Tra un romanzo e l'altro

guardando il mondo

giu

21

Corsi e ricorsi

Inserito da Antonio U. Riccò il 21 giugno 2010

Il telegiornale regionale del Lazio ha realizzato nei giorni scorsi un servizio sugli afgani accampati a Roma, nelle vicinanze della stazione Ostiense. Sembrava identico ad altri, realizzati negli ultimi cinque anni in quella zona: le stesse condizioni di precarietà dei profughi, generalmente giovani, in baracche di cartone e tende improvvisate; gli stessi volti spauriti e preoccupati.

Nulla è cambiato. Nonostante l’avvicendarsi delle amministrazioni comunali. Probabilmente non cambieranno nemmeno le promesse dei politici nazionali e comunali. Ci ripeteranno che si sta cercando una soluzione e che, quanto prima, questa penosa situazione avrà fine. Esattamente come hanno dichiarato ai media uno, tre o cinque anni fa.

Per un approfondimento: V. il sito http://clandestino.carta.org.

dic

05

Profugo a 9 anni

Inserito da Sandra Venturini il 05 dicembre 2009

Sandra Venturini, da Roma, scrive:

Domenica scorsa, quinta domenica di Novembre, alla Stazione Ostiense nessuno ha portato cibo la sera. La mensa per i rifugiati chiude il sabato e la domenica, per cui neanche a pranzo i ragazzi avevano mangiato niente. La serata era fredda ed erano molto affamati. Lo so, ve l’ho già raccontato tante volte, eppure questo fatto non può sembrarci una cosa normale. Tra di loro c’era un bambino di 9 anni, accompagnato dal fratello di …. 14 anni! Questi giovani spesso arrivano e ripartono nello spazio di pochi giorni, non parlano l’italiano e in genere neanche l’inglese, non hanno soldi, non conoscono la città, hanno quindi ben pochi strumenti per avventurarsi a cercare cibo presso le parrocchie o altri enti, come ci piace pensare che dovrebbero fare …

E’ vero, oltre 100 rifugiati afgani che vivevano in condizioni sub-umane dietro l’Air Terminal, sono stati trasferiti al centro della Croce Rossa a Castelnuovo di Porto. Il problema però non e’ risolto e continuerà a proporsi, come spiega l’articolo di AMISnet “Afgani di Ostiense: ancora nessuna soluzione definitiva“.

E a proposito dei posti allestiti dal Comune per l’emergenza freddo, il numero verde mi ha già risposto – come già in passato – che gli interessati devono chiamare il loro numero, ogni caso sarà valutato, telefonicamente, in base alla fragilità. “Tu sei giovane” e’ stato detto ad uno di loro che aveva chiamato (traduzione: tu resti fuori!).

Buone Notizie

Una famiglia afgana composta da padre, madre, due bambine di 4 e 11 anni, da circa un mese chiedeva posto nei centri di accoglienza. La mamma e le due bimbe avevano trovato temporaneo riparo in una struttura che offriva alloggio ma non il cibo. Il padre dormiva all’addiaccio. Finalmente sono stati accolti tutti insieme e avranno persino colazione e cena. Spero che la bimba grande possa presto andare a scuola.

Habib, ragazzo serio e di poche parole, cercava da tempo lavoro presso un parrucchiere, dopo aver fatto la terza media, un corso per parrucchiere e … alcune centinaia di tagli di capelli ai ragazzi afgani. Ma non sembrava aver fortuna, forse per il suo look non abbastanza frivolo. Per aiutarlo nell’impresa, gli abbiamo stampato dei biglietti da visita, quando glieli abbiamo dati era commosso, ma ci ha anche confessato che proprio quel giorno aveva trovato lavoro, finalmente.

Yunis, che aveva ottenuto l’asilo politico ed è andato in Finlandia a trovare la signora che in passato l’aveva ospitato a casa sua, ora in quel paese ha trovato una fidanzata e ci ha chiesto come fare per avere i documenti per sposarsi. Per fortuna l’Alto Commissariato per i Rifugiati ci ha spiegato cosa deve fare e … si può fare.

Khaled di cui già vi abbiamo detto che ha 19 anni e sta facendo la terza media, ha trovato lavoro come giardiniere un paio di volte a settimana, era quello che ci voleva per permettergli di andare avanti con gli studi. E per acquistare fiducia nella vita.

A volte un piccolo aiuto può fare la differenza: una divisa da pizzaiolo per Mohamed, altrimenti non avrebbe potuto frequentare il corso di pizzaiolo offertogli dalla Caritas; due biglietti della metro per Hamid che doveva andare ad una intervista per lavoro, andata a buon fine; una pentola per la famiglia afgana che in seguito ha chiesto, timidamente e giustamente, anche un colapasta.

Ho mandato ai ragazzi gli auguri per la festa di Eid Qorban il 27 Novembre, ho ricevuto tanti SMS da loro :

“Tanti grasie mama di cure. Hai scritto tutto bene, ti saluto abraccio, a presto mama”.

“Ciao buonsera come stai grazei per salotare anchi per auguri nostr. festa grazei tant. salota ora”

“ciao buonasera grasi mamma buonatale sono Reza

nov

06

Igloo della solidarietà

Inserito da Antonio U. Riccò il 06 novembre 2009

A proposito dell’associazione Medici per i Diritti Umani attiva, tra l’altro, in favore dei profughi afgani della Stazione Ostiense (v. Ruspe sulla disperazione e Lettera al sindaco), vi segnalo questo brano tratto dal mio romanzo:

(…) Così, trascinandosi dietro il loro letto, raggiunsero un luogo che Alì chiamò Ostiense. Era un quartiere, accanto alla stazione ferroviaria citata da Haschem, in cui molti profughi, non solo afgani, trascorrevano ormai da anni le loro notti. Dietro a una rete metallica, curva sotto il peso di coloro che l’avevano scavalcata, in un piazzale che una volta era pomposamente chiamato Air Terminal, erano affaccendati in molti a prepararsi un letto in cui trascorrere la notte.

Un paio d’anni prima, un’associazione di medici pietosi aveva acquistato delle tende a igloo e per qualche mese, ogni sera, la gente del quartiere vedeva spuntare una tendopoli in mezzo alla città. L’iniziativa era semplice e poco costosa, ma aveva un difetto: sanciva una presenza che molti avrebbero preferito non vedere. Per questo, in estate, l’amministrazione comunale era intervenuta offrendo una sistemazione altrove a chi era accampato e nello sgombero che era seguito le tende erano scomparse. Le tende, non i profughi, il cui flusso invece non cessava ed anzi aumentava. Così i nuovi arrivati si erano trovati ad affrontare l’inverno nelle stesse condizioni di chi li aveva preceduti un anno prima. Non restava che il cartone a proteggere dal freddo Alì e Abdulaziz. A notte inoltrata, si sdraiarono l’uno accanto all’altro, piegando a fatica il rigido cartone attorno al proprio corpo, chiudendo come potevano ogni apertura, così da non lasciar filtrare l’aria fredda della notte. Una volta sistemati, Alì iniziò a raccontare e a dipingere scenari che Abdulaziz, a occhi chiusi, vedeva vividi davanti a sé. (…)

Da Biscotti al cardamomo, pagg. 44-45

nov

05

Per gli afgani romani

Inserito da Antonio U. Riccò il 05 novembre 2009

Oggi, giovedì 5 novembre 2009, ci sarà a Roma una manifestazione in piazza del Campidoglio in per i diritti dei rifugiati afgani e di tutti i migranti. Me lo ha segnalato Alidad.

Il motivo è noto: venerdì 23 ottobre le forze dell’ordine hanno tentato di sgomberare l’accampamento denominato “la buca”, nei pressi dell’Air Terminal Ostiense, dove, da circa due anni vivono in drammatiche condizioni igienico sanitarie un centinaio di rifugiati e richiedenti asilo afgani, molti dei quali in possesso di regolari documenti. Grazie alla presenza e all’attivazione degli operatori di MEDU ( Medici per i diritti umani) e di altri attivisti di movimenti antirazzisti, lo sgombero è stato rinviato e nessun ragazzo è stato arrestato.

A seguito del tentativo di sgombero si è attivata un’ampia rete di solidarietà costituita da associazioni, operatori, comitati e centri sociali sia presenti nella zona, sia attivi da anni a Roma nel sostegno e nella cooperazione con migranti e rifugiati.

Il primo obiettivo di questa rete è quello di dare un sostegno immediato all’associazione MEDU che ha organizzato un presidio permanente nella “buca” per migliorare le condizioni del campo e impedire che un eventuale sgombero avvenga senza alcuna soluzione alloggiativa per i rifugiati che ne hanno diritto.

Il secondo obiettivo è quello di costituire un tavolo di trattativa con le amministrazioni locali, per avere delle risposte concrete all’emergenza del centinaio di afgani che vive nei pressi dell’Air Terminal e che sino ad ora sono state completamente eluse.

Il terzo obiettivo è quello di aprire una discussione più ampia sul sistema di accoglienza adottato dal governo e amministrazioni locali, sistema che spesso non rispetta i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, dalle normative nazionali e dalle convenzioni internazionali in materia di diritto d’asilo.

Obiettivo principale tra gli altri è l’attivazione diretta e l’autorganizzazione degli abitanti dell’Air Terminal, affinché possano rivendicare direttamente i loro diritti e costruire un processo di cittadinanza attiva. Per questi motivi, per chiedere il rispetto della dignità e dei diritti dei cittadini afgani dell’Air Terminal, di tutti i profughi e di tutti i migranti che vivono a Roma

Giovedì 5 novembre ore 16.00 Piazza del Campidoglio

nov

01

Binario 15, Ostiense, Roma

Inserito da Antonio U. Riccò il 01 novembre 2009

Quello che segue è un testo di Marzia Coronati, la redattrice di Passpartù (Amisnet.org) che segue e racconta con grande sensibilità le storie dell’immigrazione che accadono ogni giorno intorno a noi. Vi si parla di quanto sta accadendo alla Stazione Ostiense:

(…) Abdullah è solo uno delle decine di profughi afgani che abita la stazione Ostiense e i suoi dintorni. La maggior parte, circa un centinaio, oggi vive in una tendopoli improvvisata in un gigantesco cantiere a poche decine di metri dalla stazione, si tratta di una vallata di fango e immondizia, dove con materiali di risulta i ragazzi si sono costruiti i loro giacigli. Lo scorso venerdi 23 ottobre i carabinieri hanno fatto irruzione nella tendopoli. Le ruspe non hanno buttato giu niente quel giorno, ma è stato dettato un ultimatum: andarsene entro dieci giorni. Otto persone sono state portate in caserma perche senza documenti; il minisindaco del muncipio XI, Andrea Catarci, è intervenuto per non fare espellere gli otto, che fortunatamente hanno potuto effettuare la richiesta di status di rifugiati.

L’undicesimo municipio ha avanzato una proposta che va oltre a quella del trasferimento nei centri di accoglienza presistenti, avanzata da qualcuno. Il municipio vorrebbe allestire un polo di accoglienza presso l’Air terminal, la gigantesca struttura alle spalle della stazione oggi abbandonata, ma la decisione spetta al Comune (…)

Qui potete leggere l’intero testo e anche ascoltare la registrazione della trasmissione radiofonica..

ott

31

Lettera al Sindaco

Inserito da Antonio U. Riccò il 31 ottobre 2009

In relazione al prossimo sgombero di cui vi ho scritto ieri, l’Associazione Medici per i Diritti Umani ha scritto questa lettera al Sindaco di Roma, Alemanno:

Egregio Signor Sindaco, gentile Assessore,

le drammatiche condizioni alloggiative ed igienico-sanitarie in cui vivono i rifugiati afgani presso la stazione Ostiense sono ben note da tempo e si protraggono ormai da anni senza che siano state individuate soluzioni di accoglienza dignitose e sostenibili nel tempo. Si tratta per lo più di giovani e adolescenti di nazionalità afgana, che fuggono da situazioni di violenza e di guerra ed hanno affrontato un viaggio lungo, difficile ed in alcuni tratti estremamente pericoloso per raggiungere il nostro Paese. Molti di loro sono richiedenti asilo o titolari di permessi di soggiorno per motivi umanitari o per protezione sussidiaria, persone che, quindi, soggiornano regolarmente nel nostro Paese ed hanno diritto ad un’assistenza sociale e sanitaria parificata a quella dei cittadini italiani.

Alla mancanza di qualsiasi tipo di rifugio che non siano l’asfalto, dei cartoni ed alcune coperte donate dalle associazioni, si aggiunge la presenza di una grande quantità di rifiuti e la totale mancanza di servizi igienici, con tutte le conseguenze immaginabili sul piano della salute individuale e collettiva. Nei mesi scorsi la nostra associazione – che da oltre tre anni porta assistenza socio-sanitaria ai rifugiati con un’unità mobile di medici ed operatori volontari – ha avuto l’opportunità di segnalare direttamente all’Assessore Belviso la gravità della situazione. Purtroppo, ad oggi, le misure adottate sono state eminentemente di ordine pubblico, cioè improvvise operazioni di sgombero realizzate dalle forze di pubblica sicurezza, con l’ausilio di mezzi meccanici. Tali operazioni, disposte senza la programmazione di una soluzione alternativa né a corto né a lungo termine, hanno causato solamente la perdita dei pochi e preziosi effetti personali dei rifugiati come ad esempio le coperte utilizzate per proteggersi durante la notte, la documentazione sanitaria ed i medicinali in loro possesso. Vi sono inoltre episodi di giovani afgani multati perché colpevoli, secondo quanto da loro testimoniato, di stazionare nei pressi della stazione ferroviaria o di cercare l’accesso ai bagni pubblici della stazione Ostiense. Queste persone quindi non solo non possono usufruire di standard di accoglienza accettabili ma oltretutto vengono in qualche modo punite per il fatto di trovarsi, senza colpa, in queste difficili condizioni.

Vogliamo inoltre ricordare che le associazioni impegnate sul terreno, tra cui Medici per i Diritti Umani, non si sono limitate a denunciare la situazione ma hanno formulato proposte concrete volte a fornire soluzioni di accoglienza adeguate agli standard richiesti e sostenibili nel tempo. Tra di esse ricordiamo l’istituzione presso la stazione Ostiense di punti di informazione e di un centro di prima accoglienza a bassa soglia oltre che a soluzioni abitative per i richiedenti asilo che coinvolgano in maniera solidale la cittadinanza.
E’ del resto del tutto evidente che non ci troviamo di fronte a una questione di decoro urbano ma piuttosto a un problema di civiltà dell’accoglienza. Riteniamo infatti che la civiltà di una città si misuri anche dalla capacità di accoglienza nei confronti delle persone più vulnerabili, a maggior ragione quando esse sono portatrici di diritti riconosciuti dalle convenzioni internazionali e dalla Costituzione italiana come nel caso dei rifugiati e i richiedenti asilo.

Nella mattina di oggi 23 ottobre, le forze di pubblica sicurezza sono intervenute per un nuova operazione di bonifica ambientale presso un insediamento di profughi afgani situato nelle vicinanze della stazione Ostiense. Durante questa operazione erano presenti gli operatori della nostra associazione. Agli abitanti dell’insediamento sono stati dati dieci giorni per abbandonare le baracche improvvisate dopodiché verrà eseguito l’ennesimo sgombero senza che sia stata previamente individuata alcuna soluzione di accoglienza.
Signor Sindaco, gentile Assessore, è accettabile -oltre che efficace – continuare ad affrontare il problema con sgomberi e multe, il cui solo risultato è quello di spingere in situazioni sempre più degradanti persone la cui unica colpa è quella di essere state vittime delle guerra e di violazioni dei diritti fondamentali ?

Signor Sindaco, gentile Assessore, è possibile sperare che a Roma vengano finalmente adottate misure concrete e immediate per assicurare a giovani profughi, spesso poco più che bambini, condizioni di accoglienza rispettose della dignità umana ?

Associazione Medici per i Diritti Umani

ott

30

Ruspe sulla disperazione

Inserito da Antonio U. Riccò il 30 ottobre 2009

Tra qualche giorno un altro rifugio dei disperati non esisterà più. Le ruspe distruggeranno le baracchie improvvisate che gruppi di profughi hanno costruito nelle vicinanze della stazione Ostiense, a Roma.

sgombero_ostiense

Il 23 ottobre polizia e operai si sono presentati nello spiazzo in cui i profughi cercano ogni notte protezione dal freddo e dalla solitudine. Da quanto ho visto in un filmato dei Medici per i Diritti Umani, che hanno cercato di posticipare lo sgombero di una decina di giorni, tutti si sono comportati con correttezza e civiltà: gli afgani, che guardavano con tristezza le loro poche cose, i poliziotti, visibilmente a disagio nel dover applicare una legge che non tiene conto delle persone. Pare che la “ripulitura” dell’area sia stata effettivamente spostata di qualche giorno, così da poter cercare nel frattempo qualche alternativa. Ma non sembra che il Comune di Roma voglia fare la propria parte, purtroppo. Chiudere gli occhi e sperare che i profughi, così come sono venuti, si volatilizzino nel nulla: non vorremmo fosse questa la strategia degli amministratori capitolini.

Il filmato lo potete vedere su Youtube e anche in questa pagina del blog.

set

10

Tutto quel che serve

Inserito da Sandra Venturini il 10 settembre 2009

Ha riaperto il Centro diurno JNRC presso la Chiesa Anglicana Americana di Via Nazionale, c’era tanto bisogno di questo posto amico dove ricevere un tè caldo, dove sostare senza paura e umiliazioni; incontrarsi con gli amici; usufruire dei servizi igienici. E anche ricevere un’informazione, un consiglio, una lezione di Italiano o d’inglese. A seconda dei fondi, vengono distribuite lamette da barba, fazzoletti di carta e altri articoli per l’igiene: molto richiesti ma costosi sono gli spazzolini da denti che vengono dati con estrema parsimonia ai nuovi arrivati.

Al Centro diurno JNRC in passato avevo conosciuto Atiq, che nei giorni scorsi era alla Stazione Ostiense solo in visita agli amici. Ormai, ha detto, aveva tutto quel che serve: un buon lavoro come fornaio e una stanza in subaffitto, era proprio soddisfatto!

Bashir, invece, era avvelenato dall’obbligo di vivere in Italia, dove son state prese le sue impronte. Lui vorrebbe andare in Germania, magari in Norvegia, l’Italia è la sua croce perché qui non trova lavoro e deve dormire per strada nonostante abbia i documenti.

Per Alì che aveva avuto l’asilo politico ci sarà ora da fare la terza media, perché altrimenti non potrà fare, per esempio, il meccanico. Intanto ha avuto un discreto successo con le pulizie, una signora amica lo trova bravissimo e per bene. Lui mi ha anche parlato della vendemmia in Francia, pagano bene, mi ha detto, e forse così potrà mandare qualche soldo a sua madre e sua sorella che, rifugiate in Pakistan, non hanno di che vivere.

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