gravemente maltrattati, abbandonati nel deserto o espulsi.”

ott

04

Coraggio civile

Inserito da Antonio U. Riccò il 04 ottobre 2009

È consolante costatare che – nell’Italia assuefatta e prona che conosciamo – ci sono persone coraggiose che rischiano il proprio benessere per sostenere idee di libertà e di giustizia. In una di queste persone mi sono imbattuto ieri. Si tratta di un universitario. Non è uno studente, ma un docente della “Sapienza”; non è un precario amareggiato per non aver ottenuto un posto ma un professore associato; non insegna Teoria delle Rivoluzioni, ma Fisica (con un debole verso la Filosofia). Insomma è (credo, perché non lo conosco personalmente e non gli ho nemmeno mai parlato – ma ne sarei lieto) una italiano come tanti altri: impegnato sul lavoro, ma con un orizzonte che esce dalle mura dell’Università. È soprattutto uno che riflette su dove sta andando il nostro Paese e che assume responsabilità.

Cos’ha fatto questo signore? Carlo Cosmelli – così si chiama – ha letto un libro (“L’odore dei soldi”) pubblicato nel 2001 da Editori Riuniti e vi ha trovato delle domande cui, come cittadino, vorrebbe avere risposta. Ha poi saputo che a quelle domande, come a tante altre, la persona che certo già immaginate non ha voluto rispondere, almeno fino ad ora. Ha anche accertato che quelle domande avevano portato in Tribunale i due giornalisti che le avevano poste per primi (Elio Veltri e Marco Travaglio), ma non si è fatto spaventare. Anzi, per farle conoscere a chi non ha acquistato il libro, ha creato un piccolo sito web e le ha messe online. In italiano e in altre cinque lingue, tra cui il giapponese.

Ma perché lo ha fatto? Ecco la sua spiegazione:

I cittadini italiani hanno il diritto di essere informati sulle vicende pubbliche e private del Presidente del Consiglio signor Berlusconi, specie se riguardano rapporti con minorenni, prostitute o persone vicine alla criminalità organizzata.

Hanno il diritto di essere informati sulle origini dell’immensa fortuna del signor Berlusconi.

Hanno il diritto di essere informati sui criteri con cui vengono scelte le persone che ci rappresentano nel parlamento italiano, nell’ambito del parlamento europeo, o che vengono nominate Ministri.

Hanno il diritto di sapere i criteri con cui vengono scelti i direttori dei telegiornali della televisione pubblica, quali siano le scelte editoriali, quali siano le scelte economiche.

Hanno il diritto di conoscere i criteri con cui i fondi dello stato, che provengono dalle tasse di noi cittadini, vengono utilizzati dal Governo.

Hanno il diritto di sapere i criteri con cui il signor Berlusconi pensa di rispettare i principi fondamentali della Costituzione italiana sui temi dell’indipendenza della magistratura, della libertà di stampa, della laicità dello Stato. E perché tanto spesso sembra li abbia aggirati.

Per questo i cittadini itlaliani consapevoli proporranno 7 gruppi di 7 domande sui temi di cui sopra, rivolte al signor Berlusconi.

I cittadini italiani hanno il diritto di sapere, ed il Primo Ministro, signor Berlusconi, ha il dovere di risponderci, pubblicamente ed in contraddittorio. Sempre se siamo ancora in un paese democratico. O se decidiamo in ogni caso di esserlo.

Le sette domande, se volete proprio leggerle, le trovate qui in italiano e qui in tedesco

set

30

Indiscusso impegno umanitario

Inserito da Antonio U. Riccò il 30 settembre 2009

Quando ho letto in Facebook questa notizia ho pensato fosse l’ennesimo sberleffo ironico al premierino. Mai avrei pensato che qualcuno potesse seriamente avanzare una simile proposta. Ho dovuto ricredermi quando ho visto il sito dedicato a Silvio Berlusconi Nobel, in perfetto stile pidielle, foto di giovanissimi entusiastici su sfondo bianco e azzurro.

Già la notiza in sè era sconcertante, ma la motivazione…! Leggetela:

“Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi. (…) Oggi crediamo che, anche, l’Italia meriti di ricevere tale riconoscimento, e di essere degnamente rappresentata da Silvio Berlusconi, per il suo indiscusso impegno umanitario in campo nazionale ed internazionale.”

Indiscusso impegno umanitario?

Forse mi sono perso qualche puntata, ma mi sembra da spudorati attribuire questa qualità al nostro premierino. Non è stato lui ad assecondare la politica dei respingimenti in mare aperto voluta dal leghista Maroni? Non è proprio Berlusconi il capo di governo italiano che li ha di fatto deportati nei lager del dittatore Gheddafi? Non è lui l’uomo politico italiano che ha autorizzato una passi contraria alle norme internazionali in materia di accoglienza dei rifugiati e di diritto d’asilo?

Assegnare al nostro premierino il Premio Nobel equivarrebbe a dichiarare vergine Patrizia, sarebbe come dire che Mangano, lo stalliere di Arcore, era un fedele servitore dello Stato; o, ancora, come encomiare Borghezio e Gentilini per la loro competenza interculturale e la solidarietà da loro più volte espressa verso i migranti islamici; equivarrebbe a definire il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad il mediatore per eccellenza dei conflitti internazionali e il Grande Protettore d’Israele o affermare che Osama bin Laden è la versione maschile di Madre Teresa di Calcutta

Siamo alla frutta. O forse all’ammazzacaffè?

set

16

Ha ragione Berlusconi

Inserito da Antonio U. Riccò il 16 settembre 2009

Martedì sera, in un momento di debolezza, ho guardato Porta a porta. L’ho fatto a mio rischio e pericolo, nonostante tutti gli appelli che ho letto in Facebook volti a ignorare lo show del premierino. Ma ne valeva la pena.

Non sarei mai arrivato alla conclusione che vi ho anticipato nel titolo di questo articolo, se non avessi visto e sentito di persona il lungo monologo di Berlusconi. Non sono privo di fantasia, ma non avrei mai immaginato che potesse arrivare a tanto. Tanto meno avrei immaginato di poter sottoscrivere parola per parola una delle frasi ad effetto che lo Zampanò della politica italiana ha servito al pubblico di Bruno Vespa.

Siamo circondati da farabutti in tivù, stampa e politica” ha detto il premierino.

Come non condividere questo severo giudizio vedendo trasmissioni come quella di ieri sera? Il mio consiglio a tutti coloro che cercano di capire quale sia lo stato di salute del premierino e soprattutto quello della nostra democrazia è quello di cercare nel sito della RAI la registrazione di Porta a porta, assumere farmaci idonei e sorbirsi la trasmissione. Così anche loro potranno, almeno per una volta, dichiararsi d’accordo con Berlusconi.

set

11

Il naso di Pinocchio

Inserito da Antonio U. Riccò il 11 settembre 2009

A volte le immagini e i filmati dicono più di lunghi testi. È il caso di questo video postato su Youtube e messo in rete dal sito di Daniele Sensi. Mostra il nostro premierino in un ambiente a lui congeniale, quello dei giornalisti che lo ossequiano con lodi dolciastre. La trasmissione è stata effettuata da una TV tunisina (che, guarda caso, pare appartenga al 50% al nostro presidente).

Dopo aver parlato di televisione, al nostro viene chiesto di parlare d’immigrazione clandestina. In questo contesto afferma:

“…Per coloro che vogliono provare nuove possibilità occorre aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto non solo in Italia, ma in tutta europa. E poi bisogna dire che gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato l’Italia e è emigrato in altri paesi, soprattutto quelli americani. Ciò ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una totale apertura di cuore e di dare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità e questa è la politica del mio governo…”

La giovane giornalista inizia il suo canto d’osanna:

“…non posso trattenermi dall’applaudire. Davvero mirabile che ci siano persone che oggi riescano a rivolgersi così alla geste del popolo e ai maghrebini… Da dove le viene questa energia?”

E lui:

“Semplicemente dal fatto che sono un uomo del popolo. Provengo da una famiglia che ha conosciuto la guerra e la povertà. Ho un gran rispetto per tutti a partire dalle persone più umili.”

Se il programma si fosse chiamato Pinocchio, il naso del protagonista sarebbe cresciuto a dismisura.

Qui potete vedere l’intero filmato:

set

02

Sono alcuni decenni…

Inserito da Antonio U. Riccò il 02 settembre 2009

Sono alcuni decenni che mia moglie mi accusa d’essere troppo noiosamente prussiano. Sentirselo dire da una tedesca fa un certo effetto, ma devo ammettere che qualcosa di vero c’è: mi ostino ad arrivare in orario (a volte, lo confesso, persino in anticipo!), credo che mantenere la parola data sia un obbligo e ho sempre cercato di essere preciso e affidabile nel lavoro. Ovviamente non suono il mandolino, non ho amici mafiosi e cerco d’evitare gaffes. Insomma, mi sforzo di non alimentare i pregiudizi verso gli italiani e di corrispondere il meno possibile all’immagine che i tedeschi, nel corso della storia si sono fatti di noi, quello di un popolo di simpatici cialtroni, fantasiosi pasticcioni, artefici dell’imbroglio, maestri nell’improvvisare e nel nascondere i nostri vizi tramite lazzi, frizzi e battute fuori luogo.

Non credo d’essere un caso eccezionale. Tutt’altro! La Germania è piena d’Italiani fatti così. (…)

Potete leggere l’intero articolo nel sito di ARCOIRIS.TV a questo indirizzo web:
http://domani.arcoiris.tv/?p=2129

ago

31

Parole senza senso

Inserito da Antonio U. Riccò il 31 agosto 2009

Il sito web della Polizia di Stato riporta le indicazioni utili per chi intende presentare la richiesta di asilo politico:

“In base alla Convenzione di Ginevra, la richiesta di asilo politico può essere presentata dal cittadino straniero all’ufficio di polizia di frontiera, al momento dell’ingresso in Italia. Diversamente è possibile fare domanda direttamente all’Ufficio immigrazione della Questura. Dopo il fotosegnalamento, la domanda viene inoltrata alla competente Commissione Territoriale, che dovrà valutare il riconoscimento dello status di rifugiato.”

Queste frasi non hanno alcun significato concreto. Quanto meno non lo hanno avuto per i 75 profughi, tra cui 15 donne e tre minorenni, respinti ieri in mare aperto prima di poter raggiungere le coste italiane. Secondo La Stampa di Torino “gli extracomunitari sarebbero in maggioranza somali o comunque provenienti dal Corno d’Africa, dunque nelle condizioni di fare richiesta d’asilo” e sarebbero stati immediatamente riportati quasi tutti in Libia.

Queste persone erano nelle condizioni giuridiche di chiedere asilo e probabilmente avrebbero avuto i requisiti per ottenerlo, ma erano nell’impossibilità pratica di farlo. Sono stati respinti ancor prima di poter bussare alle nostre porte grazie all’accordo stipulato tra l’ex terrorista Gheddafi e l’ex piduista Berlusconi.

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Che vergogna per l’Italia! Nella nostra storia moltissimi italiani hanno chiesto e ottenuto asilo in altri Paesi: da Dante a Garibaldi e Mazzini, dai fratelli Rosselli a don Sturzo per citarne solo alcuni. Eppure il nostro Paese non riesce nemmeno ad applicare le norme internazionali sul diritto d’asilo cui ha aderito formalmente né quelle della propria Costituzione.

La Convenzione di Ginevra del 1951 stabilisce infatti che ha diritto all’asilo chi scappa per il “giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua apparte­nenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche“. E anche l’articolo 10 della Costituzione è chiaro: “Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzio­ne italiana ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge“.

Parole chiarissime, ma per il nostro Governo sono evidentemente soltanto parole senza senso.

giu

07

Berluscolandia

Inserito da Antonio U. Riccò il 07 giugno 2009

Ho appena letto “Anatomia di Berluscolandia”, un lungo articolo pubblicato su El Pais, a disposizione online tradotto anche in italiano e in inglese. Se siete italiani e volete farvi del male, leggetelo. Ne vale la pena.

Oggi in Italia si vota ed è probabile che il premierino avrà un nuovo successo. Mezza Italia lo vota, un’altro quarto lo ammira. Perché Berlusconi è l’Italiano ideale: furbastro quanto basta, ha avuto ed ha successo. Tutti o quasi sanno naturalmente che quello che i giornali di mezzo mondo hanno scritto su di lui è vero, sanno che lui è obbligato a dire che sono tutte panzane inventate dai “comunisti”, ma questo non lo danneggia. Anzi!

Il Bel Paese, purtroppo, è fatto così. Ha bisogno di seguire il potente di turno, è pieno di “genitori pronti ad offrire al Drago le loro vestali” come ha detto Veronica Lario, o almeno a illudersi che qualche briciola della ricchezza cada anche per loro. Guardatevi attorno: vedrete tanti sgomitare per avvicinarsi in ginocchio all’altare del vincitore. Saranno gli stessi che gli sputeranno addosso con maggior impeto, il giorno in cui il premierino cadrà. Così è l’Italia.

giu

05

…e in tanti anni nemmeno me n’ero accorto! Oggi, però, ho una prova inconfutabile, la prova per eccellenza.

È uscito l’ultimo numero dello Stern, l’autorevole rivista pubblicata ad Amburgo. La copertina non mostra bandiere rosse, ma un mezzo busto marmoreo di Silvio Berlusconi, il nostro premierino. Sorridente, come sempre, e con una coroncina d’alloro sulla testa. Il titolo – certamente inventato da qualche comunista anseatico – è degno di Repubblica: “Italien -Macht und Amore – wie Berlusconi unser liebstes Urlaubsland regiert” – “Italia – Potere e amore – come Berlusconi governa il nostro più amato paese delle vacanze“.

Sotto al volto di pietra del premierino si vedono alcune procaci signore, famose e formose, da Veronica Lauro a Mara Carfagna passando per Noemi.

Il contenuto dell’articolo ve lo risparmio: sono le solite osservazioni della stampa estera asservita ai comunisti! Le potete immaginare…

La copertina di Stern con ‘Cesare’ Berlusconi

mag

03

Veronica furiosa

Inserito da Antonio U. Riccò il 03 maggio 2009

Mia suocera abita in un paesino vicino al Mare del Nord. Ma non dovete pensare che sia un posto fuori dal mondo! Anche ieri ne ho avuta prova, trovando questa vignetta sul giornale locale, la Niederelbe Zeitung:

La Veronica furiosa

La Veronica furiosa

D’accordo la rassomiglianza non è molta, ma vi assicuro che l’uomo bastonato, sotto ai manifesti elettorali delle veline, è davvero il nostro Cavaliere. Con un giorno d’anticipo i quotidiani tedeschi, insomma, ci hanno raccontato la fine di un amore. L’articolo a fianco della vignetta non risparmiava commenti pepati a carico del nostro Premierino.

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