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La trama

Saverio Turrisi, professore di scuola media in pensione è arrivato a un bivio della sua vita e deve prendere una decisione: restare definitivamente a Novara, dove ha trascorso alcuni decenni, o tornare nel luogo della sua infanzia, Riva del Garda.

È sul lago - anzi per la precisione sulla riva del Benaco - che Saverio sarà suo malgrado testimone di un evento che lo orienterà nelle sue scelte. In una fredda mattina di febbraio, il professore scopre nell'acqua cristallina del Garda il cadavere di un giovane straniero.

Da quel momento le notti di Saverio sono tormentate da incubi, che non gli danno tregua fino a spingerlo a intraprendere proprie indagini insieme a Marco, cronista di un quotidiano locale. Anche gli inquirenti ufficiali, una vicequestore mordimatite e un capitano dei Carabinieri esperto di bonsai, coordinati da un Procuratore della Repubblica con la Sicilia nel cuore, si confrontano con indizi che gli assassini sembrano aver lasciato apposta per loro…


Lo scenario che fa da sfondo alla narrazione è quello di un paese pieno di contraddizioni. Un paese che a volte sembra aver perso la memoria del proprio passato, ma che è ancora capace di offrire valide testimonianze d'impegno civile e di responsabilità sociale. È l'Italia del volontariato, delle voci laiche e religiose che chiedono il rispetto di valori universali, ma è anche l'Italia dei Pizzatiello, dei Vanesio e degli Scaldapali – autorevoli esponenti del Libero Popolo delle Alpi, al governo con Destra Moderna e Patria e Famiglia.

Mediante un intreccio giallo, il romanzo confronta il lettore con la situazione dei profughi afgani in Italia e racconta la storia di Alijomah e Abdulaziz, due fratelli afgani giunti clandestinamente in Italia.